06.02.2017 - Dopo un anno 2016 relativamente tranquillo la problematica della presenza nel territorio di lupi è ritornata di attualità nel nostro Cantone. Nel fine settimana tra il 28 al 29 gennaio vi è stata la predazione di almeno 22 pecore sopra la frazione di Tengia nel Comune di Faido. Il bestiame era ricoverato in una stalla con un’area antistante debitamente recintata (stabulazione libera), il predatore o i predatori hanno superato questa recinzione! Sembra che nei giorni precedenti nella medesima zona vi sia stata un’altra mattanza di almeno 4 agnelli.

di Germano Mattei e cofirmatari

Seppure siano attesi i risultati delle analisi del DNA, gli esperti dell’Ufficio Caccia e Pesca e il Servizio veterinario riconducono queste aggressioni all’azione di uno o più lupi. Inoltre mercoledì 25 gennaio un lupo è stato ripreso da una foto trappola posata all’imbocco della strada che sale ai monti di Bodio. Costatiamo sempre più che il grande predatore, dopo decenni di assoluta protezione a conseguenza dei disposti della Convenzione di Berna (datata dal 1979), sta perdendo l’atavica paura nei confronti dell’uomo e non di rado si avvicina agli insediamenti.

Germano mattei

PREMESSA

La problematica è molto controversa e naturalmente vi è una parte della popolazione e alcune Associazioni che sostengono la presenza e il prolificare di queste belve nocive appellandosi alla “biodiversità”.
D’altro canto vi è chi afferma che il nostro territorio non è adatto a ospitare la presenza dei grandi predatori, poiché causano gravi danni, mettendo in pericolo l’esistenza dell’allevamento e della pastorizia – specialmente di ovini e caprini –, inducono all’abbandono degli alpeggi, con il conseguente inselvatichimento e deperimento geo-morfologico di vaste aree montane. Ne consegue pure il latente pericolo della scomparsa dei tanto ricercati prodotti “nostrani” di provenienza a chilometro “0”. Ripercussioni negative vi sono poi nel settore del turismo e in generale per l’economia delle regioni di montagna.

Quale reazione attiva per contrastare e gestire questa situazione problematica nel corso del 2015 sono state fondate delle Sezioni cantonali per un “Territorio senza grandi predatori” (Grigioni, Ticino, Vallese, San Gallo-Glarona-Appenzello, Friborgo, Vaud e dal 18 novembre la Sezione Svizzera Centrale con i Cantoni di Lucerna, Obwaldo, Nidwaldo, Uri e Svitto). Le Sezioni cantonali si sono poi riunite il 10 settembre 2015 in un’Associazione mantello a livello Nazionale che conta quasi duemila aderenti (www.lr-grt.ch).

A livello di Parlamento Nazionale nel 2010 le Camere federali hanno approvato la Mozione del Consigliere agli Stati vallesano Jean-René Fournier (doc. no.10.3264), che chiedeva la revisione dell’articolo 22 della “Convenzione di Berna”. Detta Convenzione, datata anno 1979, impone a livello internazionale la protezione assoluta di questi predatori, lupo in particolare. In questi ultimi quarant’anni il lupo è passato da specie in via di estinzione a una specie in evidente e inarrestabile espansione in tutto l’arco alpino. In pochi anni in Svizzera si sono formate diverse mute: segnatamente nel Calanda Grigionese, in Val Morobbia (con due distinte cucciolate nel 2015 e nel 2016), nell’Alto e medio Vallese, Canton Uri e sembra anche in alte zone della Svizzera Centrale. Oramai la presenza sporadica o costante del lupo e della lince sono segnalate in ogni parte della Svizzera, persino nei centri urbani o nelle loro vicinanze. Sino a tutt’oggi la decisione delle Camere federali di approvare la Mozione Fournier non ha trovato applicazione da parte del Governo federale! Questo atteggiamento del Consiglio federale lascia stupiti, poiché l’Esecutivo federale aveva esplicitamente affermato che doveva essere messa in atto ogni misura necessaria per non rendere più difficile il lavoro degli allevatori e della vita nelle Regioni di montagna. Nel 2015 le Camere federali hanno pure accolto la Mozione del Consigliere agli Stati grigionese Stefan Engler (doc. no. 14.3151) denominata “Convivenza tra lupi e comunità montane”, che chiedeva la revisione della Legge federale sulla caccia, per consentire la regolazione della popolazione di lupi nell’ambito della Convenzione di Berna. La consultazione sulla revisione di questa Legge è stata avviata dal Consiglio federale il 24 agosto 2016 e si è conclusa il 30 novembre u.s..

Il Canton Vallese, particolarmente toccato dalle predazioni di lupi, ha presentato nel 2014 un’iniziativa cantonale “lupo, la festa è finita” (doc. no. 14.320). Quest’iniziativa in particolare chiede che la convenzione di Berna sia rinegoziata come deciso dalle Camere federali, introducendo una riserva che escluda la protezione del lupo. La richiesta vallesana (imparentata con l’atto parlamentare doc. no. 14.3570 Imoberdorf/Rieder) è stata respinta dal Consiglio degli Stati il 9 marzo 2016 con 26 sì e 17 No e poi approvata dal Consiglio Nazionale il 14 settembre 2016 con 101 voti contro 83, rinviando l’iniziativa al Consiglio degli Stati. In questi giorni la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’enegia (CAPTE-E) della Camera alta si è di nuovo confrontata con l’iniziativa vallesana e ha invitato il Consiglio federale di varare la modifica della Legge federale sulla caccia entro il prossimo autunno. Nel caso che le misure che saranno proposte non saranno sufficienti, la Commissione si riserva di riprendere l’iniziativa per introdurre le correzioni necessarie. Nel contempo la CAPTE-E chiede che il Consiglio federale s’impegni, nel contesto della Convenzione di Berna, affinchè la protezione del lupo sia allentata.
Sempre nel Canton Vallese è in atto una raccolta di firme a sostegno dell’iniziativa popolare “per un Canton Vallese senza grandi predatori”, che propone un nuovo articolo costituzionale mirato alla gestione e regolazione di queste speci alogene. La raccolta firme si concluderà ad inizio maggio 2017 e sin’ora ha già raccolto più di novemilacinquecento firme. L’iniziativa popolare vallesana si può già considerare riuscita e il Popolo di questo Cantone dovrà votare in merito.

In questi giorni anche il Parlamento del Canton Uri ha approvato con 41 voti favorevoli (16 i contrari e tre gli astenuti) una risoluzione che invita il Consiglio di Stato di voler adottare provvedimenti più efficaci al fine di ridurre i danni causati dal predatore nell’agricoltura, rilevando che la protezione delle greggi è un fallimento e i conflitti legati al predatore si moltiplicano.

Un altro tema riferito alla problematica dei Grandi predatori che in questi ultimi mesi si pone a livello nazionale s’incentra sulla domanda a chiedersi se in Svizzera vi sono solo lupi o se sono anche presenti degli ibridi della stessa specie, ossia l’incrocio cane-lupo. L’ibridazione del lupo non esiste in natura giacché specie creata dall’uomo e notoriamente è meno schiva del lupo verso l’uomo e i suoi insediamenti. Il dibattito è in corso e non ha ancora nessuna risposta.

A livello della Confederazione e dei Cantoni il dibattito e le azioni concrete sono in discussione e in via di elaborazione. Si deve costatare che a livello nazionale, seppure molto lentamente, qualcosa si muove e che le sensibilità vanno mutando.

E NEL CANTONE TICINO COSA SUCCEDE?

Anche a livello cantonale la “problematica lupo” e in generale dei grandi predatori è in questi anni assai dibattuta e oggetto nel paese di vivaci e contrastanti dibattiti e confronti.
L’attualità della problematica è dimostrata dai numerosi atti parlamentari presentati negli ultimi quindici anni da diversi Deputati. Quest’attività parlamentare ha impegnato più volte il Consiglio di Stato in argomentazioni e risposte.

A titolo orientativo facciamo seguire la lista dei vari interventi presentati dai deputati: Eva Feistmann (doc. no. 84.02), Elena Bacchetta (doc. no. 50.13), Patrizia Ramsauer (doc.ti no. IG584/283.13), Regazzi Fabio (doc.ti no. 22.01/256.07), Norman Gobbi (doc. no. 150.06), Sergio Savoia (doc.ti no. 47.06/282.13), Fabio Badasci (doc.ti no. 103.11/83.14), Francesco Maggi (doc.ti no. 141.08/375/1090/IG404), Cleto Ferrari (doc.ti.no 476/432/1129), Franco Celio (doc.ti no. 417/432/134.04/1009/31.06), Germano Mattei (doc. no. 1631), messaggio no. 6083 sulla mozione no. 20.2.2006 di Cleto Ferrari/Franco Celio/Norman Gobbi (doc. no. 476), messaggio no. 6046 sulla mozione no. 21.06.2005 di Franco Celio/Cleto Ferrari/+6 cofirmatari, messaggio no. 5901 sulla mozione 10 maggio 2004 di Francesco Maggi/+14 cofirmatari, messaggio no. 7081 sulla mozione no. 17.12.2013 di Franco Celio/+11 cofirmatari, messaggio no. 5894 sulla mozione no. 18.04.2005 di Franco Celio.

Si evince che la problematica della gestione dei grandi predatori ha impegnato a scadenze regolari il Consiglio di Stato e il Parlamento, coinvolgendo parlamentari di diverse sensibilità e provenienza politica. Il tutto evidenzia quanto è sentita la tematica, con le preoccupazioni che solleva, unitamente alle conseguenze psicologiche, di sensibilità ed economiche che coinvolgono i diversi attori presenti nel territorio.

In particolare vi è da ricordare la decisione del Gran Consiglio del 23 novembre 2015 sulla mozione 17 dicembre 2013 presentata da Franco Celio e con firmatari (Badaracco-Dominé-Galusero-Garzoli-Gianora-Giudici-Gobbi-Orsi-Pellanda-Schellmann-Vitta), denominata: rivedere le norme a protezione dei lupi. Il Gran Consiglio con 61 voti favorevoli 7 contrari e 8 astensioni ha approvato il rapporto della Commissione della legislazione, accogliendo la mozione che chiedeva al Governo di identificare eventuali misure di accompagnamento alla revisione della legge, adottabili anche a livello nazionale. A onor del vero nessuna azione concreta è conosciuta a tutt’oggi da parte del Governo nello spirito della decisione del Gran Consiglio.

In questo contesto il Consiglio di Stato non ha ancora dato risposta concreta, tra l’altro più volte promessa, alla decisione del Gran Consiglio del marzo 2010 in cui si stabiliva: “oltre al risarcimento dei capi predati, vanno risarciti i costi derivanti dalla ricerca e dal ricupero dei resti delle carcasse, nonché dalla perdita del prodotto conseguente”. Una risposta a questa tematica è urgente anche in considerazione delle recenti predazioni avvenute negli anni scorsi, nel 2016 (Monte Carasso, Capriasca – Val Colla, Val Bavona, Auressio, Brontallo) e in questi giorni in Val Leventina.

In concreto sul terreno si costata che da parte degli allevatori vi è un’accresciuta sensibilità alla protezione delle greggi mediante recinzioni apposite e l’uso di altri metodi di prevenzione (cani di sorveglianza, lama, ecc.). Nonostante questi accorgimenti di prevenzione le predazioni continuano, anche tra l’altro intaccando in modo preoccupante l’habitat della selvaggina (camosci, caprioli e piccoli cervi in particolare). Si deve sempre più costatare che le auspicate misure di protezione non sempre sono all’altezza della scaltrezza di questi animali selvatici che, grazie all’innato istinto alla predazione, facilmente si adattano alle situazioni trovando astuti metodi per aggirarle.

Nell’ambito delle misure di prevenzione che si possono prevedere e attuare si è sempre nell’attesa delle conclusioni dello Studio che il Consiglio di Stato ha affidato il 21 giugno 2014 allo Studio Agridea SA di Losanna con un onorario previsto di fr. 107'976. Lo studio doveva effettuare un’analisi strutturale dell’applicazione delle misure di protezione delle greggi in Ticino e doveva essere presentato per il mese di aprile 2015. A quasi due anni dalla sua preventivata conclusione l’atteso elaborato purtroppo non è ancora stato pubblicato.

A livello cantonale, nel sito web del Dipartimento del Territorio, esiste poi un’interessante rubrica-statistica con registrate le predazioni che sono ufficialmente riconosciute (http://www4.ti.ch/dt/da/ucp/temi/grandi-predatori/comunicati-e-attualita/attualita/). Purtroppo si costata che la statistica non è più aggiornata dal 18 gennaio 2016, seppure nel frattempo vi sono state diverse predazioni.

Si conclude che della problematica dei “grandi predatori” nel nostro Cantone si è parlato e si parla assai, tra l’altro con diverse chiare prese di posizione del Parlamento assunte a larga maggioranza, ma poi in concreto si costata da parte dell’esecutivo la mancanza di determinazione politica a voler affrontare concretamene e di petto la problematica che sta diventando sempre più preoccupante. Non è più sostenibile la giustificazione che si tratta in prevalenza di una tematica gestita e di competenza della Confederazione. Sulla scorta delle azioni concrete intraprese dai Cantoni citati in precedenza, riteniamo che sia giustificata e necessaria un’incisiva azione cantonale nei confronti del Consiglio Federale. Necessarie sono pure azioni concrete a livello cantonale che diventano sempre più urgenti e indispensabili.

Si deve comunque costatare che a livello dei settori immediatamente coinvolti nella problematica, come il corpo dei Guardia Caccia e dei funzionari della Sezione agricoltura, vi è una buona disponibilità nell’attuazione di azioni concrete come, per esempio, il rilevamento delle aggressioni in loco e il prelievo dei reperti autoptici e con la messa in attuazione di un sistema di allarme via SMS per gli allevatori e con la messa a disposizione di kit di soccorso.

CONCLUSIONI

L’abbandono che è in atto da decenni di vaste aree alpine, i nuovi orientamenti della politica agricola, legislazioni eccessivamente conservatrici e di protezione, la ricerca di effimere comodità, la globalizzazione sociale ed economica, sono realtà che causano lo spopolamento d’interi villaggi e vuotano le vallate. Si sta disegnando con continuità e senza interruzione un territorio abbandonato e adatto al ritorno e alla diffusione dei grandi predatori. La mancanza della presenza capillare e diffusa dell’uomo nel territorio ci porta a considerare che già da oggi dovremo imparare a convivere con queste nuove realtà. Convivere non vuol tuttavia dire restare a guardare senza far nulla, o come qualcuno vuol far credere, di lasciar fare esclusivamente alla natura, in ragione di una dubbia e discutibile biodiversità a senso unico. Ma di quale biodiversità si parla quando si deve considerare che l’uomo, ma nello stesso modo anche gli animali e la flora, hanno da sempre nei secoli continuato a selezionare le diverse specie!

Nel contesto generale si costata che l’unica specie in questo momento in via d’estinzione e da proteggere nelle regioni di montagna è quella dell’uomo.

Affinché la necessaria presenza umana possa continuare - presenza che nel corso di secoli ha plasmato e curato con un duro e continuato lavoro gli splendidi ambienti alpini che ci sono stati tramandati e che amiamo ammirare sulle cartoline o nei documentari – devono essere adottati tutti i mezzi possibili per gestire la situazione di degrado che non può essere condivisa, anche per le importanti conseguenze di disfacimento ambientale che sono in atto. Sono realtà che non creano solo danni e disagi nelle zone periferiche e di montagna, ma che hanno ripercussioni e conseguenze materiali e finanziarie anche nelle zone di pianura e urbane: eccessivo imboscamento, degrado e scivolamento dei pendii, scoscendimenti, accresciuta incidenza delle valanghe, alluvioni devastanti dalle montagne alla pianura.

Esempi concreti, anche tragici, li abbiamo toccati recentemente con la mano anche nel nostro Cantone. Sono poi notizie recenti i disagi causati dalle piogge dello scorso autunno nella vicina area ovest dell’Italia (Liguria, Cuneo, Piemonte), in Sicilia o gli eventi causati dalle recenti copiose nevicate nel Centro Italia.

Parlare di possibile convivenza tra uomo e grandi predatori può essere il tema di una bella fiaba, ma ha nessun riscontro nella cruda realtà del vissuto quotidiano. Basta leggere la cronaca di quanto succede in Francia e nella vicina Italia ove vi sono mamme che accompagnano a scuola i propri figli con il fucile tra i sedili dell’auto, poiché vi sono stati attacchi palesi di mute di lupi. O la paura di famiglie che abitano le vallate attorno al Monviso, che non lasciano più uscire i bambini da soli siccome sovente il lupo si aggira tra le case dei villaggi! Assai illuminante sulla problematica è l’articolo del 21 marzo 2016 di Franco Zunino, Segretario dell’Associazione italiana Wilderness “Lupo e rischio di aggressione all’uomo: verità, bugie e mistificazioni. Come si fomenta la paura (e l’odio) per il lupo nell’illusione di non farla crescere!” (www.iocaccio.it/lupo-e-rischio-di-aggressione). In questo interessante articolo è proposta la statistica (non ufficiale) delle aggressioni in Italia dal 2011 al 2016. Sono citate almeno 12 aggressioni all’uomo! Lo stesso articolo propone pure uno stralcio di uno studio su casi di antropofagia del lupo in Padania nel primo quarto dell’ottocento, citando 58 casi di fanciulli uccisi dai lupi. Sono informazioni utili per portarci a non banalizzare una problematica che come detto non si presenta in nessun modo come una bella fiaba o nelle vesti del “peluche” di turno.

INTERROGAZIONE

Considerata la delicatezza del momento che si sta vivendo, in particolare nel settore dell’allevamento e della pastorizia, ci permettiamo chiedere al Consiglio di Stato quanto segue:

  • 1. Considerati i capi predati in queste ultime settimane non ritiene il Consiglio di Stato di voler intraprendere i passi necessari all’attenzione dell’autorità federale per ottenere l’autorizzazione per l’abbattimento di uno o più lupi?
  • 2. Non intende il Cantone Ticino sostenere con la sua sottoscrizione l’iniziativa del Canton Vallese “lupo, la festa è finita”, iniziativa in questo periodo in discussione alle Camere federali?
  • 3. Quali sviluppi concreti vi sono stati dopo la decisione del 23 novembre 2015 del Gran Consiglio d’approvazione della Mozione Celio “rivedere le misure di protezione dei lupi”?
  • 4. A che punto sono le decisioni riguardanti gli ulteriori aiuti da accordare agli allevatori colpiti dalle predazioni, in particolare l’applicazione della decisione del Gran Consiglio del marzo 2010 (rapporto 6046 - 6083) in cui si stabiliva che “oltre al risarcimento dei capi predati, vanno risarciti i costi derivanti dalla ricerca e dal ricupero dei resti delle carcasse, nonché dalla perdita del prodotto conseguente”. Il regolamento annunciato è stato elaborato? Quando si prevede di metterlo in applicazione? Quali crediti sono stati previsti per finanziare le misure di sostegno e d’indennizzo necessarie?
  • 5. A che punto è l’elaborazione dello Studio affidato il 24 giugno 2014 alla Ditta Agridea SA per effettuare un’analisi strutturale dell’applicazione delle misure di protezione delle greggi in Ticino e per quale motivo non è stato presentato entro la data fissata ad aprile 2015, quindi quasi due anni or sono.
  • 6. Chiediamo se le analisi del DNA dei capi predati sono effettuate dopo ogni aggressione, se la definizione del tipo di lupo è accertato per ogni evento e se vi sono analisi in relazione all’ibridazione cane-lupo della specie.
  • 7. Quali sono i costi che il Cantone deve sopportare per queste analisi e per la gestione della problematica Grandi Predatori? Vi è una partecipazione della Confederazione a copertura di questi oneri?
  • 8. Qual è l’onere annuale degli indennizzi per capi predati dal 2010 e vi è una partecipazione della Confederazione?
  • 9. Considerato la particolarità geografica del nostro Cantone e le possibili migrazioni tra Cantoni e verso l’Italia dei Grandi predatori quale tipo di contatto e scambio d’informazione sono attualmente in uso e come s’intende svilupparlo nel futuro?
  • 10. Per quale motivo la statistica cantonale delle predazioni non è più aggiornata?

Germano Mattei, Movimento MontagnaViva, Franco Celio, PLR; Graziano Crugnola, PLR; Alex Farinelli, PLR; Walter Gianora, PLR; Omar Terraneo, PLR; Giorgio Pellanda, PLR; Fabio Käppeli, PLR; Sabrina Gendotti, PPD; Luigi Canepa, PPD; Gianrico Corti, PST; Sergio Morisoli, la Destra; Fabio Badasci, Lega; Andrea Zanini, Lega.

Dopo 16 anni di lavoro preparatorio e più di 10 milioni di sovvenzioni con soldi pubblici, nei 17 comuni coinvolti tra il 24 e il 27 novembre 2016 si è votato sul progetto di parco nazionale Parc Adula. Nonostante una massiccia propaganda dei promotori la popolazione ha rigettato il progetto. Nell’intervista che segue Leo Tuor, membro del Comitato «na, nein, no Parc Adula» spiega il perché di questo risultato

Intervista di Rico Calcagnini)

Perché la bocciatura del parco nazionale Parc Adula è importante?

Leo Tuor: Nei Grigioni abbiamo già un Parco nazionale. Basta. Inoltre abbiamo tre parchi naturali e si parla già di un parco internazionale in Prettigovia, di cui dovrebbe far parte il Rätikon fino in territorio austriaco. Praticamente potremmo fare un parco di tutta la Svizzera, eliminando gli attuali 289 marchi e reintroducendo il vecchio marchio, quello con la balestra, che contrassegna qualità svizzera, affidabilità, ecc.: una balestra rossa per qualità convenzionale, verde per vera qualità biologica, gialla per qualità biologica non convincente, per la quale il marchio viene adottato solo per ricevere le sovvenzioni.

Il rifiuto del progetto Parc Adula è un importante segnale a Berna che noi non temiamo di perdere la libertà, bensì che ne abbiamo abbastanza di nuove regolamentazioni. Inoltre abbiamo smascherato il concetto dei Parchi svizzeri come un misero teatro. E le chiacchiere patetiche – sulle visioni e sui piani per il futuro – non ci interessano. Economia pianificata, fusioni e centralismo non sono conformi al modo di pensare della gente di montagna.

Leo Tuor* (Foto Yvonne Böhler)

Come ha potuto un piccolo gruppo di contrari al parco convincere la popolazione, nonostante lo strapotere finanziario e l’enorme presenza nei media dei promotori?

L’alternativa Parc Adula o apocalisse per gli elettori era un po’ troppo semplice. Inoltre un parco nazionale si associa con la natura, ma il progetto dava ad intendere di voler promuovere l’economia. Solo giù al piano lo si propagava come parco naturale. «Adula» non è mai stato degno di fede, i suoi promotori non avevano carisma, non prendevano sul serio il popolo. Era una lotta tra ribelli e avvocati. Gli avvocati dalla gente semplice non sono ben visti. E con i soli milioni e le chiacchere non hanno potuto convincere, puzzava sempre di propaganda. La grande maggioranza non si è potuta comperare.

Come fu la collaborazione con i contrari ticinesi?

Non ci sentivamo come abitanti di diversi cantoni, bensì come montanari/Bergler, con la stessa identità. Con la lingua avevamo un qualche problema. Noi romanci comprendiamo l’italiano abbastanza bene, ma dovendo parlare e argomentare le cose si complicano. Inoltre i montanari e i contadini non sono così eloquenti come gli avvocati, ma presso il popolo, che pure non è molto eloquente, abbiamo avuto successo. Anche Mosé ebbe il problema con la lingua (Esodo 4,10), ma condusse ugualmente il popolo ostinato attraverso il deserto della vita. Nella controversia del parco ben presto vedemmo che la nostra identità – cioè la montagna – per noi e per i ticinesi è la stessa, e questo ci ha ravvicinati. Ambedue amiamo la montagna, senza idealizzarla troppo, poiché essa è anche difficile, comprende pericoli, può essere spietata. La collaborazione non fu né burocratica né complicata. Abbiamo tenuto una sola seduta comune al Lucomagno, alla quale parteciparono pochi grigionesi, perché era tempo di caccia alta, durante la quale su di loro non si può contare.

Quali conclusioni hai tratto personalmente dalla controversia sul Parc Adula?

Ho dedotto che bisogna essere attendibili e sinceri e che le persone, quando è in gioco il loro essere, si uniscono: le montagne e la lingua sono le nostre fondamenta esistenziali che si condizionano a vicenda. Senza le montagne non esisterebbero dialetti così diversificati e il romancio sarebbe da tempo estinto. Non molto tempo fa si è tentato di imporre dall’alto a noi romanci una lingua unica artificiale: il Rumantsch Grischun. Questo progetto milionario è fallito miseramente, poiché proveniva da Berna e da Coira. Anche questo progetto fu un problema città-campagna, centralismo-federalismo. Noi funzioniamo diversamente dei cittadini. La Svizzera non è una massa uniforme. E questo la rende interessante.

Ho inoltre concluso che la letteratura può essere la mia spada. Io sono scrittore e ho combattuto questa pazzia anche scrivendo saggi. In «Giacumbert Nau» (1988, versione romancia), il mio libro tempestoso e impetuoso – che presso il Governo grigionese è stato lungamente all’indice – si legge:

«Il deserto cresce: guai a chi mette al sicuro il deserto!»

«Che Vi succede, signor Presidente?

Avrete presto settant’anni e continuate a voler vendere la vostra terra? Avete speculato, continuato a costruire, avete devastato la Vostra valle, e ora volete ingannare la Vostra coscienza con un parco nelle valli degli altri?

Avete comunque un illustre alloggio, ma ricordate, ci sono ancora altri su questo mondo. Vogliono vivere sulle montagne e non in una riserva. Non potete, signor Presidente, uomo anziano, mai mettervi a riposo? A noi in futuro non serve nulla di ciò che volete procurarci con i vostri alleati della città. Quelli hanno distrutto il loro ambiente di vita – hanno con ciò un diritto al nostro? I nostri pascoli dovrebbero diventare deserti? I nostri boschi inselvatichire? Noi dovremmo diventare i vostri moicani?

Nemmeno le stelle volete lasciarmi. E il mio bestiame, dove dovrei andare con il mio bestiame?

Malcontenti, Mangiaverdura. Fate il vostro parco nelle vostre città. In futuro non ci seve nulla di ciò che volete appiopparci. Lasciate in pace i miei animali, che non vi hanno fatto nulla di male, che riposano sotto il cielo stellato. Andate al diavolo con i vostri consigli. Rispettateci, poiché non siamo qui in vacanza.»

Fonte: Tuor, Giacumbert Nau, Zürich 2012, 144/145, Traduzione P. Egloff (Traduzione dal tedesco Discorso libero)

Che significa il risultato per l’identità degli abitanti della montagna?

Il pericolo degli Svizzeri è che ognuno guarda per sé, escogita qualcosa nella sua regione, senza voler sapere qualcosa dagli altri. Nei Grigioni abbiamo una specie di mini-Svizzera, con le tre lingue e le molte vallate. Nelle regioni romance con le nostre cinque vere lingue abbiamo una specie di mini-Grigioni. E anche i Romanci nelle loro regioni escogitano qualcosa per conto loro. L’intera struttura della Svizzera è come una Matrioschka, ogni volta un po’ più piccola, la più piccola è quella Romancia.

Il risultato ha dimostrato che, collaborando, possiamo contrastare la burocrazia e il centralismo. Il nostro Comitato con un minimo di costi, in poco tempo e con un’infrastruttura modesta, ha fatto un ottimo lavoro. È stato affascinante collaborare con gente da sinistra fino a destra, senza bisticci e smancerie di potere tra partiti.

I promotori si rifiutavano di vedere un nesso fra parco e grandi predatori, che ne pensi?

Anche questo è ambiguo, poiché il lupo e l’orso hanno qualcosa a che fare con la natura e in un parco nazionale sono totalmente protetti. Anche con un allentamento della Convenzione di Berna. Alla firma della stessa nel 1979 da noi non c’erano lupi e con ciò non avevamo problemi. Nei Grigioni, con così tanti parchi, i lupi godono di una grande libertà, anche di moltiplicarsi indisturbati. L’Affermare, come fanno i promotori, che il parco nazionale protegge la natura e gli animali e allo stesso tempo che non esiste un nesso tra parco e grandi predatori è una contraddizione. È sleale e non è logico. Il lupo nei Grigioni e nel Ticino del nord è un tema molto importante. Gli italiani hanno un altro approccio al problema, essi non sono così fedeli alle leggi. Forse potremmo imparare qualcosa dai nostri vicini.

Grazie Leo per averci concesso questa intervista.  (Intervista: Rico Calcagnini)

*Leo Tuor, nato nel 1959, ha trascorso quattordici estativazioni come pastore di pecore sulla pianura della Greina. Dal 1989 al 2000 lavora a un’edizione di sei volumi dell’opera di Giacun Hasper Muoth, storico culturale e poeta nazionale romancio. Leo Tuor vive con la sua famiglia a Val. Scrive romanzi, racconti, brevi testi e saggi. Fu insignito di molti premi letterari, tra l’altro nel 2012: premio della fondazione culturale dell’UBS, Zurigo, per la sua opera complessiva; premio del Consiglio internazionale della Caccia CIC (South Africa) per «Settembrini»; 2009 Premio letterario grigionese; 2007 Premio della Schillerstiftung.

www.tuors.ch

Bregaglia - Fra giovedì 19 e domenica 22 gennaio 2017, un lupo è stato visto aggirarsi nei paesi d el fond ovalle, dove ha lasciato inconfondibili tracce e ha pred ato diversi ovini

di SILVIA RUTIGLIANO

Nella notte fra venerdì 20 e sabato 21 gennaio un lupo si è intrufolato nel recinto delle pecore dell'azienda Giacometti di Coltura. Un agnello è stato trovato morto, mezzo mangiato. Un altro è sparito.

«È successo precisamente pres­so la stalla Mairia - spiega Antonio Giacometti - dove c'è la stabulazione delle nostre pecore. Abbiamo trovato tracce di unghioni aguzzi e grosse zampe impressionanti vicino alla recinzione. Evidentemente il lupo ha tentato di scavarsi un passaggio. Ma poi deve aver trovato l'apertura dove passiamo noi».

Il guardiano della selvaggina , Re­nato Roganti, conferma che le impronte e la modalità di predazione sono proprio quelle del lupo e suppone che possa trattarsi dello stesso esemplare che aveva sbranato quattro pecore a Brentan (Castasegna) l'in­verno scorso.

Ma è solo un 'ipotesi. La prova potrebbe venire dalle analisi del DNA. Il guardiano della selvaggina ha infatti prelevato dei campioni di saliva dal corpo della preda e di urina dal suolo e li ha inviati a Berna , dove saranno analizzati. Una prima analisi indicherà se si tratti di un lupo italico ( uno « dei nostri») o di un lupo di ceppo nordico. Se nel campione ci saranno cellule intere, sarà possibile poi anche effettuare un'analisi più precisa, per identificare l'individuo.

«Il lupo fa ormai parte della fauna selvatica locale» afferma Renato Ro­ganti. « I contadini lo sanno e sta a loro prendere le misure di protezione del loro bestiame».

Alla fattoria Giacometti, infatti, una decisione è già stata presa, sep­pure con rammarico: «Ora siamo costretti tutte le sere a rinchiudere le pecore in stalla. Di fatto le pecore e le capre non hanno più la massima libertà e qua­lità di vita», dice Antonio.

Ci sono state altre segnalazioni in quei giorni. Giovedì sera a Bondo, vi­cino al Punt Spizarun, la piccola Medea con la madre Kelly hanno visto un lupo. «Spero che questo magnifi­co animale - afferma Kelly - sarà la­sciato in pace e non sia cacciato». E il sabato all'alba una signora di Soglio ha udito ululare.

Inoltre, domenica 22 -come si può leggere sul quotidiano Il Giorno - un lupo ha predato cinque pecore a Piuro, nella Bregaglia italiana, e ne ha ferite altrettante. Potrebbe essere lo stesso individuo, che ha sconfinato.

17.01.2017, SION - Un'iniziativa popolare volta a limitare il numero dei grandi predatori - quali lupi, linci e orsi - è stata depositata oggi in Vallese. Promossa dal PPD dell'Alto Vallese, essa ha riunito 9500 sottoscrizioni.

Il testo mira a completare la Costituzione cantonale con un articolo che costringerebbe le autorità a elaborare norme volte a regolare il numero dei grandi predatori, com'è il caso attualmente per la selvaggina. Secondo il consigliere agli Stati Beat Rieder (PPD/VS), membro del comitato d'iniziativa, la proposta non viola né la Costituzione, né le disposizioni federali.

Il Cantone deve poter decidere quanti lupi, linci o altri predatori sono necessari per un buon equilibrio e dotarsi dei mezzi di messa in opera della propria politica di gestione della fauna, sottolinea il consigliere nazionale Roberto Schmidt (PPD), anch'esso membro del comitato.

Poiché il Cantone non può decidere da solo di denunciare la Convenzione di Berna che protegge determinate specie selvatiche, è possibile far pressione sulla Confederazione, rileva Schmidt.

È la prima volta in Svizzera che la questione sarà sottoposta al verdetto popolare. Il segnale che i vallesani daranno sarà importante, secondo il comitato d'iniziativa, fiducioso in merito all'esito della consultazione. Alla cancelleria cantonale sono state depositate 9500 firme, mentre ne bastavano 6000. 

fonte: ats

COMUNICATO STAMPA dell'Associazione "Territorio Svizzero senza grandi predatori"

Berna, 9 dicembre 2016 - La recente fondazione di un’Associazione della Svizzera Centrale per la protezione del bestiame e della selvaggina dai grandi predatori dimostra che vi sono sempre più voci che si levano contro il propagarsi di questi animali selvaggi. Questa nuova Associazione – fondata il 18 novembre u.s. a Rothenthurm alla presenza di circa 580 persone – riunisce rappresentanti dei Cantoni di Uri, Svitto, Obwaldo, Nidwaldo, Lucerna e Zugo ed è la prova del malcontento che aumenta, specialmente nei confronti della politica federale in materia.

Purtroppo si costata che la Confederazione non prende sufficientemente in considerazione le richieste espresse dalle popolazioni di riferimento. L’attuale revisione della Legge federale sulla caccia, la cui consultazione si è terminata a fine novembre, certamente non permetterà di regolare la problematica. L’Associazione Svizzera per un Territorio senza Grandi Predatori si è pronunciata negativamente nell’ambito di questa consultazione; poiché questo progetto federale non permette di limitare la diffusione dei grandi predatori in Svizzera.

La nostra Associazione propone, in effetti, che sia affidata ai cantoni la competenza per regolare la problematica e di elaborare un concetto specifico. Devono poter definire essi stessi gli spazi nei quali la presenza dei grandi predatori è possibile e auspicabile. Dal nostro punto di vista, le zone abitate, come le aree destinate all’agricoltura e al turismo devono essere mantenute libere dalla presenza dei grandi predatori. Un tale concetto permetterà ai cantoni di avere uno strumento appropriato per gestire il loro territorio, nel rispetto delle realtà locali.

Il Consiglio agli Stati discuterà prossimamente, per una seconda volta, l’iniziativa cantonale vallesana “Lupo, la festa è finita”. Dopo che il Consiglio Nazionale ha chiaramente accettato questa iniziativa, il Consiglio agli Stati ha la possibilità di prendere in considerazione le domande e gli auspici formulati dalle popolazioni che sono coinvolte nella problematica. Accettando questa iniziativa, sarà possibile uscire dalla Convenzione di Berna e di creare le condizioni necessarie per gestire la presenza dei grandi predatori.

Informazioni di contatto:

• Georges Schnydrig, Co-Presidente dell'Associazione "Territorio Svizzero senza grandi predatori". Tel. 078 736 62 58

• Germano Mattei, Co-Presidente dell'Associazione "Territorio Svizzero senza grandi predatori". Tel. 079 428 40 59

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