A darne notizia uno studio pubblicato dalla rivista Science, il gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’università svedese di Riddarhyttan, al quale ha partecipato il gruppo dell’università Sapienza di Roma.

I più numerosi sono gli orsi bruni con circa 17 mila esemplari, seguiti dai lupi a quota 12 mila. Vi sono poi 9 mila linci e 1.250 ghiottoni, piccoli mammiferi che assomigliano agli orsi e che vivono nei paesi nordici. Come spiega Guillaume Chapron, coordinatore dello studio e docente all'università svedese di scienze agricole, in Europa è presente il doppio di lupi rispetto agli Stati Uniti, mentre la superficie è la metà e la densità di popolazione è due volte tanto.

Un risultato positivo?

La causa primaria di questo ripopolamento non dipende molto dall’aumento delle aree protette quanto da un lento ma costante abbandono da parte dell’uomo di territori montani e collinari. “Un risultato positivo” secondo il Boitani, soprattutto “per motivi etici” e per “una migliore completezza degli ecosistemi”. 

Ovviamente noi vediamo in questo ritorno un problema per le popolazioni di montagna, allevatori e contadini, ma Boitani afferma che non ci si deve spaventare perche essi “che possono essere ridotti con efficienti politiche di prevenzione e gestione”, mentre per chi teme pericoli per l’uomo ricorda ad esempio che “non esistono attacchi all’uomo da parte di lupi da almeno 200 anni”.  Noi affermiamo che Boitani dovrebbe informarsi meglio.

Spazi sufficienti per i grandi carnivori in Europa?

Il principale dibattito ha riguardato l'esistenza o meno di spazi sufficienti per le specie carnivore in Europa. Negli Usa sono stati riservati luoghi specifici per questi animali, spesso grandi parchi nazionali, mentre il modello alternativo è quello che permette a uomini e predatori di vivere insieme. Ed è quello fatto proprio dall'Europa. Secondo noi questo modello è destinato a fallire. 

Paradossalmente, il successo dell'aumento di lupi, si accompagna ormai a una grande esasperazione e la tutela dei grandi carnivori sono diventati il simbolo di un'ampia opposizione tra gli abitanti delle città e quelli della campagna e fra persone o gruppi che hanno valori, orientamenti e interessi opposti.

 

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