Anche quest’anno 2017 la strage di animali d’allevamento da parte del lupo continua senza sosta

di Rico Calcagnini,

Presidente ad interim dell’«Associazione Territorio senza Grandi Predatori/GR»

 

Infatti, già il 21-22 gennaio si lamentò la perdita di due agnelli in Bregaglia, nella regione di Stampa, dove il lupo penetrò in un recinto protetto. Subito di seguito, ad inizio febbraio, a Faido, si registrò una vera e propria carneficina, con 29 pecore uccise; il 9 dello stesso mese, il lupo si intrufolò in una recinzione nei pressi di Cama, in Mesolcina: anche qui, sette capi, fra cui agnelli e pecore madri, perirono miseramente in seguito ai morsi del lupo; nel contempo altre nove pecore vennero pure ferite gravemente e quindi dovettero essere a loro volta soppresse. Il 22-23 febbraio il lupo riuscì a superare una recinzione di oltre due metri di altezza a Mastrils, uccidendo altre quattro pecore.

Lupo del Calanda

Alla luce di questi gravi e ripetuti fatti e, specialmente dopo che, il 18 febbraio, un altro lupo si introdusse in una stalla nei pressi di Trun, uccidendo qui una pecora e subito dopo nei pressi di insediamenti umani situati più in basso, altre sei, la tematica della reintroduzione dei grandi predatori è tornata al centro dell’attenzione pubblica. Il nostro ispettore cantonale della caccia e della pesca Georg Brosi ritiene che il lupo abbia superato qualsiasi limite tollerabile e che oggi altri attacchi alle greggi sono possibili, ovunque e in qualsiasi momento, poiché nei Grigioni, ad oggi, circa 20 lupi spadroneggiano sul territorio. Secondo Brosi, questi lupi, nei primi due mesi dell’anno, sono già responsabili della morte di ben 29 pecore, direttamente uccise o lese dal predatore in modo talmente grave da dover essere liberate per mano dell’uomo dalle atroci sofferenze inferte.

Noi dell’«Associazione Territorio senza Grandi Predatori» siamo allarmati, in considerazione del fatto che il lupo, alla ricerca del suo bottino, non disdegna de facto qualsiasi difficoltà od ostacolo, penetrando con incredibile baldanza e con un salto di 1.15 metri addirittura nell’interno di una stalla. Ciò dimostra che i predatori, assai furbastri, diventano sempre più sicuri di sé e contemporaneamente sempre più aggressivi e audaci nel loro comportamento, poiché hanno notato che, essendo incondizionatamente protetti, non devono per nulla temere l’uomo e tanto meno le sue dimore.

In questo contesto la nostra associazione assume un ruolo molto importante per quanto riguarda l’informazione oggettiva e puntuale alla popolazione. A mano dei fatti accaduti, si mostrano le inevitabili conseguenze dell’aumento sconsiderato del numero di grandi predatori, e questo grazie anche a un continuo scambio di informazioni con le nazioni vicine che condividono purtroppo da molto tempo le stesse numerose esperienze negative.

Ad esempio, in Italia le stime ufficiali parlano di 2000 lupi presenti sul territorio, di cui molti di razza impura. Tali cifre sono però smentite in un suo studio del 2010 dal segretario generale dell’Associazione italiana per il «Wilderness» (AIW) Franco Zunino, che ha stimato la presenza di ben 4500 lupi. Egli si dichiara molto indignato in merito alla decennale protezione assoluta dei lupi, inclusi tutti i possibili ibridi. Questa organizzazione in effetti sostiene l’insediamento del lupo, ma naturalmente solo quello di razza pura, ossia il Canis lupus italicus. Non dimentichiamo che la maggioranza dei lupi che raggiungono la Svizzera provengono dall’Italia e che quindi ogni genere di razza è possibile.

In Francia, secondo le stime ufficiali del 2016, i lupi in circolazione erano almeno 300 (più probabilmente da 400 a 600) e il numero di attacchi sfiorò le 10’000 unità. Come illustra bene il film «Le gravi conseguenze del ritorno del lupo in Francia» (Versione tedesca: https://youtu.be/sT_2iv3QwtE), di Bruno Lecomte, la protezione delle greggi dai grandi predatori funziona male: i lupi si adattano molto in fretta ai diversi provvedimenti protettivi e sviluppano puntualmente nuove strategie d’attacco.

In Germania, il numero dei lupi è stimato a 500, con tendenza all’aumento.

Il motto della nostra «Associazione Territorio senza grandi Predatori» vuole essere: «Agire prima che sia troppo tardi!». Noi rappresentiamo gli interessi della popolazione direttamente toccata dal problema e curiamo il contatto con le autorità ed i politici. Noi vogliamo mantenere le regioni di montagna quali aree ricreative libere per il turismo, per lo sport e quale ambito da sfruttare economicamente. Noi vogliamo una convivenza pacifica tra gli abitanti, in armonia con la natura, che ora è messa in forse dalla presenza di grandi predatori.

Dopo che l’orso M13 ha terrorizzato la Valposchiavo per un anno intero, i residenti hanno fondato l’«Associazione Territorio senza Grandi Predatori». L’associazione, che si estende oggi su tutto il cantone, conta oltre 600 soci, comprese anche diverse associazioni regionali e cantonali nell’ambito dell’agricoltura.

Nel corso del 2015 sono nate simili associazioni anche in altri cantoni e tutte assieme hanno costituito l’associazione nazionale “Territorio svizzero senza grandi predatori”, con sede presso il “Gruppo svizzero per le regioni di montagna” (SAB), a Berna.

Con la fondazione della «Vereinigung zum Schutz der Jagd- und Nutztiere vor Grossraubtieren» della Svizzera centrale, in novembre 2016, a Rothenthurm, con oltre 500 partecipanti, nell’associazione cappello oggi sono rappresentate sette associazioni in rappresentanza di 14 cantoni.

Queste associazioni cantonali operano in linea di massima in ambito regionale; per contro l’associazione cappello principalmente a livello parlamentare federale. Alla luce della rapidità con cui si evolve la situazione con i grandi predatori, specialmente per quanto riguarda i lupi al momento, è necessario rafforzare l’opposizione contro l’aumento incontrollato di questi pericolosi carnivori.

Una possibilità di sostegno alle nostre attività può essere ottenuta diventando socio della nostra associazione. (www.atsenzagp.org).

 

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