Bianchina la capretta del signor Seguin (pure in occitano-provenzale “La chabra de Monsu Seguin”, di Alphonse Daudet -*Nimes 1840 +Parigi 1897-, anche in una registrazione di Fernandel)

di Germano Mattei

Da ragazzi a scuola, da un libretto delle “Edizioni per la gioventù”, ci facevano leggere questa fiaba di Daudet, che raccontava di “Bianchina capra birichina” che non amava stare in un recinto, di essere attaccata a una corda. Appena poteva scappava libera e felice sulle montagne. Ma vi era il lupo che la insidiava e che un bel mattino se la mangiò! Triste e sconsolato il signor Seguin, che vedeva vanamente sacrificata questa sua capretta preferita, e che, con tante altre capre, fare questa triste fine. La storia ci intrigava e anche ci impauriva noi rag azzi, sovente dediti a pascolare il bestiame nei boschi e sugli alpi. Dietro a ogni albero, a ogni sasso immaginavamo un lupo, all’imbrunire ogni ombra era un soprassalto!

A quel tempo il lupo era unicamente una favola, un’immagine remota, da racconti del passato. Stereotipi ricondotti alla favola “al lupo! al lupo!”, attribuita allo scrittore e favolista della Grecia antica Esopo (*620 a.C. ca. - +Delfi 564 a.C.): il pastorello burlone, che di notte vegliava le pecore, annoiato dal tran tran quotidiano, si mise a gridare “Al lupo! Al lupo!”. La gente accorse una e altre volte, poi ne ebbero a sufficienza e lasciarono perdere il gridio del ragazzetto burlone. Ma una notte il lupo arrivò davvero e il pastorello ben gridò e nessuno venne in soccorso! Il lupo si mangio il gregge e sembra anche il ragazzetto burlone, vittima di se stesso.

Nella mia attività, che dura da qualche anno, di mentore della problematica dei grandi predatori penso spesso a queste due favole. E l’ansia di un tempo, lungamente dimenticata, a confronto con le realtà del momento si ridisegna davanti agli occhi e al diuturno operare.

Oggi, da qualche decennio oramai, quel che sembrava iperbole si trasforma in realtà, in pericolo latente per tanti allevatori, dramma di trovarsi confrontati con greggi e singoli capi orrendamente straziati, uccisi, feriti. Drammi che incoraggiano l’ulteriore abbandono di attività del primario, l'abbandono di pascoli e alpeggi, seguente contributo al degrado di territori giudiziosamente strappati all’inselvatichimento in secoli di duro lavoro, territori amorevolmente plasmati per l’uso e la vita quotidiana delle nostre popolazioni. Per essere apprezzati da tutti noi, in gran parte non più allevatori e agricoltori, ma per lo più utilizzatori di queste bellezze, di sentieri comodi, di esser “turisti”: sfruttatori di virtù altrui!

Ogni giorno oramai mi giungono notizie preoccupanti di predazioni continue, sia nel territorio, ma sempre più sovente anche in prossimità di centri abitati. Di presenze di lupi, orsi e linci (pochi al momento i sciacalli dorati), segnalazioni che vengono dalla Francia, dall’Italia, dalla Germania, da altri paesi urbanizzati e antropizzati, ma anche dalla nostra Svizzera.

Ne abbiamo parlato in questi giorni a Berna con i colleghi del Comitato nazionale dell’Associazione per un territorio senza grandi predatori (www.lr-grt.ch), incontro che è stato anche occasione di allestire un punto a una situazione di chiari scuri.

Da un lato notizie positive, come l’approvazione ad inizio giugno, a larga maggioranza, da parte del Consiglio degli Stati del progetto di revisione della Legge federale sulla caccia. Progetto ora in discussione nella speciale Commissione del Consiglio Nazionale e che dovrebbe approdare in Parlamento ad inizio 2019 per la discussione finale. In caso di approvazione vi è chi già parla di referendum, vedremo non temiamo il confronto.

A inizio agosto, su mandato del Consiglio Federale, il Dipartimento diretto dalla Consigliera federale Doris Leuthard – in prossimità del suo ritiro la ringraziamo per l’attenzione prestata alle nostre problematiche – ha presentato a Bruxelles la richiesta ufficiale per l’abbassamento del grado di protezione del lupo da “massima protezione” a “protetto”. Domanda accompagnata da un eccellente documento esplicativo e da un’interessante tabella statistica della diffusione del lupo in Europa dal 2000 a oggi. La speciale Commissione della Convenzione di Berna, che data del 1979, discuterà l’istanza Svizzera nella sua seduta prevista dal 25 al 30 novembre. Nel 2006 la richiesta non ebbe successo, l’evoluzione dei lupi nella stragrande maggioranza dei paesi europei fa ben sperare che la decisione sia infine positiva.

Il popolo sta pure reagendo. Qualche anno or sono in Ticino una petizione al Consiglio di Stato con oltre 5000 firmatari, l’anno scorso un’iniziativa popolare in Vallese per inserire nella Costituzione cantonale un articolo di protezione contro i “grandi predatori” con oltre 9500 firme, iniziativa ora in discussione nel Cantone in attesa del voto popolare. Nel vicino Canton Uri un’iniziativa similare ha raccolto oltre 3000 firme e testo che sta per essere messa in votazione.

Nel contesto generale nazionale preoccupanti sono le informazioni di quanto succede nel territorio: il continuo formarsi di nuove mute di lupi. Alle conosciute “famiglie” del Calanda nei Grigioni, nell’Augstbord in Vallese, in Morobbia nel nostro Cantone – con le continue nuove cucciolate da qualche anno a questa parte – si aggiungono nuovi rilevamenti di probabili nuove mute. Nella Valle di Goms, in Romandia, nell’arco giurassi ano e novità una probabile nuova muta in Grigioni nella regione di Flims. Realtà venuta alla luce con il recentissimo ritrovamento di tre cuccioli di lupo morti in quella zona (Alp Trin). Ma cosa succederà ora in val Morobbia alla quarta cucciolata dopo il ritrovamento del cadavere della lupa madre M8? Tra l’altro preoccupanti le notizie dello stato della defunta predatrice: cancro all’apparato mammario e cimurro, malattia altamente infettiva!

Predazioni sembrava un anno tranquillo, ma così non è. Da noi allarmi avvenuti in Capriasca, a Cerentino, al confine grigionese in alta Val Greina, con la predazione accertata da lupo nella zona del Pizzo Lucendro. Accertata la fonte della predazione, ma non il riferimento genetico (maschio, femmina, numero di riferimento?). A oltre un mese dalla predazione sono informazioni che devono essere date e non si capisce il silenzio dell’autorità preposta.

Nel resto della Svizzera preoccupanti le notizie dal Vallese, con numerose predazioni nelle Valli di Annivier (zona Zinal) e in diversi luoghi della Valle di Goms. Si parla di un centinaio di capi predati e /o dispersi. Il tutto ha portata ad autorizzare la caccia a due lupi. Autorizzazione avversata con un ricorso da WWF, Pro Natura e (inspiegabilmente!) dall’Ufficio federale UFAM. Purtroppo il periodo di 60 giorni è spirato in questi giorni e senza successo pratico.

Grafico predazioni del lupo in Svizzera (fonte www.kora.ch)

Nei Grigioni importanti predazioni sull’alpe Stutz nella zona di Splügen (ca. 39 predazioni, con altri capi dispersi) e pure segnalate predazioni in Engadina nella zona di Flims, anche se a oggi non ancora confermate. Qua e là sono poi segnalate puntuali e sporadiche sparizioni di bestiame minuto e avvistamenti di lupi (Zugo, Zurigo, San Gallo…). Nel Canton Uri una predazione nella zona della Valle di Göschenen, prima annunciata a causa di volpi, da una foto trappola è stato accertato che si trattava di una predazione nientemeno che da Orso. Orso che sta appunto passeggiando tra Uri, Obwaldo, Nidwaldo, Berna e Vallese. Un altro Orso è stato segnalato e accertato (arnie d’api devastate) nella Valle tra Brusio, la Val Poschiavo e la Valtellina.

Brusio, Splügen, Goms, Val d’Annivier, Arco giurassiano Val Morobbia sono zone di frontiera. Non è escluso che i lupi sono operativi in maniera transfrontaliera. Predazioni accertate nelle vicine valli comasche di Albano e Cavargna fanno pensare a emigrazioni dei lupi della Valle Morobbia, anche giacché in quella Valle non vi è in sostanza più nessun animale alpeggiato.

Oltre al lupo e all’orso segnalata la diffusa presenza della lince. Praticamente la si trova in tutta la Svizzera, in modo particolare in Romandia. Predatrice più discreta rispetto al lupo si concentra specialmente sulla selvaggina. I cacciatori lamentano un calo importante di cervi, caprioli e camosci. Problema anche segnalato nelle nostre Valli svizzero italiane.

Un quadro assai preoccupante e in continua, inarrestabile, evoluzione. L’eccessiva presenza di questi predatori non crea nessuna biodiversità, anzi… Lasciano pure perplessità le misure di protezione proposte dal Governo. Nella maggioranza dei casi di difficile attuazione (complessa orografia del terreno), problematiche nelle conseguenze (per esempio cani da protezione, conflitti con i turisti) e che sono facilmente soggette ad essere aggirate, considerata l’adattabilità e la furbizia dei predatori. Sempre più predazioni avvengono in pieno giorno, i recinti sono facilmente superabili. È accertato che i lupi possono saltare anche oltre i due metri d’altezza! Tra l’altro un recente Studio di Agridea (commissionato da Confederazione e Cantone) ha determinato che il 70% degli alpeggi ticinesi non sono proteggibili.

Ho sempre affermato che il nostro lavoro è sì d’attenzione al presente – in effetti non dobbiamo lasciarci trarre in inganno dal grafico che segue - , ma essenzialmente dobbiamo prepararci e preoccuparci per quel che avverrà tra 5 – 10 anni. Se non saranno prese misure politiche, gestionali determinate e incisive a livello nazionale, ma essenzialmente a livello internazionale, saremo confrontati con situazioni ingestibili che porteranno gli abitanti delle Valli e delle Regioni di montagna a intraprendere misure di autodifesa. Purtroppo si costata in Piemonte che il 60% delle morti di lupi sono causate da bocconi avvelenati! A mio modo di vedere una situazione inammissibile.

Termino affermando che il settore del primario, con i relativi apprezzati prodotti nostrani, sono sotto pressione e in pericolo, un’eccessiva pressione. Un settore che è di una fragilità inaudita, una catena con anelli che si spezzano continuamente.

Continuo a dire che la sola specie da proteggere nell’arco alpino è quella dell’uomo, figura essenziale e perno insostituibile che è in via d’estinzione!

Germano Mattei, co presidente ATsenza GP Svizzera.

Berna / Cavergno, 9 novembre 2018

BELLINZONA 30 novembre 2018 - Chi va protetto: il grande predatore o gli allevatori? - Faccia a faccia tra Francesco Maggi e Sem Genini

di Viola Martinelli, Corriere del Ticino

In Ticino si torna a parlare del lupo. I recenti attacchi sul Piano di Magadino, dove sono morte una decina di pecore, hanno riacceso i riflettori sulla presenza del grande predatore alle nostre latitudini e sulla difficile convivenza con gli allevatori. Qual è allora la soluzione?

Noi ne abbiamo discusso con il responsabile WWF per la Svizzera italiana Francesco Maggi e con Sem Genini, segretario dell'Unione contadini ticinesi. E se per il primo una convivenza è possibile e "se l'agricoltura è in difficoltà è perché non ha agito per tempo", pronta è la replica di Genini: "Non è questo il punto, la verità è che il nostro territorio non è adatto per accogliere dei grandi predatori".

«Il WWF – aggiunge Maggi - ha avvisato gli allevatori dell'arrivo del lupo sin dal 1990. Se il settore è in difficoltà è per la mancata realizzazione delle misure strutturali e di protezione necessarie alla convivenza. Il WWF opera in tutto il mondo coerentemente con la sua missione: rispettare e convivere con la natura. La nostra esperienza dimostra che è più facile lavorare in paesi poveri, confrontati con tigri, leoni, elefanti, leopardi, e molto altro ancora ma abituati a convivere con la natura selvaggia, che non nella ricca Svizzera».

Di tutt'altro parere il segretario dell'UCT, per il quale «quello della protezione delle greggi è un nodo centrale. Lo studio di Agridea mostra chiaramente che non sono proteggibili, non perché non lo si voglia, ma perché non è fattibile con le misure che oggi sono a nostra disposizione, a dei costi ragionevoli. Vogliamo rinchiudere gli animali in stalla 24 ore su 24? Io non penso proprio e, paradossalmente, anche la recente votazione sulle vacche con le corna lo dimostra".

Bruxelles, 8.11.2018 - La Commissione europea riconoscerà i danni agli agricoltori causati da animali protetti come i lupi. È questa, in estrema sintesi, la notizia che arriva in queste ore da Bruxelles e che tende la mano al mondo agricolo.

Saranno infatti rimborsati anche gli investimenti che gli agricoltori realizzeranno per prevenire tali danni, ad esempio costruendo recinzioni elettriche o adottando cani da guardia. La decisione degli scorsi giorni punta ad aumentare il sostegno agli agricoltori nelle aree dell'Unione europea in cui sono presenti grandi carnivori. La mappa è variopinta e anche il nostro paese non è esente dalla presenza di fauna ad alta probabilità di aggressione.

Ecco a seguire le mappe della presenza dei grandi carnivori in Europa nel 2018

27 settembre 2018 - Verona - “Quanti accaduto a Roveré Veronese è il risultato dell’esasperazione vissuta da molti, soprattutto, ma non solo , tra gli allevatori, in ambito montano a seguito alla espansione e proliferazione dei grandi predatori in zone fortemente antropizzate o vocate all’allevamento, pastorizia e pascolo classici dell’economia della montagna dove si era stabilizzato ormai da decenni un equilibrio oggi decisamente alterato dall’arrivo appunto di predatori come il lupo”

Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, commenta così l’uccisione di un lupo a fucilate nella montagna veronese, avvenuta ieri.

“Purtroppo quest’anno gli allevatori sono stati vittime di ripetuti attacchi di branchi di lupi – ha continuato Ciambetti – ed è necessario comprendere la difficoltà della convivenza con specie protette che arrecano danni che vanno ben oltre le perdite economiche.

La mia impressione è che non siamo davanti ad un caso di bracconaggio, anzi: la tensione in molte zone non solo della Lessinia ma anche dell’Altipiano dei Sette Comuni è tangibile e va compresa, come va compresa la paura di chi vede le proprie bestie messe a rischio. Se vogliamo che la montagna sia viva abbiamo bisogno di mantenere attività economiche compatibili con l’ambiente: l’allevamento, il pascolo, la pastorizia rappresentano una forma di economia da tutelare e incoraggiare, non certo da mettere in pericolo.

Gridare al bracconaggio o auspicare pene severissime per chi ha sparato al lupo di Roverénon fa altro che aumentare la tensione esasperando sempre più gli animi di chi, sotto pressione nell’azione di contrasto ai grandi predatori, deve invece ritrovare serenità e soprattutto non sentirsi abbandonato o, peggio, messo alla berlina da chi non deve convivere con la paura. Un conto è difendere un pascolo, una stalla, un altro starsene in salotto e magari pontificare. Bisogna rivedere le norme, questo mi sembra chiaro, perché una specie protetta non può mettere a rischio attività umane consolidate.”

fonte: www.tvweb.it

La solidarietà con gli allevatori e la popolazione colpita dai grossi danni causati dai lupi e altri grandi predatori, in continua e incontrollata espansione, si attesta anche nel Cantone dei Grigioni.

L’Associazione Territorio senza Grandi Predatori dei Grigioni, (ATsenzaGP / GR) ha aderito all'azione di solidarietà europea del 15 settembre. A Sassiglion, alpe del Comune di Poschiavo e a Pany, sabato sera alle ore 19.30, sono stati accesi i falò di solidarietà, alla presenza di circa 50 persone su ambedue le aree. Questa azione vuole dimostrare che la gestione del lupo in molti paesi europei richiede degli interventi con la ricerca di valide soluzioni.

In Svizzera, a livello politico, sono da menzionare due particolari eventi, che ben lasciano sperare: il Consiglio federale ha inoltrato la richiesta di mutare la Convenzione di Berna del Consiglio d'Europa, al fine di declassare lo stato del lupo da «rigorosamente protetto» a unicamente «protetto»; inoltre, nella sessione autunnale il Consiglio nazionale tratterà la revisione della Legge sulla caccia e si spera aderisca a quanto già approvato dal Consiglio degli Stati, cioè una protezione lupo più flessibile e maggiori competenze ai Cantoni. Questo sarebbe un passo nella giusta direzione!

Associazione Territorio senza Grandi predatori

Rico Calcagnini, presidente

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