BERNA, 16 settembre 2016 - Il lupo potrebbe essere cacciato tutto l'anno in Svizzera. Il Consiglio nazionale ha dato seguito oggi a un'iniziativa del canton Vallese che chiede di togliere a questo predatore lo statuto di specie protetta. Il Consiglio degli Stati, che l'aveva in precedenza respinta, è quindi chiamato nuovamente a pronunciarsi.

Con 101 voti contro 83, il Nazionale si è allineato alla sua commissione dell'ambiente, che proponeva - seppur di misura - di approvare l'iniziativa denominata "La festa è finita". Il testo chiede che il lupo possa essere cacciato tutto l'anno e che la Convenzione di Berna sia rinegoziata, introducendo una riserva che escluda la protezione del lupo in Svizzera.

A nome della commissione, Yannick Buttet (PPD/VS) ha spiegato che le misure di prevenzione (protezione delle greggi, abbattimenti isolati) attuali non bastano. Esse non sono soltanto costose e difficili da applicare nelle regioni alpine, ma non permettono neppure di evitare tutti gli attacchi da parte dei lupi.

La protezione delle greggi rischia inoltre di compromettere lo sviluppo del turismo, ha sottolineato Buttet. Infine, il territorio svizzero è così densamente popolato che una coabitazione con il lupo sarebbe in ogni caso difficile.

A nulla è valso l'intervento di Silva Semadeni (PS/GR) in favore di un compromesso: allineandosi alla Camera dei cantoni, la consigliera nazionale grigionese puntava su una soluzione equilibrata che tenga conto sia delle rivendicazioni delle regioni di montagna che degli imperativi di protezione del lupo.

Il Consiglio federale ha appena posto in consultazione una revisione della legge sulla caccia per facilitare l'abbattimento dei lupi, ha ricordato.

Nel marzo scorso gli Stati avevano respinto una mozione del "senatore" Beat Rieder (PPD/VS) simile all'iniziativa cantonale vallesana.

Articolo di TicinoOnline: http://www.tio.ch

30.08.2016, Val Morobbia - La notizia dell’avvistamento, tramite fotocellule piazzate dai guardiacaccia, di una nuova cucciolata di lupi in Val Morobbia non deve meravigliare.

di Armando Donati, presidente ATsenzaGP, sezione Ticino

Sarà purtroppo così anche nei prossimi anni. Nel Calanda siamo già arrivati alla quinta cucciolata!

La probabilità di predazioni dei nostri animali che pascolano sugli alpi e sui monti dal mese di maggio a novembre non potrà che aumentare. Il 2015, con 46 capi predati, accertati secondo l’analisi del DNA, è stato l’anno peggiore. Il 2016 non è ancora terminato e, purtroppo, ne possono ancora capitare di fattacci, da qui al mese di dicembre.
Val Morobbia

Val Morobbia


La conseguenza sarà l’abbandono di alpi e di monti, sfruttati da secoli, nonché la diminuzione delle aziende agricole che allevano capre e pecore secondo metodi tradizionali, aziende che permettono di fabbricare ottimi prodotti (molto apprezzati), di gestire anche i territori più marginali, di assicurare un’ottima qualità di vita ai nostri animali e di mantenere un po‘ di vita anche nei villaggi più periferici delle nostre valli.

È questo lo scotto che dovremo pagare alla protezione assoluta del lupo, anche se non più a rischio di estinzione, prevista dalla legislazione federale. Siamo disposti a tanto? E dove sono finiti i cuccioli dello scorso anno di cui non si sente più parlare? Saranno emigrati altrove (in Italia? Nel Canton Uri?) a fare danni, a suscitare rabbia e sconforto tra gli allevatori, a ricevere fucilate tra le orecchie. I genitori di questi cuccioli ed ora anche i piccoli arrivati di cosa vivono? Visto che recentemente non ci sono state notizie di attacchi ad animali di reddito, non resta che pensare alla selvaggina. Infatti i cacciatori, in certe zone del Ticino, continuano a constatare un vistoso calo dei capi presenti. Quindi oltre alle aziende di allevamento dovremo sacrificare anche la caccia. La posta in gioco è questa.

Esserne coscienti è già qualcosa. Saper reagire, cambiando la legislazione, sarebbe ancora più saggio.

Ricordiamo che in caso di necessità, l’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori (ATsenzaGP) sezione Ticino offre il proprio sostegno agli allevatori colpiti, per questo vi invitiamo a contattare i seguenti recapiti telefonici (091 851 90 93 oppure 079 412 32 17).

Luglio 2016, Turtmann - Su un’alpe della valle Turtmann in Vallese quest’estate si intendeva proteggere in modo efficace un gregge di 350 pecore dagli attacchi del lupo. Si sono perciò ingaggiati due pastori e quattro cani da protezione delle greggi. Per dimostrare che con una protezione ottimale è possibile tenere a bada i lupi l’associazione CH-Wolf ha sostenuto il progetto con diecimila franchi.


Ciononostante a metà luglio il lupo ha sbranato cinque pecore e in seguito i cani da protezione si sono gettati sui resti dei cadaveri delle pecore che avrebbero dovuto proteggere. Anche sull’alpe Halden in Flums Kleinberg all’inizio di agosto un lupo ha ucciso o ferito gravemente dieci pecore.

Sebbene in seguito si siano ingaggiati due cani da protezione appositamente addestrati, il 19 agosto il predatore ha ucciso sulla stessa alpe altre due pecore. Un giorno più tardi sull’alpe Muchetta presso Filisur un lupo ha di nuovo ucciso 10 pecore, nonostante la presenza di tre cani da protezione e di due cani pastori. La pastora ha osservato a circa 700 metri dal gregge il lupo in vicinanza di una delle cagne in calore. Si è forse accoppiata con il lupo, invece di proteggere le pecore?

Questi esempi attuali mostrano una volta di più il problema del reinsediamento dei grandi predatori e quanto sia difficile proteggere le greggi, compito molto impegnativo anche senza la presenza del lupo. È per questo che le Associazioni per un territorio senza grandi predatori si impegnano per l’abolizione dell’assoluta protezione dell’orso, del lupo e dalla lince, rendendoli cacciabili.

Se l’attuale politica di reinsediamento non viene arrestata, i problemi aumenteranno in modo drastico. Fino ad oggi in Svizzera è accertata la presenza di «soli» due branchi di lupi e quella periodica di singoli orsi. Secondo uno studio di KORA (Organizzazione che si occupa dell’ecologia dei carnivori e della gestione della fauna selvatica) nel nostro paese ci sarebbe posto per 65 branchi con circa 305 lupi: ne risulterebbe una catastrofe!

Dobbiamo congedarci dalle fantasie romantiche di regioni selvagge nel mezzo di un paese densamente popolato come il nostro. Siamo assolutamente contrari all’idea di lasciar inselvatichire le regioni marginali di montagna che «non rendono» e di concentrare la popolazione in cosiddette aree metropolitane o in agglomerazioni urbane. È molto più ragionevole mantenere e sostenere le nostre strutture decentrate di piccole dimensioni e di sfruttare le regioni montane per l’agricoltura, per la ricreazione della popolazione e per attività sportive.

Rico Calcagnini, Associazione territorio senza grandi predatori GR

Luglio 2016 - Completiamo la Newsletter no1 della nostra società cappello con alcune informazioni importanti dall'interno e dall'estero.

In Vallese la situazione attuale è drammatica e dimostra dove può condurre una politica sbagliata relativa ai grandi predatori. Illustriamo con un appello che abbiamo ricevuto dal Vallese da Daniel Steiner:

«Nella notte sul venerdì [3.6.2016] un lupo è penetrato in un pascolo primaverile sopra la località di Unterbäch, protetto secondo le regole prescritte, e uccide o squarcia otto giovani capre. In tutto pascolavano 32 capre della razza «Schwarzhals». Il guardiacaccia responsabile Thomas Imboden ha confermato che le ferite riscontrate presso le capre sono caratteristiche di un lupo. Il pascolo era cintato secondo le prescrizioni della protezione delle greggi con un Flexinet alto 1,10 metri allacciato alla corrente di 6000 Volt. Con quest'ultimo attacco del lupo i capi di pecore e capre colpiti nella regione tra Törbel e Ergisch sale a 48.  

Anche nel canton Uri il lupo fa di nuovo parlare di sé. In aprile per esempio viene fotografato in zona abitata nei dintorni di Seelisberg. Il 23 maggio nell'Isental uccide otto pecore e il 27 giugno altre otto in zona Guggital, presso Erstfeld.

Da questa primavera anche gli orsi sono di nuovo in circolazione.

Ne sono state osservate, per esempio, le seguenti tracce: - in principio di aprile nell'Engadina bassa, alcuni giorni più tardi un orso è stato travolto e ucciso sotto un treno della Ferrovia retica; - alla fine di aprile si trovano tracce di orso in Volposchiavo; - in principio di maggio in zona Übernolla, presso Thusis; - a metà di giugno nel canton Uri, in zona Guggital, presso Bürgeln. Tutte queste tracce non lasciano intuire nulla di buono ed è solo una questione di tempo finché succede qualcosa.

Anche nei paesi confinanti i problemi con i grandi predatori sono in aumento. Peter Brandt dell'«Interessensgemeinschaft sichere Weide-wirtscahft» ci fa pervenire la seguente notizia:

«Secondo l'informazione della nostra veterinaria, consulente e membro signora M. (impiegata come veterinaria al macello di Salisburgo) poco tempo fa nella zona di Kobenauserwald (tra Salisburgo e Braunau) è stato fermato un camioncino proveniente dalla Repubblica ceca con a bordo cinque lupi tramortiti, e quindi subito confiscati. Ci si domanda dove erano diretti e a che scopo? Firmato: … Landesobmann.»

Per salvaguardare le persone coinvolte Peter Brandt ha tralasciato i nomi. Sono però conosciuti e possono essere rivelati a persone di fiducia che lo richiedessero. Questo fatto potrebbe confermare la tesi, che il ritorno del lupo non fu e non è spontaneo. Fatto che si può dedurre anche dalla documentazione redatta nel 2003 da Luigi Boitani, noto e temuto sostenitore della politica di insediamento dei grandi predatori in Europa «Piano d'azione per la conservazione del lupo in Europa», che a pag. 10 (versione francese) recita:  

«Là dove si vuole reinsediare una zona con grandi predatori conviene applicare i seguenti principi: - Prima di tutto sostenere il reinsediamento naturale, - in secondo luogo lavorare sulla crescita delle popolazioni che non sono in grado di sopravvivere, - terza priorità: introdurre animali nelle zone affinché si aggiungano alle popolazioni che non sono in grado di sopravvivere, - e da ultimo effettuare introduzioni in zone nuove.»  

Dalla Francia riceviamo la seguente notizia (fonte: www.franceinfo.fr del 26.5.2015):

Ségolène Royale vuole ridurre la protezione del lupo in Europa. Dal suo ritorno nel parco nazionale del Mercantour nel 1992 il tono nei suoi confronti è cambiato. I lupi si sono insediati in 33 Dipartimenti. L'anno scorso (2015) sembra che la protezione delle greggi abbia raggiunto il suo limite. Nonostante tutte le misure possibili sono state massacrate più di 9000 pecore. Ci si chiede: «abbiamo sottovalutato ciò che sarebbe successo?»

Cordiali saluti e un'estate piacevole a nome dei Comitati delle due associazioni vi augurano: Rico Calcagnini e Hermi Plump

Berna, 26 maggio 2016 - La Commissione dell’Ambiente del Consiglio nazionale (CAPTE-N) raccomanda di non più considerare il lupo un animale strettamente protetto e chiede di poterlo cacciare

 Questo dimostra che la visione del Consiglio federale sul tema grandi predatori non è da tutti condivisa. Invece di realizzare per gli allevatori misure di protezione costose e inutili, il governo federale deve finalmente mettere in applicazione la mozione Fournier, che chiede di rinegoziare la Convenzione di Berna sulla diversità biologica. La Commissione dell’Ambiente del nazionale (CAPTE-N) si è allineata alla precedente decisione che aveva preso nei mesi scorsi la Commissione del Consiglio agli Stati (CAPTE-S), a proposito della problematica di gestione della protezione del lupo. Tutte e due le Commissioni delle Camere hanno accettato le proposte presentate (mozione Rieder – iniziativa cantonale vallesana “Lupo, la festa è finita”) che chiedono che il lupo possa essere cacciato. Queste decisioni sono in controtendenza all’attuale politica della Confederazione. Rappresentano pure un’importante tappa nella messa in discussione del concetto nazionale lupo – lince, che prevede misure e azioni che sono spesso costose e inefficaci.

L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori domanda alla Confederazione di sospendere questi concetti e di lasciare ai Cantoni la responsabilità di decidere in quali regioni si ritiene adeguata la presenza del lupo. È auspicabile che i Cantoni alpini stabiliscano un piano strategico condiviso con definiti gli spazi ove l’allevamento di piccoli ruminanti (pecore, capre in particolar modo), il turismo e la gestione attiva del paesaggio sono prioritari.

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La nostra Associazione è convinta che ritirandosi dalla Convenzione di Berna, o rinegoziandola prevedendo delle precise riserve, sarà possibile tener conto delle rivendicazioni provenienti dalle regioni che sono particolarmente toccate dalla presenza e dall’espansione dei grandi predatori.

Informazioni supplementari:

Germano Mattei
Co-presidente dell’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori
Cell. 079 428 40 59 / www.lr-grt.ch
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