L’ATsenzaGP Ticino ha preso atto del comunicato odierno concernente le predazioni sopravvenute gli scorsi mesi in val Canaria. Si constata innanzitutto che l’informazione giunge a quasi 2 mesi dalla prima predazione (30 luglio) e a un mese dall’ultima (23 agosto) e che, diversamente dai comunicati emanati in passato, non si fornisce nessuna indicazione riguardo all’esemplare che ha predato.

Sorgono quindi almeno un paio di domande: trattasi del medesimo lupo (maschio o femmina?) che ha predato, in due occasioni 6 pecore in val Bedretto all’inizio di luglio? È pure il medesimo che ha predato durante il mese di agosto nell'Unteralptal oppure un altro esemplare? Siccome questo lupo era stato anche fotografato, si avvicinava alle persone e sembrava avesse un aspetto particolare e abitudini diurne, l’analisi del DNA ha davvero potuto escludere che si tratti di un ibrido?

D’altra parte si prende atto con rammarico che, ancora una volta, l’autorità costituita esita a regolamentare l’espansione del lupo (abbattimento) nonostante il superamento dei 25 capi uccisi in un mese o i 40 capi uccisi in 4 mesi, come previsto dalla Strategia lupo svizzera, cercando di giustificare tale decisione con il fatto che gli animali non erano sufficientemente protetti (pascolavano, di giorno, al di fuori delle recinzioni notturne e il lupo ha effettuato predazioni diurne). Si ricorda che la Strategia lupo specifica chiaramente che l’allevamento deve poter continuare a essere praticato senza restrizioni inaccettabili. Quindi da un lato l’autorità incoraggia l’allevamento del bestiame minuto all’aria aperta tramite aiuti finanziari e dall’altro non fa nulla per limitare l’espansione del lupo e per concedere una possibilità ai giovani che anche in futuro intendessero praticare serenamente quest’attività.

Per quanto riguarda le misure di protezione messe in atto dopo la prima predazione del 30 luglio, si sottolinea come la chiusura notturna in un recinto dei 900 ovini, oltre a causare un ingente lavoro supplementare al pastore, abbia confermato che tale soluzione peggiora la qualità di vita degli animali: lunghi percorsi giornalieri di andata e ritorno dal pascolo, minor crescita degli agnelli, comparsa di malattie infettive, in particolare della zoppina; senza scordare l’accumulo di escrementi nello stesso spazio e il conseguente degrado del medesimo. Confrontata con tali costatazioni, l’ATsenzaGP esprime la massima solidarietà nei confronti del gestore dell’alpe e del pastore che hanno vissuto una stagione alpestre "da dimenticare", carica di sofferenza e preoccupazioni riguardo al futuro. Non possiamo sottacere anche una certa delusione per l'intempestività degli interventi in loco e per le modalità di comunicazione da parte degli uffici competenti, che non sembrano avere avuto a cuore i principi elementari della solerzia e della trasparenza.

L’ATsenzaGP sostiene la revisione della legge sulla caccia voluta dal Governo, votata alle camere ed è fermamente contraria al referendum annunciato da alcune associazioni. Inoltre continuerà a fare tutto il possibile per ottenere modifiche legislative che permettano una sana regolamentazione dell'espansione di questo predatore e per evitare che questa limitazione venga lasciata alla libera iniziativa dettata dalla disperazione, come avviene nei paesi confinanti. Se malauguratamente non dovessimo riuscire in questo intento, l’allevamento tradizionale, che oggi viene apprezzato dai più, sarebbe destinato a un declino silenzioso e irreversibile. Questo andrebbe a svantaggio di tutti, anche di coloro che si auto-proclamano difensori di una biodiversità artificiale e distorta.

Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino.

Cari soci, simpatizzanti e interessati

Venerdì 13 settembre 2019, dalle 19.30, saranno accesi in tutta Europa fuochi di solidarietà per rendere consapevoli tutti gli interessati sul problema della diffusione sfrenata dei lupi e di altri grandi predatori e della messa a rischio delle tradizioni pluricentenarie della pastorizia e dello sfruttamento degli alpeggi. Diversi Paesi europei hanno aderito a questa manifestazione internazionale di solidarietà.

Anche in Svizzera le nostre organizzazioni sorelle organizzeranno in molti cantoni fuochi di solidarietà.

Nel canton Grigioni saranno accesi dei fuochi in due località:

Dove

Ora

Organizzazione

Contatto

Poschiavo, Bivio per Alpe Sassiglion

(Pradasc’/Cansumé)

19.30

Membri poschiavini Comitato Ass. per un Territorio senza Grandi Predatori, GR

 

Hans Russi

081 844 01 41

 

Pany in Prettigovia

Sotto il ristorante  Güggelstein, nei pressi della stazione a valle della sciovia

 

19.30

Bauernverein Prättigau e Associazione territori senza grandi predatori Grigioni

Rico Calcagnini

081 328 24 78

 

 

Invitiamo tutti i membri, i simpatizzanti e gli interessati a prender parte a questa manifestazione, dimostrando così la propria solidarietà con la popolazione colpita nel nostro paese e altrove da questo problema.

Cordiali saluti

Per l’«Associazione territorio senza grandi predatori GR»

Hans Russi, vicepresidente

Preoccupati dal reinsediamento sfrenato del lupo e di altri grandi predatori in territori popolati del cantone dei Grigioni e di tutto l’Arco alpino, i partecipanti e le organizzazioni responsabili della serata informativa «Der Wolf ist überall» («Il lupo è ovunque»), hanno approvato la seguente risoluzione:

Chiediamo al signor Marc Chardonnens, direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente UFAM e alla signora consigliera federale Simonetta Sommaruga, direttrice del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC), di assumere la rispettiva responsabilità e di cercare soluzioni per i seguenti quesiti:

  • Nella Convenzione di Berna il lupo, da «strettamente protetto», deve essere portato a «protetto», altrimenti si deve revocare la Convenzione, come richiesto dalla mozione Fournier.
  • Chiediamo una legislazione incisiva per la protezione del bestiame e degli esseri umani dagli attacchi di grandi predatori. Il rischio di possibili incidenti con esseri umani e le sofferenze degli animali predati non sono più tollerabili.
  • La competenza di regolare le popolazioni di lupi va delegata ai Cantoni.
  • La comunicazione delle amministrazioni con la popolazione colpita e con gli allevatori deve essere tempestiva ed efficiente.
  • I costi di una protezione efficiente delle greggi devono essere sopportati dalla Confederazione.
  • Il futuro della biodiversità nell’area alpina deve essere assicurata e l’inselvatichimento dei pascoli evitato.

Rico Calcagnini, presidente Associazione territorio senza grandi predatori, Grigioni
Thomas Roffler, presidente Unione grigionese dei contadini
Duosch Städler, presidente Unione grigionese allevatori di ovini
Hans Ueli Wehrli, presidente Unione allevatori di caprini, Grigioni
Cornelia Aliesch, presidentessa Società grigionese alpigiani

Cazis, 17 maggio 2019

A partire dal 10 aprile 2019 è confermata la presenza di un orso nell’area Bianzone – Teglio. Dagli accertamenti effettuati è probabile si tratti di M19, l’orso che già lo scorso anno era stato segnalato sia in Valtellina sia in Valle.

Ufficio per la caccia e la pesca - 24 Aprile 2019

 A partire dal 10 aprile 2019 è confermata la presenza di un orso nell’area Bianzone – Teglio. Dagli accertamenti effettuati è probabile si tratti di M19, l’orso che già lo scorso anno era stato segnalato sia in Valtellina sia in Valle.

Non si sa con precisione dove l’orso abbia svernato ma improvvisamente è tornato attivo. Nel periodo tra il 10 aprile e il 20 aprile ha depredato alcuni apiari e ha predato una capra e una pecora.

Al momento l’area di presenza è circoscritta alla zona tra Tresenda, Bianzone e Teglio. In linea d’aria a pochi chilometri dalla Valposchiavo.

Un secondo orso è stato segnalato più a nord in zona Grosio. Gli orsi non sono radiocollarati e pertanto il monitoraggio è difficoltoso. Per quanto possibile gli orsi sono monitorati da parte dei responsabili della Provincia di Sondrio.

Al momento, in Valposchiavo non abbiamo indizi di presenza del plantigrado ma un ritorno in Valle è possibile entro tempi brevi.

La presente comunicazione è rivolta a tutti quale informazione ufficiale, ma in particolare a apicoltori e allevatori di bestiame. Si rammenta che danni da orso vengono risarciti unicamente previo annuncio immediato, controllo e verifica da parte degli organi di sorveglianza della caccia e se risultano prese le necessarie misure di prevenzione.

Un appello a tutta la popolazione a segnalare osservazioni, tracce, segni di presenza, predazioni ai locali organi di sorveglianza della caccia. – grazie

Venerdì 29 marzo 2019, a Thusis, si è tenuta l’assemblea generale ordinaria dell’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori-Grigioni, diretta magistralmente dal solerte presidente Rico Calcagnini. Presenti una quarantina di soci e una decina di simpatizzanti.

di LIVIO LUIGI CRAMERI collaboratore de “Il Grigione Italiano”

I punti all’o.d.g. sono stati evasi in modo celere e con il consenso di tutti i presenti. Due quelli di spicco che hanno riscosso particolare interesse e partecipazione: in primo luogo il lupo che spadroneggia ormai senza limiti sugli alpeggi, poi la questione centrale degli soggetti ibridi presenti sul territorio grigionese, presenze queste in netto contrasto con la legislazione vigente.

Il tema caldo dell’incontro, che del resto rischia di incendiarsi alquanto presto, sono le sempre più numerose predazioni che il lupo perpetra ormai regolarmente sui monti del nostro Cantone. Quelle “ufficiali” del 2018 sono ben 115, fra cui spiccano le 59 pecore uccise nel corso dell’estate sull’Alpe Stutz, nel comune di Splügen. Questo fattaccio è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso in questa regione. Infatti gli allevatori e gli alpigiani si sentono alquanto abbandonati e vieppiù addirittura minacciati nella loro esistenza. E il peggio succederà allorquando si saranno costituiti un po’ ovunque i branchi fissi, evoluzione questa pienamente già in atto. La lotta contro il lupo sembra essere solo agli inizi nei Grigioni, ma già riscuote grande consenso e arrivano gli appoggi all’ATsenzaGP-GR dalle associazioni degli allevatori e degli alpigiani.

Un tavolo per parlare di predazioni nei Grigioni

Per fare il punto alla situazione ed allargare il tavolo degli interessati, il 17 maggio p.v., nell’Arena di Cazis, verrà organizzata una manifestazione informativa congiunta al fine di illustrare la situazione relativa alla presenza dei predatori sulle nostre montagne. I partecipanti di peso al meeting saranno molti: l’Associazione cantonale dei contadini, l’Associazione cantonale allevatori di pecore, l’Associazione cantonale allevatori di capre, l’Associazione cantonale Alpigiane/Alpigiani e chiaramente in prima fila anche la nostra ATsenzaGP-GR.

Per tutti questa situazione è insostenibile. Se fino a poco tempo fa si parlava di sporadici avvistamenti, ora le incursioni sono regolari e minacciano le greggi giorno e notte e, d’inverno, pure gli insediamenti abitativi.

Non si vuole pertanto più assistere impotenti a come gli animali vengono sbranati in nome di una protezione illimitata di un feroce carnivoro, già a suo tempo estinto con grande fatica per poter permettere l’esercizio di un’agricoltura serena e in piena armonia con il magnifico paesaggio e la sua gente sui nostri atavici alpeggi. Questa sconsiderata nuova maligna colonizzazione delle nostre montagne va fermata. Non dimentichiamo che secondo il piano della lobby della rewilding selvaggia dovranno diventare padroni di casa qui da noi anche l’orso, la lince e lo sciacallo dorato.

Considerando pure il fatto che lo scorso novembre il Consiglio d'Europa ha rinviato alle calende greche la richiesta del nostro Consiglio federale di ridurre il grado di protezione del lupo con argomenti fasulli, i politici grigionesi e svizzeri in generale sono più che mai chiamati a mobilitarsi, ad agire e a dare ascolto alla popolazione preoccupata. Il Canton Uri, dove il 10 febbraio u.s. il 70% dei votanti ha sostenuto l’iniziativa popolare «per la regolazione dei grandi predatori», ha fatto scuola. Abbiamo pure bisogno di un'efficace legge sulla caccia che conferisca ai Cantoni maggiori competenze nella gestione delle popolazioni di lupi.

Un incrocio tra un cane ed un lupo non è una specie protetta

Altro tema scottante è la presenza dei cosiddetti “ibridi” sul nostro territorio, ovvero quei cani frutto dell’accoppiamento con i lupi. La domanda che ci si pone è se i lupi presenti in Svizzera sono puri canis lupus lupus oppure soggetti ibridati. Infatti i lupi italiani forse non sono tutti veri lupi.

Gli esemplari che hanno colonizzato negli anni Novanta dapprima le Alpi francesi e poi quelle svizzere sono lupi appenninici che sono sopravvissuti a suo tempo in oasi naturali, comunque infestate da un numero incredibile di cani randagi. Si ritiene che il numero di questi ultimi tuttora in circolazione in Italia sia più di mezzo milione e quindi in pieno contatto con la popolazione dei lupi italiani. Il gran consigliere vallesano e copresidente dell’ATsenzaGP-CH Georges Schnydrig ha dichiarato che una ricerca effettuata in Italia ha dimostrato che l’87% dei lupi italiani sono ibridati. Oltracciò lo studio di una serie di fotografie di lupi “svizzeri” conferma che queste rappresentano unicamente esemplari ibridati. La conferma è pure arrivata dal perito ed ex direttore del Museo zoologico di Helsinki, Eirik Granqvist, che ha pure visionato e studiato l’aspetto dei lupi fotografati ed ha concluso che si tratta esclusivamente di ibridi (orecchie troppo aguzze, code non diritte, troppo lunghe, poco folte, baffi troppo corti…). Anche il nostro socio Georges Stoffel di Avers in un suo studio ha dimostrato come gli istituti europei siano ostaggio delle lobby dei grandi predatori, siano strettamente interconnessi per interesse tra di loro, mantengano nelle loro casseforti i risultati dei loro studi, così pure come i risultati degli esami commissionati dal BAFU, quindi pagati dalla Confederazione.

Chi si oppone all’evidenza dei fatti è proprio il Consiglio federale. L’ex consigliera Doris Leuthard già nel 2017 ha affermato che i lupi svizzeri sono di razza pura e che lei ha una grande fiducia nelle nostre università. Il Consiglio federale ha comunque immediatamente precisato che qualora venissero scoperti esemplari non puri, questi verrebbero subito soppressi. Ma la banca dati degli esami genetici rimane sotto chiave. Infatti il Laboratorio del Dipartimento per l’Ecologia ed Evoluzione dell’Università di Losanna, che da anni ormai raccoglie e studia il patrimonio genetico dei lupi sul nostro territorio, non permette di accedere ai dati e tantomeno a studi di comparazione con quanto raccolto da altri istituti universitari europei.

Una serie di analisi genetiche commissionate da un gruppo di allevatori francesi presso il laboratorio ForGen di Amburgo ha confermato che la totalità dei campioni esaminati proveniva da lupi incrociati con cani. I lupi francesi discendono come quelli giunti in Svizzera dal lupo appenninico. In Italia il Governo ha già ordinato l’allontanamento di soggetti ibridati, sebbene che un regolamento (UE-338/97) stabilisca che i lupi fino alla quarta generazione ancorché ibridati con domestici siano da considerarsi protetti.

Domande che scottano

La legittima domanda che si è posta pure la nostra associazione è la seguente: perché le analisi dei reperti non vengono rese pubbliche? E poi ancora: i dati in possesso dimostrano magari già inequivocabilmente che si tratta di esemplari ibridi e dunque in contrasto con la Convenzione di Berna e la nostra legislazione? Infatti sia l’una che l’altra non proteggono simili predatori in circolazione nell’ambiente naturale. Questi cosiddetti ibridi possono dunque essere catturati, detenuti in cattività o soppressi. Insomma, è più che legittimo sapere se l'animale che sbrana le pecore e un numero sconsiderato di ungulati selvatici sulle nostre montagne è protetto o meno dalla Convenzione di Berna e dalla nostra legge sulla caccia.

Un caloroso invito all’incontro del 17 maggio a Cazis

L’ATsenzaGP-GR invita già fin d’ora alla manifestazione del 17 maggio 2019, alle ore 20.00, a Cazis. Sarà molta importante una presenza massiccia di allevatori ed alpigiani, anche delle Valli del Grigioni di lingua italiana. La politica non può più ignorare questa emergenza.

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