BELLINZONA 30 novembre 2018 - Chi va protetto: il grande predatore o gli allevatori? - Faccia a faccia tra Francesco Maggi e Sem Genini

di Viola Martinelli, Corriere del Ticino

In Ticino si torna a parlare del lupo. I recenti attacchi sul Piano di Magadino, dove sono morte una decina di pecore, hanno riacceso i riflettori sulla presenza del grande predatore alle nostre latitudini e sulla difficile convivenza con gli allevatori. Qual è allora la soluzione?

Noi ne abbiamo discusso con il responsabile WWF per la Svizzera italiana Francesco Maggi e con Sem Genini, segretario dell'Unione contadini ticinesi. E se per il primo una convivenza è possibile e "se l'agricoltura è in difficoltà è perché non ha agito per tempo", pronta è la replica di Genini: "Non è questo il punto, la verità è che il nostro territorio non è adatto per accogliere dei grandi predatori".

«Il WWF – aggiunge Maggi - ha avvisato gli allevatori dell'arrivo del lupo sin dal 1990. Se il settore è in difficoltà è per la mancata realizzazione delle misure strutturali e di protezione necessarie alla convivenza. Il WWF opera in tutto il mondo coerentemente con la sua missione: rispettare e convivere con la natura. La nostra esperienza dimostra che è più facile lavorare in paesi poveri, confrontati con tigri, leoni, elefanti, leopardi, e molto altro ancora ma abituati a convivere con la natura selvaggia, che non nella ricca Svizzera».

Di tutt'altro parere il segretario dell'UCT, per il quale «quello della protezione delle greggi è un nodo centrale. Lo studio di Agridea mostra chiaramente che non sono proteggibili, non perché non lo si voglia, ma perché non è fattibile con le misure che oggi sono a nostra disposizione, a dei costi ragionevoli. Vogliamo rinchiudere gli animali in stalla 24 ore su 24? Io non penso proprio e, paradossalmente, anche la recente votazione sulle vacche con le corna lo dimostra".

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