LANDEN, 28-04-2015 - All'assemblea costitutiva, tenuta a Lalden, presso Visp, hanno partecipato oltre 350 persone. Nell'intento dei promotori dev'essere un primo passo verso un'associazione analoga a livello nazionale. Ci sono già i contatti con la nostra Associazione AT senza GP

L'associazione "Spazio vitale del Vallese senza grandi predatori" chiede in particolare che la Confederazione torni a negoziare la sua adesione alla Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa, anche nota come Convenzione di Berna, con l'obiettivo di regolare la popolazione di lupi in Vallese, ha spiegato  il presidente dell'organizzazione Georges Schnydrig, che è anche presidente della Commissione grandi predatori nella Camera agricola dell'Alto Vallese, deputato in Gran Consiglio per il Partito cristiano sociale dell'Alto Vallese (CSPO) e sindaco di Lalden.

Assemblea Costitutiva Landen

L'associazione ha già preso contatto con gruppi analoghi in altri cantoni, come nei Grigioni l'Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori (AT senza GP) con sede a Poschiavo. "Ci sono contatti anche con la Svizzera orientale e il Ticino", aveva anticipato Schnydrig in un'intervista al Walliser Bote all'inizio di marzo. L'obiettivo, ha sottolineato oggi, è di creare un'associazione nazionale.

Per Schnydrig le regioni di montagna devono poter mantenere le loro attività economiche e non vanno trasformate in riserve naturali. "I grandi predatori non sono compatibili con la società attuale", sostiene. A suo avviso le occasioni di conflitto tra uomo da un lato e lupo e orso dall'altro non si limitano all'agricoltura, ma riguardano anche il turismo e le attività di svago.

Lebensraum Wallis ohne Gossraubtiere

Prima di fondare l'associazione, i suoi promotori hanno tastato il polso della popolazione con una raccolta di firme, riunendone 1500, "un numero che mostra la rilevanza del problema", sostiene Schnydrig.

Per venire incontro alle richieste pervenute da contadini e popolazione delle regioni di montagna, la Confederazione vuole facilitarne l'abbattimento, con una modifica dell'ordinanza federale sulla caccia.

La consultazione sul progetto di revisione dell'ordinanza sulla cacciasi è conclusa a metà marzo 2015, raccogliendo pareri negativi. Decisamente contrario, assieme a noi, anche il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB), che chiede invece che il predatore sia cacciabile tutto l'anno poiché l'animale è incompatibile con l'economia alpestre e l'agricoltura di montagna e nuoce al turismo.

Grosseto, 2 aprile 2015 - Si è recentemente concluso, dopo oltre tre anni di attività, il progetto Ibriwolf, finanziato in gran parte dall’Unione Europea nell’ambito del programma Life con un contributo complessivo di 2.296.659 euro.

di Michele Di Leva

Il progetto concepito con la finalità di salvaguardare il patrimonio genetico del lupo attraverso l’identificazione e la rimozione dal territorio dei canidi vaganti incrociati con lupi all’interno di due aree pilota della Toscana ha mantenuto però sempre un occhio di riguardo nei confronti delle problematiche degli allevatori relative a eventuali razzie di bestiame compiute da lupi e da cani randagi.

Lupi

L’interesse di Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC) nei confronti di Ibriwolf è nato dalla constatazione che durante una delle sessioni di cattura previste era stata prelevata dal territorio una cucciolata di ibridi (dieci esemplari, quattro dei quali deceduti successivamente) di un’età di 4-5 giorni deducibile dalla presenza del cordone ombelicale, come riferito dal responsabile scientifico di Ibriwolf, professor Luigi Boitani.

LNDC non ritiene un modus operandi accettabile il distacco della prole dalle cure materne soltanto pochi giorni dopo la nascita, di qualunque specie si tratti, e si chiede pertanto se le autorizzazioni di cattura rilasciate dal Ministero dell’Ambiente, oltre al parere favorevole dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), contemplino realmente una procedura a dir poco discutibile. Perplessità hanno pure suscitato nell’associazione le dichiarazioni ufficiali di Ibriwolf apparse sul loro sito istituzionale, che invece riportavano per i sopracitati cuccioli un’età presunta di circa due settimane, dato discrepante dalla precedenti affermazione.

Lega Nazionale per la Difesa del Cane, ha proceduto perciò a una richiesta di accesso agli atti amministrativi del progetto nei confronti della Provincia di Grosseto, capofila del medesimo, per verificare la congruità dell’importo erogato con l’effettiva finalità del progetto, con un particolare attenzione alla presenza di adeguate garanzie per il benessere animale. Richiesta che riporta: ”in qualità di soggetto portatore di interessi diffusi, LNDC richiede copie in carta semplice inerenti a ogni singolo emolumento retributivo a beneficio di soggetti fisici, associazioni, enti pubblici e privati nell’ambito del progetto Ibriwolf, finanziato dal programma comunitario Life”.

La Provincia di Grosseto per ben due volte ha replicato che la richiesta era troppo generica. A questo proposito ci preme sottolineare che richiedere come vengano impiegati i soldi dei contribuenti non deve essere interpretato come un presunto controllo dell’operato di una pubblica amministrazione bensì come un diritto di ogni cittadino. Vogliamo anche ricordare che Ibriwolf, in un lasso di tempo di poco superiore a tre anni ha portato alla cattura di due esemplari adulti di ibridi e di sei cuccioli superstiti. Numeri decisamente esigui. Inoltre, in una sconcertante intervista, lo stesso Boitani ha dichiarato che i progetti sugli ibridi non hanno intenzione di risolvere definitivamente un problema ma hanno soltanto l’obiettivo di portare l’argomento all’attenzione del pubblico e delle autorità. LNDC ritiene si possa evidenziare una tematica importante anche senza elargire importi milionari a progetti come appunto Ibriwolf, nel quale si ritrova un po’ di tutto, dalla tutela dell’integrità genetica del lupo al coadiuvare economicamente gli allevatori che subiscono danni.

A questo proposito Lega del Cane mette in evidenza una plateale disparità nell’erogazione dei fondi. Per l’emergenza randagismo, che nel centro-sud Italia coinvolge quasi 700mila cani solitamente malati e non sterilizzati, dalla tabella dei finanziamenti della Legge di Stabilità risulta che alla sanità pubblica veterinaria è stata assegnata la risibile somma di 300mila euro per il triennio 2015-2017. Per il progetto Ibriwolf sono stati stanziati quasi 2 milioni e trecentomila euro. Perciò anche Lega Nazionale per la Difesa del Cane, sulla falsariga del Boitani, desidera porre determinate problematiche all’attenzione dell’opinione pubblica, laddove autentici scempi che riguardano centinaia di migliaia di poveri cani vengono perpetrati con il tacito assenso delle istituzioni mentre le medesime istituzioni (italiane e comunitarie) non si fanno remore nel finanziare progetti milionari nei quali alla fine, il vero beneficiario è l’uomo.

di Michele Di Leva

Responsabile Caccia e Fauna selvatica LNDC

2 aprile 2015

Lega Nazionale per la Difesa del Cane

www.legadelcane.org

Comano, RSI, 25.03.2015 - La Radio Televisione Svizzera di lingua italiana (RSI) dedica una parte del "Quotidiano" all' Assemblea dell'Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori di venerdì 20 marzo 2015 a Tiefencastel

Siamo contenti che la RSI ci dedica un poco di attenzione. Siamo però meno contenti di non essere stati invitati nello Studio di Comano per un contradditorio con la "sedicente" esperta di orsi in Svizzera del WWF, Joanna Schönenberger, che ha potuto dichiarare per mezzo della TV di Stato, senza tema di smentita, che ci sono tanti agricoltori ed allevatori che riescono a convivere con il lupo e l'orso e che se si realizzano le misure di protezione i problemi per loro si risolvono.

Joanna Schönenberger

Comunque anche senza contradditorio le risposte dell'esperta alle domande critiche del giornalista Alain Melchionda non sono per niente convincenti.

Clicca qui per vedere la trasmissione dal titolo "L'orso e il lupo in casa"

 

Tiefencastel, 20.03.2015 - Dopo la mozione „antilupo“ dell’on. Engler seguirà anche una mozione antiorso? O sarà previsto un concetto generale per tutti i grandi predatori?

a cura del Comitato AT senza GP

Il lupo l’ha fatta da padrone a Tiefencastel, dove venerdì scorso il 20.03.2015 per la prima volta, ATsenzaGP ha tenuto l’assemblea generale ordinaria oltre Bernina. Infatti entro i confini nazionali scorazzano già circa 25 lupi. Nei paesi di Untervaz, Haldenstein, Mastrils, Felsberg, Trin, Vättis, ecc., le scorribande del primo branco svizzero che si è costituito nel massiccio del Calanda rivelano la vera entità del problema, ovvero l’assurdità di un reinserimento forzato che può causare solo danni ad ambedue le parti in causa. Questi lupi cacciano cervi vicino alla strada principale, azzannano caprioli addirittura nel centro del paese, ululano di notte e nuotano nel fiume Reno. In Vallese è comparsa adesso anche una lupa e quindi è più che ovvio che presto si formerà un secondo branco.

Parliamo già di un progetto fallito

Secondo Georges Schnydrig, granconsigliere vallesano, presidente della Commissione granconsigliare grandi predatori, sindaco di Lalden e ospite all’assemblea, qui da noi non c’è posto per i grandi predatori. Il progetto di reinsediamento fa acqua da tutte le parti ed è praticamente già fallito; al massimo si corre ai ripari per mezzo di piani elaborati dai soliti tecnocrati che scimmiottano più o meno la politica del pompiere. Una corretta coesistenza tra presenza umana, attività antropiche e fauna selvatica nei nostri territori alpini è da ritenere alla luce dei problemi emersi impossibile. Esiste solo nella fantasia di certi sognatori che non vivono in montagna, o, se sì, tra le nuvole. Schnydrig afferma che l’umore della gente si farà davvero rovente quando nell’intero arco alpino si formeranno altri branchi di lupi, come quello del Calanda (GR/SG).

L’esperienza altrui dovrebbe insegnare

All’assemblea di Tiefencastel è stato invitato a riferire anche Daniele Massella, laureato in agronomia, consigliere comunale di Erbezzo, allevatore di mucche da latte, vicepresidente dell’Associazione a tutela della Lessinia. Il suo messaggio è stato chiaro: l’esperienza dell’anno scorso conferma ancora una volta che la convivenza tra lupi e animali domestici è impossibile. Anzi, più che comprovata, perdipiù pagata con la più dura delle esperienze personali.

Questa è la storia raccontata da un giovane allevatore che vorrebbe continuare a vivere e lavorare in e con la montagna.

La presunta reintroduzione riuscita

Cominciamo però a raccontare la vera favola, i cui protagonisti sono Slavc e Giulietta, due lupi che si amano e hanno messo su famiglia da quelle parti. Si dice che siano giunti „per caso“ sul plateau della Lessinia, un territorio che può ospitare d’estate al pascolo anche 8000 capi di bestiame. È grazie ai „biocorridoi“ che lui, Salvc, il maschio dinarico-balcanico, e lei, Giulietta, l’italica femmina docg, si sono potuti incontrare nel 2012 e mettere finora felicemente al mondo, due cucciolate, la seconda pare di ben sette cuccioli. Un simile presunto miracoloso ricongiungimento e la formazione di un nucleo familiare di esemplari di due distinte popolazioni (quella balcanica e quella italiana), perdipiù non più in contatto da secoli, è considerato dagli esperti un evento di elevatissimo valore biologico.

Non tutti sono d’accordo

Questo comunque solo per gli uni, per altri si tratta invece della bufala del secolo. Per i primi questi lupi dovrebbero costituire il „simbolo della rivincita della natura“. Per gli altri invece si tratta per contro di un vero e proprio clamoroso raggiro, perpetrato dietro le quinte con i soldi dei contribuenti da parte dei soliti manipolatori di Madre Natura. C’è chi dice che la Lessinia (e forse anche altri luoghi...) sia stata prescelta ed eletta a campo sperimentale. Se lì l’esperimento di ripopolazione fosse riuscito, ci sarebbe stata la comprova che il progetto aveva un capo e pure i piedi.

Gli allevatori (e non solo) chiedono altre soluzioni

La conclusione degli allevatori della Lessinia è comunque già chiara fin d’ora: „Bisogna mettere i lupi nei recinti, non le mucche. Essi vanno collocati in ambienti più adatti“.

E semmai, in quali dell’Arco alpino? Nota bene, parliamo di una sola coppia di lupi in compagnia dei loro primi cucciolotti. Quando i due amanti si ritrovarono sull’altopiano della Lessinia (ovvero vennero introdotti, come affermano i più realisti), la loro caccia si concentrava sulla fauna selvatica (cervi, caprioli, cinghiali). Ben presto però queste creature carnivore, che pure hanno un cervello e si trovarono così improvvisamente trapiantati nel paese di bengodi (c’è chi li chiama „opportunisti“, non intelligenti come invece dimostrano di essere...), scoprirono gli animali da reddito, ben recintati (reti elettrificate secondo i consigli dei periti) e custoditi da allevatori e cani, addirittura in ricoveri notturni, in numero abbondante, a portata di mano, poco propensi alla fuga, assai grassi e succulenti.

mucca sbranata in Lessinia

In Lessinia l’anno scorso i bovini in alpeggio sono stati circa 5000. I primi animali predati dopo i selvatici furono gli ovini, poi i vitelli, le manze e quindi gli asini. Animali di poca stazza all’inizio. Ma ora Slavc, Giulietta e figliolanza non si accontentano più di queste minuscole prede ed attaccano animali di quattro o cinque quintali. La situazione che si è manifestata in Lessinia e nella parte del Trentino visitata dagli undici intrusi parla chiaro: 60 capi predati nel 2014, più l’uccisione di un cane labrador.

Labrador ucciso dai lupi in Lessinia

Perché tutto questo dovrebbe interessare più di quel tanto a noi valposchiavini?

Anche noi siamo „opportunisti“ e difatti di solito non ci scomodiamo a far scorrere tanto inchiostro se un lupo fa disastri altrove o se un orso attacca un umano in Canadà. Ma se succede sotto casa, la faccenda è tutt’un’altra cosa. Il nostro territorio è vocato pure all’alpeggio per mandrie e greggi. Se consideriamo che tutto questo può capitare anche a noi, tutto ciò non ci deve lasciare indifferenti ed è giusto che ci allarmiamo prima che sia troppo tardi. Anche dalle nostre parti tante volte non si fa quel che serve al territorio ma quel che serve a poteri occulti che si infiltrano nelle Alpi per scopi inconfessabili. Considerati i cosiddetti „biocorridoi“ già citati più sopra, che potrebbero corrispondere davvero alle autostrade, dove si trasportano merci, animali e umani in modo comodo e veloce, l’arrivo del lupo potrebbe essere già dietro l’angolo. E la storia della Lessinia potrebbe assomigliare fin troppo alla nostra di un domani non tanto lontano. Nelle diverse prese di posizione, fra cui anche la nostra, all’Ufficio federale dell’ambiente è stato chiesto che il nuovo concetto debba aver validità non soltanto per il lupo, ma anche per gli altri grandi predatori, compreso dunque anche l’orso per il nostro specifico caso di esposizione diretta.

 

La posizione di ATsenzaGP

ATsenzaGP si oppone a tutto questo teatrino. Ed è ben lieta di poter annunciare che a partire da venerdì u.s., 20 marzo, non è più solo un’associazione valligiana, bensì cantonale. E già spunta quella mantello, un’associazione svizzera per un territorio nazionale (o almeno per quello dei cantoni di montagna, se gli altri non lo vogliono) senza grandi predatori!

 

Comitato ATsenzaGP

 

„Valli abbandonate e inselvatichite non possono essere uno scenario accettabile e non servono a nessuno“. MontagnaViva desidera promuovere il rilancio attivo delle zone periferiche e di montagna del Ticino

Questo Territorio rappresenta almeno l’80% del territorio cantonale ticinese, anche se conta una bassa percentuale di popolazione. La presenza dell’uomo in queste regioni va difesa con ogni mezzo e deve essere promossa la creazione di nuovi posti di lavoro, che garantiscano e incrementino la residenza nei villaggi delle Valli.

Quali persone attive da decenni a livello regionale, cantonale e nazionale nella difesa degli interessi delle popolazioni di montagna e delle attività che ne conseguono, sin dal 2011 seguiamo con apprensione la tematica della ricomparsa sul territorio Ticinese e Svizzero dei grandi predatori e in particolare del lupo.

Costatiamo che purtroppo la problematica è sfuggita di mano a coloro (politica e pubblica amministrazione) che dovevano e devono occuparsi della tutela della vita e dell’essenziale e irrinunciabile presenza dell’uomo nelle zone alpine. La nostra presa di posizione tratta le conseguenze nefaste della presenza di grandi predatori per l’agricoltura, per gli allevatori di animali da reddito, per gli abitanti stessi dei nostri villaggi di montagna, per il settore del turismo e per il paesaggio.

Ci teniamo a sottolineare che le nostre considerazioni sono in sintonia e accordo con quelle di altre importanti associazioni Nazionali, in particolare l’Unione Svizzera dei Contadini – USC, il Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna – SAB, la Federazione Svizzera d'Allevamento Ovino – FSAO, la Federazione Svizzera d'Allevamento Caprino – FSAC, la Federazione Caccia Svizzera, l’Unione Contadini ticinesi… che rappresentano o sono vicine al settore primario, quello (più) colpito dal ritorno dei grandi predatori.

Logo Montagna Viva

MontagnaViva rifiuta questa revisione del regolamento sulla caccia. Per spiegare la nostra posizione, riprendiamo anche le nostre osservazioni dallo scritto del 4 settembre 2014, dove ci eravamo espressi sul progetto di revisione della strategia lupo - lince Svizzera. La situazione non è cambiata per niente, anzi si può dir tranquillamente che è peggiorata. Nel Ticino il recente rilevamento di due nuovi lupi mai conosciuti in presenza (M47 e M51) crea nuove fonti di preoccupazione.

Rileviamo con delusione che questa consultazione è molto simile alla strategia lupo presentata nel 2014. In effetti, molti dei punti e delle proposte più criticate della strategia precedente si ritrovano in questa revisione del regolamento sulla caccia (es. Art. 4bis; Regolazione dei lupi), dove una volta ancora la problematica dei grandi predatori, basandosi però anche sul punto di vista degli animali da reddito, è completamente tralasciata.

I punti generali che ci concernono sono sempre gli stessi, siccome i concetti proposti dall’UFAM sono semplicemente un ulteriore incentivo per la diffusione del lupo in Svizzera. Si dice che il pupo perde il pelo, ma non il vizio!

Il regolamento sulla caccia, la legge sulla caccia (p.es. art. 12, cpv. 4) e il concetto del lupo devono essere coordinate e non sovrapporsi. L'adattamento frammentario di ognuno impone troppo sforzo amministrativo, procedure burocratiche contradditorie, con conseguenti costi elevatissimi. Nuovi aggiustamenti del regolamento e della legge sono già stati resi noti dall'UFAM nella relazione illustrativa (p. 3).

In questo contesto, stupisce il comportamento della Confederazione che considera le mozioni 14.3151 (coesistenza tra lupo e popolazioni di montagna - Engler) e 14.3570 (lupo una specie cacciabile - Imoberdorf) come rilevanti e da attuare, mentre non considera alla stessa maniera e non ha ancora messo in pratica la mozione 10.3264 (revisione dell'articolo 22 della Convenzione di Berna - Fournier), sebbene quest’ultima sia stata accettata già nel 2010 da entrambe le camere.

Ora che la mozione Engler è passata definitivamente in Parlamento (12.03.2015), il Consiglio Federale sarà incaricato di presentare un progetto di revisione della legge federale sulla caccia (art. 7 LCP) finalizzato alla regolazione delle popolazioni di lupi, quindi quando la legge verrà modificata si dovrà ancora modificare il regolamento. Speriamo di finalmente non dover ancora una volta ripetere le stesse cose e portare gli stessi argomenti, ma che il lavoro nell’Amministrazione si attui e si concretizzi nel rispetto dei mandati parlamentari.

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