27 settembre 2018 - Verona - “Quanti accaduto a Roveré Veronese è il risultato dell’esasperazione vissuta da molti, soprattutto, ma non solo , tra gli allevatori, in ambito montano a seguito alla espansione e proliferazione dei grandi predatori in zone fortemente antropizzate o vocate all’allevamento, pastorizia e pascolo classici dell’economia della montagna dove si era stabilizzato ormai da decenni un equilibrio oggi decisamente alterato dall’arrivo appunto di predatori come il lupo”

Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, commenta così l’uccisione di un lupo a fucilate nella montagna veronese, avvenuta ieri.

“Purtroppo quest’anno gli allevatori sono stati vittime di ripetuti attacchi di branchi di lupi – ha continuato Ciambetti – ed è necessario comprendere la difficoltà della convivenza con specie protette che arrecano danni che vanno ben oltre le perdite economiche.

La mia impressione è che non siamo davanti ad un caso di bracconaggio, anzi: la tensione in molte zone non solo della Lessinia ma anche dell’Altipiano dei Sette Comuni è tangibile e va compresa, come va compresa la paura di chi vede le proprie bestie messe a rischio. Se vogliamo che la montagna sia viva abbiamo bisogno di mantenere attività economiche compatibili con l’ambiente: l’allevamento, il pascolo, la pastorizia rappresentano una forma di economia da tutelare e incoraggiare, non certo da mettere in pericolo.

Gridare al bracconaggio o auspicare pene severissime per chi ha sparato al lupo di Roverénon fa altro che aumentare la tensione esasperando sempre più gli animi di chi, sotto pressione nell’azione di contrasto ai grandi predatori, deve invece ritrovare serenità e soprattutto non sentirsi abbandonato o, peggio, messo alla berlina da chi non deve convivere con la paura. Un conto è difendere un pascolo, una stalla, un altro starsene in salotto e magari pontificare. Bisogna rivedere le norme, questo mi sembra chiaro, perché una specie protetta non può mettere a rischio attività umane consolidate.”

fonte: www.tvweb.it

La solidarietà con gli allevatori e la popolazione colpita dai grossi danni causati dai lupi e altri grandi predatori, in continua e incontrollata espansione, si attesta anche nel Cantone dei Grigioni.

L’Associazione Territorio senza Grandi Predatori dei Grigioni, (ATsenzaGP / GR) ha aderito all'azione di solidarietà europea del 15 settembre. A Sassiglion, alpe del Comune di Poschiavo e a Pany, sabato sera alle ore 19.30, sono stati accesi i falò di solidarietà, alla presenza di circa 50 persone su ambedue le aree. Questa azione vuole dimostrare che la gestione del lupo in molti paesi europei richiede degli interventi con la ricerca di valide soluzioni.

In Svizzera, a livello politico, sono da menzionare due particolari eventi, che ben lasciano sperare: il Consiglio federale ha inoltrato la richiesta di mutare la Convenzione di Berna del Consiglio d'Europa, al fine di declassare lo stato del lupo da «rigorosamente protetto» a unicamente «protetto»; inoltre, nella sessione autunnale il Consiglio nazionale tratterà la revisione della Legge sulla caccia e si spera aderisca a quanto già approvato dal Consiglio degli Stati, cioè una protezione lupo più flessibile e maggiori competenze ai Cantoni. Questo sarebbe un passo nella giusta direzione!

Associazione Territorio senza Grandi predatori

Rico Calcagnini, presidente

Il prossimo 15 settembre, dei falò di solidarietà saranno accesi in tutta Europa. In questo modo, gli allevatori e le popolazioni interessate invieranno un segnale contro il ritorno incontrollato del lupo. In Svizzera, le sezioni cantonali inviteranno tutte le persone della città e della campagna, oltre agli agricoltori e ai politici, per informarli sui misfatti del lupo e per cercare di abbozzare delle possibili soluzioni.


Tutte le persone interessate sono caldamente invitate a partecipare a questa giornata di sabato 15 settembre 2018, alle ore 19.30, che è stata organizzata nella propria regione.

Falò nel Canton Grigioni:

Poschiavo, spiazzo del Pradasc’/Cansumé (bivio per Alpe Sassiglion)
Prettigovia, Pany, presso il «Güggelstein» nelle vicinanze del Ristorante della sciovia

Informazioni supplementari:

Georges Schnydrig, Tel. 078 736 62 58
Germano Mattei, Tel. 079 428 40 59
Co-presidenti dell’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori
www.lr-grt.ch Contatti delle sezioni cantonali:

BE
Vereinigung zum Schutz von Wild- und Nutztieren
https://www.schutz-der-wild-und-nutztiere.ch
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FR-GE-JU-NE-VD-VSfr

ArsansGP - Association romande pour un territoire sans les grands prédateurs
http://arsgp.weebly.com
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GR
ATsenzaGP/GR – Associazione per un territorio senza grandi predatori Grigioni
http://www.atsenzagp.org
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SG, GL, AI, AR
VWL-OST – Vereinigung zum Schutz der Weidetierhaltung und ländlichem Lebensraum
https://www.vwl-ost.ch
Contatto - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

TI
ATsenzaGP - Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, sezione Ticino
https://www.atsenzagp-ticino.ch
Contatti - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

VS
Lebensraum Wallis ohne Grossraubtiere
https://lebensraumwallis.ch
Contatto - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Svizzera Centrale
VSvGZ - Verein zum Schutz von Jagd- und Nutztieren vor Grossraubtieren in der Zentralschweiz
https://vsvgz-ch.jimdo.com
Contatto - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

12.08.2018 - Cavaione, ValPoschiavo, nel mirino del predatore le arnie di un apicultore in zona Cavaione – Pescia.

Sabato sera 12 agosto, il proprietario delle arnie in zona Cavaione-Pescia, ha scoperto il misfatto e immediatamente ha informato i responsabili dell’Ufficio per la caccia e la pesca.

Quanto rilevato non lascia dubbi che si tratta di un’altra incursione di un plantigrado. Tre delle dieci arnie presenti sono sono state depredate.

Il danno, e il modus operandi confermano l’inconfondibile passaggio di un orso. Si tratta della seconda segnalazione della presenza di un orso in Valle nel corso del 2018.

Fonte: Ufficio per la caccia e la pesca dei Grigioni

26 luglio 2018, Val Fontana - I rilievi dell'Ats della Montagna confermano i sospetti: rilevate impronte attribuibili a un plantigrado

di Camilla Martina

Nei tre telai del mielicoltore oggetto di predazione, le analisi approfondite hanno rilevato delle impronte attribuibili a un plantigrado. È quindi decisamente probabile che ad attaccare le arnie che Peter Moltoni aveva posizionato in Val Fontana, nel Comune di Ponte, sia stato un orso, per maldestro che fosse.

La conferma arriva dall’Ats della Montagna. «Anche se la certezza matematica si può avere solo con le immagini delle fototrappole o gli esiti dei rilievi biologici, queste nuove analisi rendono la conclusione molto più plausibile», spiega il dottor Fabio Orsi che ha informato immediatamente sia il diretto interessato sia l’amministrazione provinciale i cui uomini, insieme al veterinario, hanno svolto il sopralluogo.

Ad allertarli era stato l’apicoltore che in Val Fontana ha, in totale, 120 arnie, collocate a diverse altezze. Quelle predate erano al Pian dei Cavalli, a quota 1.640 metri. «Subito le ho portate via, per paura che l’orso tornasse – ci aveva raccontato Moltoni - È la prima volta che mi capita una visita di questo tipo, ma mi aspettavo sarebbe successo prima o poi, vista la posizione dei miei alveari». Quello che più l’ha sorpreso è stato il modus operandi del mammifero. Solo sette arnie su 48 divelte, con un danno tutto sommato contenuto e, diversamente da quanto capita di solito, senza che la covata fosse intaccata.

L’animale ha preferito il miele e non ha lasciato dietro di sé tracce particolarmente evidenti o peli. Un esemplare inesperto o particolarmente scaltro? Per ottenere il risarcimento da parte della Regione, che ha un’assicurazione che copre i danni causati da grandi predatori , «completeremo la pratica con la modulistica, visto che propendiamo per l’idea che si sia trattato davvero di un orso, nonostante la situazione anomala.

Ricordiamoci che, nel campo della fauna selvatica, ci si muove sempre con un margine di incertezza», dichiara Maria Ferloni, tecnico faunistico della Provincia e referente territoriale per i grandi carnivori. Oramai è assodato: con certi animali bisogna convivere, si tratti di orsi o lupi o cinghiali. 

fonte: www.ilgiorno.it

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