Domenica 13 agosto 2017 al Marché-Concours di Saignelégier al corteo del Canton Ticino che era l’ospite d’onore sono sfilate anche una dozzina di capre della razza nera di Verzasca a rammentare che oltre al Ticino del turismo, delle industrie innovative e della ricerca esiste ancora anche un Ticino rurale. L’unica razza autoctona che secondo i dati della Federazione di allevamento caprino svizzero è a rischio di estinzione; anzi è la più a rischio tra tutte le razze svizzere. Il giorno seguente è purtroppo apparsa la conferma che in Val Morobbia è stata accertata la terza cucciolata di lupi e i media ci hanno sollecitato per una nostra presa di posizione.

di Armando Donati, Presidente Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino.

Impossibile non mettere in relazione i due avvenimenti.

Ovunque dove il lupo è in forte espansione, come in Italia e in Francia, da qualche decennio le predazioni sono in aumento e l’allevamento ovicaprino è in forte regressione. Anzi, anche l’allevamento bovino sugli alpi è a rischio, poiché branchi di lupi affamati attaccano anche vitelli e manze. Gli allevatori sono tribolati, provano ad adottare misure di protezione, ne avvertono i grossi limiti, si scoraggiano e smettono, a volte anche gridando al mondo il loro sconforto. È onestamente possibile ipotizzare che in Ticino non sarà così?

Abbiamo forse una stella in cielo che ci proteggerà dai lupi del nostro territorio e da quelli che giungono dall’estero?

Ma le statistiche della regressione dell’allevamento ovino e caprino ticinese non le conosce nessuno; spesso non vengono nemmeno pubblicate. Quelle riguardanti gli altri settori economici vengono aggiornate, pubblicate e commentate trimestralmente dandogli ampio spazio. E fanno opinione.

Un alpe che viene abbandonato, una stalla che chiude, un allevatore che smette, anzi tanti allevatori che smettono, non fanno notizia e non se ne parla. Quante stalle per ovini e caprini sono in costruzione in Ticino? Quanti allevatori stanno pensando di migliorare la propria struttura aziendale? Nessuno. Lo studio di Agridea intitolato “Analisi strutturale per la messa in opera di misure di protezione in Ticino”, costato 110’000.- fr. ai contribuenti e appena pubblicato, non fa che confermare quanto già si sapeva e riprende le conclusioni dello studio di Piattini del 2004 “Allevamento ovicaprino e ritorno del lupo nel Canton Ticino”, ossia che il 70% delle greggi non sono proteggibili.

E non saranno proteggibili nemmeno in futuro. Il territorio è quello. Impossibile cambiarlo. Gli allevatori vorrebbero proteggere le loro greggi, ma molto spesso non è fattibile.

Tante aziende destinate a smettere.

Ogni anno alcune aziende in meno, alcuni alpi in meno, ma anche molti capi di bestiame in meno. Poco per volta, farà meno male e nessuno se ne assumerà la responsabilità.

Le autorità federali e cantonali, i politici, l’opinione pubblica non se ne accorgeranno e tenteranno di far qualcosa quando sarà troppo tardi. Come capita spesso. Gli allevatori e gli abitanti delle valli, invece, patiranno in silenzio, uno stravolgimento epocale. Poi fra 10 o 20 anni qualcuno commissionerà uno studio per conoscere la situazione dell’allevamento ovicaprino e ci si meraviglierà che tutto è cambiato: il lupo sarà diventato il regolatore della nostra fauna selvatica, i prodotti tradizionali saranno un bel ricordo, il bosco avrà occupato il 60% del territorio cantonale, i posti di lavoro nelle valli saranno ridotti a poche unità nei servizi, i villaggi delle alte valli apparentemente belli, ma disabitati per buona parte dell’anno e il paesaggio montano meno variato a discapito anche della famosa biodiversità.

Fra 25 anni al corteo ticinese a Saignelégier ci saranno ancora le bandelle, i tamburini, le ginnaste, ma mancherà la capra nera di Verzasca e probabilmente anche diversi cavalli. Poco male, diranno in molti, vivremo ugualmente, è inevitabile.

Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori
c/o Unione Contadini Ticinesi,
Via Gorelle 7, C. P. 447, 6592 S. Antonino
Tel: 091/851 90 90 – Fax: 091/851 90 98 – E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

L’Assemblea generale ordinaria dell’Associazione soprammenzionata si è tenuta a Thusis, venerdì 31 marzo 2017. 50 persone interessate sono venute a Thusis per partecipare e per decidere sugli oggetti statutari.

Dopo aver letto e accettato il protocollo, il cassiere Antonio Marchesi ha presentato il conteggio annuale. Un membro ha chiesto il motivo per cui l’organizzazione mantello avrebbe pagato 6870 CHF. Dalla risposta si è potuto rilevare che tutte le Associazioni, che fanno capo all’Organizzazione, sono tenute a versare 15.00 CHF per ogni membro. Questo importo è usato per l’esercizio del segretariato ubicato presso il Gruppo svizzero per le regioni di montagna SAB e per le spese dell’Associazione nazionale «Territorio svizzero senza grandi predatori». I conti sono stati poi accettati all’unanimità, dando così scarico al Comitato. Nel quarto anno d’esistenza dell’Associazione, le nomine previste hanno portato un certo movimento nell’assemblea. Il vicepresidente Plinio Pianta si è dimesso dal suo incarico nel Comitato e Hans Russi ha reso omaggio a Plinio per la sua grande e molto apprezzata collaborazione quale membro, vicepresidente e giurista. Quale membro fondatore egli ha prestato lavoro da pioniere e ha saputo fare un assai apprezzato uso delle sue innumerevoli conoscenze, in Svizzera e all’estero, per la causa nostra. A nome del Comitato Hans Russi ha ringraziato Plinio Pianta e in riconoscenza gli porterà un piccolo omaggio a casa sua, a Brusio. Dopo di che Hans Russi è stato proposto e nominato quale nuovo vicepresidente. Per completare il Comitato è stato scelto e nominato Hans Wyss, che già dal 2014 è membro del Gruppo di lavoro Grigioni Nord.

In seguito, l’Assemblea ha nominato Rico Calcagnini, già presidente ad interim, quale presidente definitivo, anche se lui è sempre stato dell’opinione che la presidenza dovesse essere assunta da un membro proveniente dal settore dell’agricoltura. Gli altri membri del Comitato Antonio Marchesi, Paola Bontognali, e Mario Costa, come pure i revisori Gildo Crameri e Livio Mengotti restano in carica per i prossimi quattro anni.

L’Associazione ha deciso di mantenere a 30 CHF la quota annuale per le persone fisiche. Al contrario la quota annua per le persone giuridiche, conformemente a una proposta del Comitato, è stata aumentata da 50 a 100 CHF.

Rico Calcagnini ha presentato ancora le attività dell’associazione per gli anni 2017 – 2018: seguiamo attentamente gli eventi e i danni concreti provocati dai grandi predatori, prendendo posizione sulla stampa per quanto riguarda la passività e gli scivoloni da parte dei romantici dei GP, di singoli politici e di alcune Autorità. Curiamo come finora il contatto con le istituzioni estere e promuoviamo l’entrata di nuovi membri nell’Associazione. Inoltre mostriamo in continuazione l’assurdità riguardante l’assoluta protezione dei GP e l’inefficacia dell’attuale concetto lupo. L’Associazione rimane attiva nell’interesse delle persone colpite dalla problematica dei GP. Il nuovo presidente appena nominato ha ringraziato le cittadine e i cittadini preoccupati, provenienti da varie regioni del Cantone dei Grigioni, che hanno partecipato all’Assemblea. Dopo una breve pausa, ebbe inizio la seconda parte della serata: la presentazione del film dell’agricoltore e regista francese Bruno Lecompte «Le pesanti conseguenze del ritorno del lupo in Francia». (https://youtu.be/sT_2iv3QwtE

L’impressionante filmato mostra in modo evidente la situazione con il lupo in Francia, che ha raggiunto dimensioni catastrofiche e avverte di prendere quanto prima misure confacenti per evitare, rispettivamente frenare, la propagazione dei GP in Svizzera. I membri presenti si sono accomiatati dall’Assemblea e hanno lasciato la sala un po’ più fiduciosi, con la prospettiva che l’opposizione porterà i suoi frutti. Siamo pieni di speranza e più che mai decisi a perseverare nel nostro intento.

Mario Costa

Berna, maggio 2017 - Le regioni rurali e di montagna non vogliono divenire i giocattoli della politica federale nella gestione della presenza del lupo e di altri grandi predatori nei loro territori. Nella recente seconda Assemblea nazionale l’Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori sono stati ammessi quali nuovi membri le Associazioni della Svizzera Centrale (Lucerna, Nidwaldo e Obwaldo, Svitto e Uri) e della Romandia (Vallese di lingua francese, Vaud, Ginevra, Neuchâtel, Giura e Friborgo). Il fronte che si oppone al ritorno indiscriminato del lupo e dei grandi predatori si allarga a tutto l’arco alpino e periurbano svizzero.

La Confederazione deve reagire per regolare in modo adeguato la problematica che attiene ai Grandi predatori. È necessario ridurre il grado di protezione cui godono questi animali selvaggi, il lupo in particolare, e dare nello stesso tempo maggiori competenze decisionali ai singoli Cantoni. Queste rivendicazioni figurano nel concetto di gestione del lupo elaborato dalla nostra Associazione nazionale. In quest’ambito l’Associazione Svizzera per un territorio senza grandi predatori esige la «tolleranza zero » a fronte della presenza del lupo nella vicinanza delle agglomerazioni e dei centri abitati. Una mozione presentata recentemente nel Canton Uri, unitamente a diversi interventi parlamentari nel Cantone Ticino e iniziative nel Canton Vallese, persegue esattamente questi obiettivi.

D’altronde, le persone che lavorano in questo settore per conto dell’Autorità federale mostrano poco interesse e collaborazione nell’analizzare e approfondire la problematica, in particolare quella legata alla pericolosa ibridazione causata dagli incroci tra il lupo e il cane. L’imparzialità dimostrata da questi settori, finanziati con soldi pubblici, preoccupa e deve essere motivo di urgente e approfondita analisi. Per questo motivo la nostra organizzazione chiede che esperti internazionali si chinino sulla problematica.

Non da ultimo l’Assemblea dei Delegati dell’Associazione nazionale ha ribadito la necessità che la Convenzione di Berna, sottoscritta nel lontano 1979, sia ridiscussa o disdetta come all’unanime decisione delle Camere federali del 2014 e che la revisione della Legge federale sulla caccia sia terminata al più presto.

Informazioni di contatto:

• Georges Schnydrig, Co-Presidente dell'Associazione "Territorio Svizzero senza grandi predatori". Tel. 078 736 62 58

• Germano Mattei, Co-Presidente dell'Associazione "Territorio Svizzero senza grandi predatori". Tel. 079 428 40 59

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. /

• http://www.lr-grt.ch

I retroscena complessi del «ritorno allo stato selvaggio» («Rewilding») attraverso l’istituzione di parchi e con l’insediamento di grandi predatori

von Georges Stoffel

Con il nuovo problema dei grandi  predatori  l’approccio relativo all’adesione a un progetto di parco assume oggi una dimensione del tutto diversa di alcuni anni o decenni fa. Al tempo che si è firmata ingenuamente la Convenzione di Berna, promossa dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), che prevede la protezione totale del lupo. In quell’occasione non si era assolutamente coscienti di cosa avrebbe significato il ritorno dei grandi predatori. Allora di lupi non ne esistevano, o solo singoli esemplari, e perciò non si regist- ravano danni agli animali da reddito, o quasi. Nessuno immaginava che l’IUCN avesse progettato e messo in atto sistematicamente e di nascosto il reinsedia- mento del lupo. Nessuno sapeva cosa sarebbe successo.

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In questi ultimi due anni la situazione è cambiata drasticamente, poiché gli attac- chi perpetrati in Svizzera dai lupi a scapito degli animali da reddito sono in forte aumento. Oggi si suppone che in Svizzera si sia in presenza di 30-50 lupi, che ogni anno aumentano del 30%.

Le gravi conseguenze per l’economia alpestre in Francia, con una popolazione di lupi di circa 300 esemplari e con 10‘000 attacchi mortali all’anno, non promet- tono nulla di buono.

L’economia alpestre svizzera si estende su 560‘000 ettari di pascoli alpini, che corrispondono a 1/3 della superficie agricola utile.

In 7300 aziende alpestri si estivano 600‘000 animali. Queste risorse naturali di erba permettono, senza aggiunta di foraggio, la produzione di 100‘000 ton- nellate di latte, il 60% delle quali viene trasformata in circa 5200 tonnellate di formaggio.

In tempi più remoti i parchi godevano del consenso generale. Oggi però, considerando la presenza dei grandi predatori, che mettono a rischio l’esistenza stessa dei contadini e del sistema ecologico unico nel suo genere, creato dall’economia alpestre, questo consenso sta cambiando.

Il reinsediamento evidente, mirato e aggressivo del lupo e di altri grandi predatori, dà una nuova dimensione negativa, finora mai esistita, alla legittimità dei parchi. Nonostante che i fatti dimostrino il contrario, Pro Natura e WWF affermano che la convivenza con il lupo, con sufficiente protezione delle greggi, funzioni bene. Questo non è vero se le popolazioni di lupi prendono il sopravvento e se l’uomo, in seguito alla protezione assoluta del lupo dovuta alla Convenzione di Berna, non può difendersi dallo stesso. Così il lupo impara che non corre alcun pericolo.A memoria d’uomo non si è mai avuta una situazione che permette ai grandi preda- tori di svilupparsi in assoluta libertà. Una presunta situazione che renderebbe pos- sibile la coesistenza pacifica del predatore, che gode dell’assoluta protezione, con gli animali da allevamento, protetti con le sole misure di protezione delle greggi, è una disinformazione mirata delle associazioni per la protezione della natura. Il lupo e altri grandi predatori hanno il compito di promuovere il ritorno allo stato selvaggio di regioni scarsamente popolate. Con il no al progetto di parco nazionale Adula nel 2016 ha preso il via un importante cambio di paradigma. Ai vecchi timori della perdita di sovranità con l’adesione a un progetto di parco si ag- giunge la preoccupazione del propagarsi dei problemi dovuti ai grandi predatori, con conseguenze esistenziali per l’economia alpestre. Inoltre preoccupa anche la pretesa di abolire la caccia, per lasciarla ai lupi e agli altri grandi predatori. La proibizione della caccia dapprima è prevista per i parchi, per creare nuove zone selvagge.

Sarebbe la fine di una cultura alpina millenaria, poiché i parchi si tro- vano nel mezzo di vasti alpeggi dedicati all’economia alpestre.

Unione internazionale per la conservazione della natura IUCN (www.iucn.org)

L’IUCN (International Union for Conservation and Natural Resources) è un’organizzazione non governativa con 1000 impiegati in 62 paesi. È stata fondata nel 1948 e ha membri provenienti da 80 Stati (ministeri dell’ambiente, ecc.), da 120 organi governativi e da più di 1100 organizzazioni non governative. Vi partecipano 16‘000 esperti suddivisi in sei commissioni e scienziati provenienti da 131 paesi. L’IUCN ha il compito di influenzare l’intera società in campo globale per quel che concerne la protezione della natura.

Contro questo obiettivo non c’è nulla da obiettare. Ma l’ampiezza e il potere dell’organizzazione, come pure i budget miliardari per i suoi progetti, nel corso degli anni sono aumentati in modo tale da farle perdere il contatto con la realtà. Questo si può dedurre dalla sua visione del Rewilding con i grandi predatori, praticato in modo arrogante e senza scrupoli, traendo in inganno i propri partner.

L’IUCN ha delegato la realizzazione di questo obiettivo ad una sua sotto-organizzazione, l’“Iniziativa grandi predatori per l’Europa” LCIE (Large Carnivore Initiative for Europe). La strategia del “ritorno allo stato selvaggio”, del “Rewilding” per mezzo dei parchi è un obiettivo dichiarato dell’Unione internazionale per la conservazione della natura IUCN, del WWF e delle sue organizzazioni partner, Pro Natura e molte altre.

Dell’IUCN fa parte un gruppo molto grande di intellettuali che si credono “esseri umani di qualità superiore” alla popolazione contadina coinvolta nel Rewilding, così almeno si esprime l’insigne eugenetico e fondatore dell’IUCN Sir Julian Huxley. Essi progettano dall’alto il futuro del mondo rurale, sebbene non appartenesse loro. La costituzione forzata di parchi in paesi dove la popolazione coinvolta non ha niente da dire, è paragonabile a un’espropriazione.

Secondo Pro Natura i parchi sono d’importanza nazionale e quindi tutta la nazione deve poter votare sulla loro realizzazione. Fanno affida- mento al fatto che strumentalizzando l’84% della popolazione urbana si potrebbe sopraffare quella rurale coinvolta. Per fortuna viviamo in Svizzera, con le sue regole democratiche. Indipendentemente dai processi decisionali si può chiedersi cosa sia più importante in campo nazionale: lo sfruttamento sostenibile degli alpeggi (un terzo della superficie dedicata all’agricoltura) a favore dell’autonomia alimentare con un’alta diversità biologica, o la visione della nascita di aree selvagge popolate dai grandi predatori.

Cari Soci

L’anno scorso è stato ricco di avvenimenti attinenti alla nostra sfera d’azione, il che ha dimostrato come il nostro impegno, cioè quello di salvaguardare gli interessi di tutti gli abitanti di fronte alla presenza dei grandi predatori, è più che mai richiesto e di grande attualità.

di Rico Calcagnini, Presidente  «Associazione territorio senza grandi predatori/Grigioni»

Nel frattempo la sensibilizzazione sul problema del lupo ha raggiunto anche le alte sfere della politica federale. Sta a dimostrarlo il fatto che il Consiglio nazionale, il 15 settembre a.c., ha accettato con 101 voti favorevoli e 83 contrari l’iniziativa del canton Vallese «Lupo, la festa è finita», che intende rendere cacciabile il predatore. Anche la bocciatura del progetto per la creazione del parco nazionale Parc Adula da parte della maggioranza dei comuni coinvolti è stato un chiaro segnale contro un’ulteriore espansione dei parchi naturali nei Grigioni, e cioè a più del 30% del territorio cantonale, … con i saluti dei grandi predatori! E le recenti stragi di pecore in Ticino hanno messo in stato d’allarme la Società svizzera di economia alpestre (Ssea), che chiede l’alleggerimento dello statuto di protezione di cui beneficia il lupo e una migliore applicazione delle misure destinate alla protezione delle greggi.

Rico Calcagnini, Presidente  «Associazione territorio senza grandi predatori/Grigioni»

Già verso la fine del 2004, ambienti neoliberali, sostenuti dalla fabbrica di idee Avenir Suisse, hanno sviluppato concetti che prevedono di lasciare in balia di sè stesse le vallate alpine che non rendono economicamente, giungendo fino a postulare di svuotarle dai residenti per far posto ai grandi predatori. Il presidente di Hotellerie Suisse, signor Züllig, lo scorso luglio ha ripreso l’idea, proponendo di sostenere in modo mirato nel canton Grigioni solo le quattro regioni di montagna economicamente interessanti. Mettendo in atto simili concetti deleteri, si giungerebbe ben presto a situazioni che riscontriamo attualmente in Italia. Secondo recenti informazioni provenienti dal nostro paese vicino, là i lupi supererebbero le 2000 unità, la maggioranza dei quali, beninteso, sarebbero delle sottospecie (addirittura incroci con cani randagi). Persino il segretario generale dell’Associazione italiana per la Wilderness (AIW) Franco Zunino è indignato per il risultato di decine di anni di protezione assoluta del lupo, compresa appunto ogni sorta di ibridi. In un suo studio del 2010, egli giunge a stimare il numero dei lupi presenti a tutt’oggi in Italia perfino a 4500 esemplari.

Non dimentichiamo che la maggior parte dei lupi che hanno trovato dimora stabile in Svizzera provengono dall’Italia! Secondo cifre ufficiali, in Francia si contano almeno 300 lupi (che probabilmente saranno da 400 a 600) e la cifra delle predazioni sfiora i 10'000 capi di bestiame. Come mostra il film di Bruno Lecompte «Die schwerwiegenden Folgen der Wiederkehr des Wolfes in Frankreich» https://youtu.be/sT_2iv3QwtE, la protezione delle greggi funziona male, i lupi si adeguano in fretta a eventuali misure di protezione e quindi perpetrano di continuo nuove strategie. In Germania si parla di 500 lupi, con tendenza al rialzo. A questo ritmo, nel 2021 potrebbero già essere 1000 e, nel 2025, ben 2000. Questa breve panoramica di oltre confine mostra come sia precaria la situazione nei paesi confinanti con la Svizzera e vuole incoraggiarci ad opporci senza esitare alla diffusione incontrollata dei grandi pedatori. Anche in futuro il nostro credo deve essere quello di “agire prima che sia troppo tardi”.

Con l’imponente assemblea costitutiva dell’«Associazione per la protezione degli animali da caccia e da allevamento contro i grandi predatori» della Svizzera centrale, tenutasi a Rothenthurm, a cui erano presenti più di 500 partecipanti, le nostre associazioni, affiliate alla società cappello «Territorio svizzero senza grandi predatori», sono aumentate a sette e rappresentano già14 cantoni. Se pensiamo che la nostra associazione è nata solo nel 2013 a Poschiavo, dopo che l’orso M13 ha terrorizzato per un intero anno la popolazione della vallata, dobbiamo considerare la via seguita fino ad oggi come una storia di successo. Andiamo avanti!

Buchen, febbraio 2017, Rico Calcagnini

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