(28.02.17) Ci uccidete per imporre la vostra civiltà di plastica. Ci uccidete con ipocrisia, camuffando il genocidio con il pretesto di quella natura che state distruggendo e del lupo elevato a bandiera

di Anna Arneodo

Sta nevicando: neve di febbraio, pesante, neve che già sente la fine dell’inverno. Pochi chilometri più a valle è già pioggia; qui è passato stanotte tardi lo spazzaneve, ma ora si sale solo con le catene.

Le stalle sono piene di agnelli: belli, grassi, sono già agnelloni oltre i 30 kg, ma quest’anno nessuno riesce a vendere … la crisi, l’importazione …? Intanto nelle stalle pecore e agnelli mangiano… Fuori del giro dei pastori nessuno si accorge di niente. L’altro ieri ho parlato con un pastore: un gregge di una cinquantina di bestie adulte, la passione che lo teneva vivo per continuare:

« Come vanno le bestie? »

« Ne ho caricate 82, le ho tolte tutte, basta! Non vendi più un agnello, d’estate l’alpeggio, d’inverno il fieno, il lupo, la burocrazia che ti mangiano. Ho chiuso tutto! »

Un’altra sconfitta! Pian piano questa società ci sconfiggerà tutti, chiuderà la montagna, ne farà un grande parco da sorvolare con gli elicotteri, per posarsi sulle punte- eliturismo!- e guardare dall’alto il presepio delle borgate abbandonate. Questo sarà fra poco la nostra montagna! E intanto: il lupo! Povero lupo, il simbolo ecologico, il simbolo della coscienza sporca di tanta gente, salviamo il lupo! “ La Stampa” di mercoledì 1 febbraio ne ha una pagina piena: non una parola sui pastori, su chi vive e mantiene viva la montagna. Chi scrive, chi protesta, chi difende il lupo e le teorie ecologiste sta in città, ha lo stipendio assicurato, tanto tempo libero per farsi sentire, magari è anche vegano per sentirsi la coscienza pulita.

Noi pastori, allevatori, gente di montagna siamo quassù a presidiare il territorio, a mettere in pratica quotidianamente l’ecologia( ecologia- da “oikos”= casa), noi difendiamo ogni giorno la nostra casa, il nostro paese, il nostro ambiente.

Sopra: Anna fa il fieno con i figli per le sue pecore. Per solidarizzare con Anna scriverle a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ma di noi nessuno si ricorda, diamo perfino fastidio, siamo pietra di inciampo. Noi, gente della montagna, che da secoli su questa terre scomode abbiamo saputo creare una cultura, una sapienza di vita per sopravvivere in un ambiente ostile, noi con la nostra storia, la nostra lingua, noi non contiamo niente: l’economia e la politica hanno deciso così.

Vivi ormai quassù ogni giorno con una malinconia, una inquietudine dentro che ti spegne ogni entusiasmo, ogni voglia di combattere.

Ci state massacrando. È un nuovo genocidio della montagna, fatto senza sporcarsi le mani.

Ultima bandiera il lupo.

Anna Arneodo

Stimati soci e simpatizzanti

Siete gentilmente invitati alla quinta Assemblea generale dell’Associazione Territorio senza Grandi Predatori/GR:

  • venerdì 31 marzo 2017, ore 20.00,
  • ristorante zur alten Brauerei, Neudorfstrasse 12, 7430 Thusis

Ordine del giorno:

  • 1. Introduzione
  • 2. Nomina scrutatori
  • 3. Approvazione dell’ordine del giorno
  • 4. Verbale della quarta assemblea generale del 23 aprile 2016
  • 5. Relazione del presidente
  • 6. Rapporto cassa
  • 7. Rapporto revisori
  • 8. Elezioni/dimissioni
  • 9. Budget 2018
  • 10. Quota sociale 2018
  • 11. Attività previste pe il 2017-18
  • 12. Diversi
  • 13. Visione del Film di Bruno Lecompte in lingua tedesca “Le pesanti conseguenze del ritorno del lupo in Francia”, versione tedesca (circa 73 minuti)

Il CD propone di lasciare a 30.- fr la tassa sociale per le persone fisiche e di aumentare quella per le persone giuridiche, per es. a 100.- fr o a 1.- fr per membro attivo della relativa organizzazione.

Preghiamo tutti i membri di voler versare la tassa sociale ed eventuali contributi sul nostro conto corrente postale. Sono benvenuti anche ritardatari del 2016.

Invitiamo inoltre i soci che nel frattempo avessero un indirizzo e-mail, di volercelo comunicare, con ciò risparmiamo spese e possiamo propagare informazioni importanti a breve scadenza.

Cordiali saluti

Rico Calcagnini, presidente ad interim ATsenzaGP

Indirizzo:

  • ATsenzaGP
  • Fermoposta
  • 7742 Poschiavo

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Banca:  ATsenzaGP IBAN: CH02 8110 3000 0046 7914 8

Ristorante zur alten Brauerei, Neudorfstrasse 12:

Uscire dall’autostrada a Thusis Sud, continuare in direzione del paese, posteggiare sul grande parcheggio della Migros, a destra prima della rotonda, salire a piedi verso la Neudorfstrasse

Nel periodo tra il 21 gennaio e l’8 febbraio 2017 un lupo ha ucciso complessivamente oltre 40 pecore in Bregaglia, in Valle Leventina (Cantone Ticino) e in Mesolcina. In tre casi, più precisamente a Stampa, Faido e Cama, in base ad analisi genetiche è stato possibile attribuire gli attacchi allo stesso lupo M75.

Cantone Ticino e il Cantone dei Grigioni

In virtù dell’art. 9bis dell’ordinanza federale sulla caccia può essere rilasciata un’autorizzazione di abbattimento per singoli lupi che causano danni rilevanti ad animali da reddito. Un danno ad animali da reddito causato da un singolo lupo è considerato rilevante tra l’altro se nel suo areale abituale di attività sono uccisi almeno 25 animali da reddito nell’arco di un mese nonostante siano state adottate misure di protezione del bestiame. I danni verificatisi sul territorio di due o più Cantoni devono essere valutati in modo coordinato dai Cantoni interessati. L’autorizzazione di abbattimento deve servire a prevenire altri danni ad animali da reddito.

Il Cantone Ticino e il Cantone dei Grigioni hanno emanato di comune accordo una decisione di abbattimento del lupo M75. La durata di quest’ultima è limitata a 60 giorni.

La difficoltà di abbattere in maniera mirata il lupo M75 risiede nel comportamento tipico di un lupo non stazionario, ossia nei frequenti e rapidi spostamenti su grandi distanze. Pertanto ci sono buone possibilità che il lupo M75 sia responsabile anche dell’attacco a sette pecore avvenuto il 18 febbraio 2017 a Trun. La modalità d’azione a Trun infatti è identica a quella di Cama e di Faido. Per tale ragione, nel Cantone dei Grigioni, oltre alle due valli meridionali della Mesolcina e della Bregaglia, anche la Surselva viene inserita nel perimetro di abbattimento. 

Anche quest’anno 2017 la strage di animali d’allevamento da parte del lupo continua senza sosta

di Rico Calcagnini,

Presidente ad interim dell’«Associazione Territorio senza Grandi Predatori/GR»

 

Infatti, già il 21-22 gennaio si lamentò la perdita di due agnelli in Bregaglia, nella regione di Stampa, dove il lupo penetrò in un recinto protetto. Subito di seguito, ad inizio febbraio, a Faido, si registrò una vera e propria carneficina, con 29 pecore uccise; il 9 dello stesso mese, il lupo si intrufolò in una recinzione nei pressi di Cama, in Mesolcina: anche qui, sette capi, fra cui agnelli e pecore madri, perirono miseramente in seguito ai morsi del lupo; nel contempo altre nove pecore vennero pure ferite gravemente e quindi dovettero essere a loro volta soppresse. Il 22-23 febbraio il lupo riuscì a superare una recinzione di oltre due metri di altezza a Mastrils, uccidendo altre quattro pecore.

Lupo del Calanda

Alla luce di questi gravi e ripetuti fatti e, specialmente dopo che, il 18 febbraio, un altro lupo si introdusse in una stalla nei pressi di Trun, uccidendo qui una pecora e subito dopo nei pressi di insediamenti umani situati più in basso, altre sei, la tematica della reintroduzione dei grandi predatori è tornata al centro dell’attenzione pubblica. Il nostro ispettore cantonale della caccia e della pesca Georg Brosi ritiene che il lupo abbia superato qualsiasi limite tollerabile e che oggi altri attacchi alle greggi sono possibili, ovunque e in qualsiasi momento, poiché nei Grigioni, ad oggi, circa 20 lupi spadroneggiano sul territorio. Secondo Brosi, questi lupi, nei primi due mesi dell’anno, sono già responsabili della morte di ben 29 pecore, direttamente uccise o lese dal predatore in modo talmente grave da dover essere liberate per mano dell’uomo dalle atroci sofferenze inferte.

Noi dell’«Associazione Territorio senza Grandi Predatori» siamo allarmati, in considerazione del fatto che il lupo, alla ricerca del suo bottino, non disdegna de facto qualsiasi difficoltà od ostacolo, penetrando con incredibile baldanza e con un salto di 1.15 metri addirittura nell’interno di una stalla. Ciò dimostra che i predatori, assai furbastri, diventano sempre più sicuri di sé e contemporaneamente sempre più aggressivi e audaci nel loro comportamento, poiché hanno notato che, essendo incondizionatamente protetti, non devono per nulla temere l’uomo e tanto meno le sue dimore.

In questo contesto la nostra associazione assume un ruolo molto importante per quanto riguarda l’informazione oggettiva e puntuale alla popolazione. A mano dei fatti accaduti, si mostrano le inevitabili conseguenze dell’aumento sconsiderato del numero di grandi predatori, e questo grazie anche a un continuo scambio di informazioni con le nazioni vicine che condividono purtroppo da molto tempo le stesse numerose esperienze negative.

Ad esempio, in Italia le stime ufficiali parlano di 2000 lupi presenti sul territorio, di cui molti di razza impura. Tali cifre sono però smentite in un suo studio del 2010 dal segretario generale dell’Associazione italiana per il «Wilderness» (AIW) Franco Zunino, che ha stimato la presenza di ben 4500 lupi. Egli si dichiara molto indignato in merito alla decennale protezione assoluta dei lupi, inclusi tutti i possibili ibridi. Questa organizzazione in effetti sostiene l’insediamento del lupo, ma naturalmente solo quello di razza pura, ossia il Canis lupus italicus. Non dimentichiamo che la maggioranza dei lupi che raggiungono la Svizzera provengono dall’Italia e che quindi ogni genere di razza è possibile.

In Francia, secondo le stime ufficiali del 2016, i lupi in circolazione erano almeno 300 (più probabilmente da 400 a 600) e il numero di attacchi sfiorò le 10’000 unità. Come illustra bene il film «Le gravi conseguenze del ritorno del lupo in Francia» (Versione tedesca: https://youtu.be/sT_2iv3QwtE), di Bruno Lecomte, la protezione delle greggi dai grandi predatori funziona male: i lupi si adattano molto in fretta ai diversi provvedimenti protettivi e sviluppano puntualmente nuove strategie d’attacco.

In Germania, il numero dei lupi è stimato a 500, con tendenza all’aumento.

Il motto della nostra «Associazione Territorio senza grandi Predatori» vuole essere: «Agire prima che sia troppo tardi!». Noi rappresentiamo gli interessi della popolazione direttamente toccata dal problema e curiamo il contatto con le autorità ed i politici. Noi vogliamo mantenere le regioni di montagna quali aree ricreative libere per il turismo, per lo sport e quale ambito da sfruttare economicamente. Noi vogliamo una convivenza pacifica tra gli abitanti, in armonia con la natura, che ora è messa in forse dalla presenza di grandi predatori.

Dopo che l’orso M13 ha terrorizzato la Valposchiavo per un anno intero, i residenti hanno fondato l’«Associazione Territorio senza Grandi Predatori». L’associazione, che si estende oggi su tutto il cantone, conta oltre 600 soci, comprese anche diverse associazioni regionali e cantonali nell’ambito dell’agricoltura.

Nel corso del 2015 sono nate simili associazioni anche in altri cantoni e tutte assieme hanno costituito l’associazione nazionale “Territorio svizzero senza grandi predatori”, con sede presso il “Gruppo svizzero per le regioni di montagna” (SAB), a Berna.

Con la fondazione della «Vereinigung zum Schutz der Jagd- und Nutztiere vor Grossraubtieren» della Svizzera centrale, in novembre 2016, a Rothenthurm, con oltre 500 partecipanti, nell’associazione cappello oggi sono rappresentate sette associazioni in rappresentanza di 14 cantoni.

Queste associazioni cantonali operano in linea di massima in ambito regionale; per contro l’associazione cappello principalmente a livello parlamentare federale. Alla luce della rapidità con cui si evolve la situazione con i grandi predatori, specialmente per quanto riguarda i lupi al momento, è necessario rafforzare l’opposizione contro l’aumento incontrollato di questi pericolosi carnivori.

Una possibilità di sostegno alle nostre attività può essere ottenuta diventando socio della nostra associazione. (www.atsenzagp.org).

 

06.02.2017 - Dopo un anno 2016 relativamente tranquillo la problematica della presenza nel territorio di lupi è ritornata di attualità nel nostro Cantone. Nel fine settimana tra il 28 al 29 gennaio vi è stata la predazione di almeno 22 pecore sopra la frazione di Tengia nel Comune di Faido. Il bestiame era ricoverato in una stalla con un’area antistante debitamente recintata (stabulazione libera), il predatore o i predatori hanno superato questa recinzione! Sembra che nei giorni precedenti nella medesima zona vi sia stata un’altra mattanza di almeno 4 agnelli.

di Germano Mattei e cofirmatari

Seppure siano attesi i risultati delle analisi del DNA, gli esperti dell’Ufficio Caccia e Pesca e il Servizio veterinario riconducono queste aggressioni all’azione di uno o più lupi. Inoltre mercoledì 25 gennaio un lupo è stato ripreso da una foto trappola posata all’imbocco della strada che sale ai monti di Bodio. Costatiamo sempre più che il grande predatore, dopo decenni di assoluta protezione a conseguenza dei disposti della Convenzione di Berna (datata dal 1979), sta perdendo l’atavica paura nei confronti dell’uomo e non di rado si avvicina agli insediamenti.

Germano mattei

PREMESSA

La problematica è molto controversa e naturalmente vi è una parte della popolazione e alcune Associazioni che sostengono la presenza e il prolificare di queste belve nocive appellandosi alla “biodiversità”.
D’altro canto vi è chi afferma che il nostro territorio non è adatto a ospitare la presenza dei grandi predatori, poiché causano gravi danni, mettendo in pericolo l’esistenza dell’allevamento e della pastorizia – specialmente di ovini e caprini –, inducono all’abbandono degli alpeggi, con il conseguente inselvatichimento e deperimento geo-morfologico di vaste aree montane. Ne consegue pure il latente pericolo della scomparsa dei tanto ricercati prodotti “nostrani” di provenienza a chilometro “0”. Ripercussioni negative vi sono poi nel settore del turismo e in generale per l’economia delle regioni di montagna.

Quale reazione attiva per contrastare e gestire questa situazione problematica nel corso del 2015 sono state fondate delle Sezioni cantonali per un “Territorio senza grandi predatori” (Grigioni, Ticino, Vallese, San Gallo-Glarona-Appenzello, Friborgo, Vaud e dal 18 novembre la Sezione Svizzera Centrale con i Cantoni di Lucerna, Obwaldo, Nidwaldo, Uri e Svitto). Le Sezioni cantonali si sono poi riunite il 10 settembre 2015 in un’Associazione mantello a livello Nazionale che conta quasi duemila aderenti (www.lr-grt.ch).

A livello di Parlamento Nazionale nel 2010 le Camere federali hanno approvato la Mozione del Consigliere agli Stati vallesano Jean-René Fournier (doc. no.10.3264), che chiedeva la revisione dell’articolo 22 della “Convenzione di Berna”. Detta Convenzione, datata anno 1979, impone a livello internazionale la protezione assoluta di questi predatori, lupo in particolare. In questi ultimi quarant’anni il lupo è passato da specie in via di estinzione a una specie in evidente e inarrestabile espansione in tutto l’arco alpino. In pochi anni in Svizzera si sono formate diverse mute: segnatamente nel Calanda Grigionese, in Val Morobbia (con due distinte cucciolate nel 2015 e nel 2016), nell’Alto e medio Vallese, Canton Uri e sembra anche in alte zone della Svizzera Centrale. Oramai la presenza sporadica o costante del lupo e della lince sono segnalate in ogni parte della Svizzera, persino nei centri urbani o nelle loro vicinanze. Sino a tutt’oggi la decisione delle Camere federali di approvare la Mozione Fournier non ha trovato applicazione da parte del Governo federale! Questo atteggiamento del Consiglio federale lascia stupiti, poiché l’Esecutivo federale aveva esplicitamente affermato che doveva essere messa in atto ogni misura necessaria per non rendere più difficile il lavoro degli allevatori e della vita nelle Regioni di montagna. Nel 2015 le Camere federali hanno pure accolto la Mozione del Consigliere agli Stati grigionese Stefan Engler (doc. no. 14.3151) denominata “Convivenza tra lupi e comunità montane”, che chiedeva la revisione della Legge federale sulla caccia, per consentire la regolazione della popolazione di lupi nell’ambito della Convenzione di Berna. La consultazione sulla revisione di questa Legge è stata avviata dal Consiglio federale il 24 agosto 2016 e si è conclusa il 30 novembre u.s..

Il Canton Vallese, particolarmente toccato dalle predazioni di lupi, ha presentato nel 2014 un’iniziativa cantonale “lupo, la festa è finita” (doc. no. 14.320). Quest’iniziativa in particolare chiede che la convenzione di Berna sia rinegoziata come deciso dalle Camere federali, introducendo una riserva che escluda la protezione del lupo. La richiesta vallesana (imparentata con l’atto parlamentare doc. no. 14.3570 Imoberdorf/Rieder) è stata respinta dal Consiglio degli Stati il 9 marzo 2016 con 26 sì e 17 No e poi approvata dal Consiglio Nazionale il 14 settembre 2016 con 101 voti contro 83, rinviando l’iniziativa al Consiglio degli Stati. In questi giorni la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’enegia (CAPTE-E) della Camera alta si è di nuovo confrontata con l’iniziativa vallesana e ha invitato il Consiglio federale di varare la modifica della Legge federale sulla caccia entro il prossimo autunno. Nel caso che le misure che saranno proposte non saranno sufficienti, la Commissione si riserva di riprendere l’iniziativa per introdurre le correzioni necessarie. Nel contempo la CAPTE-E chiede che il Consiglio federale s’impegni, nel contesto della Convenzione di Berna, affinchè la protezione del lupo sia allentata.
Sempre nel Canton Vallese è in atto una raccolta di firme a sostegno dell’iniziativa popolare “per un Canton Vallese senza grandi predatori”, che propone un nuovo articolo costituzionale mirato alla gestione e regolazione di queste speci alogene. La raccolta firme si concluderà ad inizio maggio 2017 e sin’ora ha già raccolto più di novemilacinquecento firme. L’iniziativa popolare vallesana si può già considerare riuscita e il Popolo di questo Cantone dovrà votare in merito.

In questi giorni anche il Parlamento del Canton Uri ha approvato con 41 voti favorevoli (16 i contrari e tre gli astenuti) una risoluzione che invita il Consiglio di Stato di voler adottare provvedimenti più efficaci al fine di ridurre i danni causati dal predatore nell’agricoltura, rilevando che la protezione delle greggi è un fallimento e i conflitti legati al predatore si moltiplicano.

Un altro tema riferito alla problematica dei Grandi predatori che in questi ultimi mesi si pone a livello nazionale s’incentra sulla domanda a chiedersi se in Svizzera vi sono solo lupi o se sono anche presenti degli ibridi della stessa specie, ossia l’incrocio cane-lupo. L’ibridazione del lupo non esiste in natura giacché specie creata dall’uomo e notoriamente è meno schiva del lupo verso l’uomo e i suoi insediamenti. Il dibattito è in corso e non ha ancora nessuna risposta.

A livello della Confederazione e dei Cantoni il dibattito e le azioni concrete sono in discussione e in via di elaborazione. Si deve costatare che a livello nazionale, seppure molto lentamente, qualcosa si muove e che le sensibilità vanno mutando.

E NEL CANTONE TICINO COSA SUCCEDE?

Anche a livello cantonale la “problematica lupo” e in generale dei grandi predatori è in questi anni assai dibattuta e oggetto nel paese di vivaci e contrastanti dibattiti e confronti.
L’attualità della problematica è dimostrata dai numerosi atti parlamentari presentati negli ultimi quindici anni da diversi Deputati. Quest’attività parlamentare ha impegnato più volte il Consiglio di Stato in argomentazioni e risposte.

A titolo orientativo facciamo seguire la lista dei vari interventi presentati dai deputati: Eva Feistmann (doc. no. 84.02), Elena Bacchetta (doc. no. 50.13), Patrizia Ramsauer (doc.ti no. IG584/283.13), Regazzi Fabio (doc.ti no. 22.01/256.07), Norman Gobbi (doc. no. 150.06), Sergio Savoia (doc.ti no. 47.06/282.13), Fabio Badasci (doc.ti no. 103.11/83.14), Francesco Maggi (doc.ti no. 141.08/375/1090/IG404), Cleto Ferrari (doc.ti.no 476/432/1129), Franco Celio (doc.ti no. 417/432/134.04/1009/31.06), Germano Mattei (doc. no. 1631), messaggio no. 6083 sulla mozione no. 20.2.2006 di Cleto Ferrari/Franco Celio/Norman Gobbi (doc. no. 476), messaggio no. 6046 sulla mozione no. 21.06.2005 di Franco Celio/Cleto Ferrari/+6 cofirmatari, messaggio no. 5901 sulla mozione 10 maggio 2004 di Francesco Maggi/+14 cofirmatari, messaggio no. 7081 sulla mozione no. 17.12.2013 di Franco Celio/+11 cofirmatari, messaggio no. 5894 sulla mozione no. 18.04.2005 di Franco Celio.

Si evince che la problematica della gestione dei grandi predatori ha impegnato a scadenze regolari il Consiglio di Stato e il Parlamento, coinvolgendo parlamentari di diverse sensibilità e provenienza politica. Il tutto evidenzia quanto è sentita la tematica, con le preoccupazioni che solleva, unitamente alle conseguenze psicologiche, di sensibilità ed economiche che coinvolgono i diversi attori presenti nel territorio.

In particolare vi è da ricordare la decisione del Gran Consiglio del 23 novembre 2015 sulla mozione 17 dicembre 2013 presentata da Franco Celio e con firmatari (Badaracco-Dominé-Galusero-Garzoli-Gianora-Giudici-Gobbi-Orsi-Pellanda-Schellmann-Vitta), denominata: rivedere le norme a protezione dei lupi. Il Gran Consiglio con 61 voti favorevoli 7 contrari e 8 astensioni ha approvato il rapporto della Commissione della legislazione, accogliendo la mozione che chiedeva al Governo di identificare eventuali misure di accompagnamento alla revisione della legge, adottabili anche a livello nazionale. A onor del vero nessuna azione concreta è conosciuta a tutt’oggi da parte del Governo nello spirito della decisione del Gran Consiglio.

In questo contesto il Consiglio di Stato non ha ancora dato risposta concreta, tra l’altro più volte promessa, alla decisione del Gran Consiglio del marzo 2010 in cui si stabiliva: “oltre al risarcimento dei capi predati, vanno risarciti i costi derivanti dalla ricerca e dal ricupero dei resti delle carcasse, nonché dalla perdita del prodotto conseguente”. Una risposta a questa tematica è urgente anche in considerazione delle recenti predazioni avvenute negli anni scorsi, nel 2016 (Monte Carasso, Capriasca – Val Colla, Val Bavona, Auressio, Brontallo) e in questi giorni in Val Leventina.

In concreto sul terreno si costata che da parte degli allevatori vi è un’accresciuta sensibilità alla protezione delle greggi mediante recinzioni apposite e l’uso di altri metodi di prevenzione (cani di sorveglianza, lama, ecc.). Nonostante questi accorgimenti di prevenzione le predazioni continuano, anche tra l’altro intaccando in modo preoccupante l’habitat della selvaggina (camosci, caprioli e piccoli cervi in particolare). Si deve sempre più costatare che le auspicate misure di protezione non sempre sono all’altezza della scaltrezza di questi animali selvatici che, grazie all’innato istinto alla predazione, facilmente si adattano alle situazioni trovando astuti metodi per aggirarle.

Nell’ambito delle misure di prevenzione che si possono prevedere e attuare si è sempre nell’attesa delle conclusioni dello Studio che il Consiglio di Stato ha affidato il 21 giugno 2014 allo Studio Agridea SA di Losanna con un onorario previsto di fr. 107'976. Lo studio doveva effettuare un’analisi strutturale dell’applicazione delle misure di protezione delle greggi in Ticino e doveva essere presentato per il mese di aprile 2015. A quasi due anni dalla sua preventivata conclusione l’atteso elaborato purtroppo non è ancora stato pubblicato.

A livello cantonale, nel sito web del Dipartimento del Territorio, esiste poi un’interessante rubrica-statistica con registrate le predazioni che sono ufficialmente riconosciute (http://www4.ti.ch/dt/da/ucp/temi/grandi-predatori/comunicati-e-attualita/attualita/). Purtroppo si costata che la statistica non è più aggiornata dal 18 gennaio 2016, seppure nel frattempo vi sono state diverse predazioni.

Si conclude che della problematica dei “grandi predatori” nel nostro Cantone si è parlato e si parla assai, tra l’altro con diverse chiare prese di posizione del Parlamento assunte a larga maggioranza, ma poi in concreto si costata da parte dell’esecutivo la mancanza di determinazione politica a voler affrontare concretamene e di petto la problematica che sta diventando sempre più preoccupante. Non è più sostenibile la giustificazione che si tratta in prevalenza di una tematica gestita e di competenza della Confederazione. Sulla scorta delle azioni concrete intraprese dai Cantoni citati in precedenza, riteniamo che sia giustificata e necessaria un’incisiva azione cantonale nei confronti del Consiglio Federale. Necessarie sono pure azioni concrete a livello cantonale che diventano sempre più urgenti e indispensabili.

Si deve comunque costatare che a livello dei settori immediatamente coinvolti nella problematica, come il corpo dei Guardia Caccia e dei funzionari della Sezione agricoltura, vi è una buona disponibilità nell’attuazione di azioni concrete come, per esempio, il rilevamento delle aggressioni in loco e il prelievo dei reperti autoptici e con la messa in attuazione di un sistema di allarme via SMS per gli allevatori e con la messa a disposizione di kit di soccorso.

CONCLUSIONI

L’abbandono che è in atto da decenni di vaste aree alpine, i nuovi orientamenti della politica agricola, legislazioni eccessivamente conservatrici e di protezione, la ricerca di effimere comodità, la globalizzazione sociale ed economica, sono realtà che causano lo spopolamento d’interi villaggi e vuotano le vallate. Si sta disegnando con continuità e senza interruzione un territorio abbandonato e adatto al ritorno e alla diffusione dei grandi predatori. La mancanza della presenza capillare e diffusa dell’uomo nel territorio ci porta a considerare che già da oggi dovremo imparare a convivere con queste nuove realtà. Convivere non vuol tuttavia dire restare a guardare senza far nulla, o come qualcuno vuol far credere, di lasciar fare esclusivamente alla natura, in ragione di una dubbia e discutibile biodiversità a senso unico. Ma di quale biodiversità si parla quando si deve considerare che l’uomo, ma nello stesso modo anche gli animali e la flora, hanno da sempre nei secoli continuato a selezionare le diverse specie!

Nel contesto generale si costata che l’unica specie in questo momento in via d’estinzione e da proteggere nelle regioni di montagna è quella dell’uomo.

Affinché la necessaria presenza umana possa continuare - presenza che nel corso di secoli ha plasmato e curato con un duro e continuato lavoro gli splendidi ambienti alpini che ci sono stati tramandati e che amiamo ammirare sulle cartoline o nei documentari – devono essere adottati tutti i mezzi possibili per gestire la situazione di degrado che non può essere condivisa, anche per le importanti conseguenze di disfacimento ambientale che sono in atto. Sono realtà che non creano solo danni e disagi nelle zone periferiche e di montagna, ma che hanno ripercussioni e conseguenze materiali e finanziarie anche nelle zone di pianura e urbane: eccessivo imboscamento, degrado e scivolamento dei pendii, scoscendimenti, accresciuta incidenza delle valanghe, alluvioni devastanti dalle montagne alla pianura.

Esempi concreti, anche tragici, li abbiamo toccati recentemente con la mano anche nel nostro Cantone. Sono poi notizie recenti i disagi causati dalle piogge dello scorso autunno nella vicina area ovest dell’Italia (Liguria, Cuneo, Piemonte), in Sicilia o gli eventi causati dalle recenti copiose nevicate nel Centro Italia.

Parlare di possibile convivenza tra uomo e grandi predatori può essere il tema di una bella fiaba, ma ha nessun riscontro nella cruda realtà del vissuto quotidiano. Basta leggere la cronaca di quanto succede in Francia e nella vicina Italia ove vi sono mamme che accompagnano a scuola i propri figli con il fucile tra i sedili dell’auto, poiché vi sono stati attacchi palesi di mute di lupi. O la paura di famiglie che abitano le vallate attorno al Monviso, che non lasciano più uscire i bambini da soli siccome sovente il lupo si aggira tra le case dei villaggi! Assai illuminante sulla problematica è l’articolo del 21 marzo 2016 di Franco Zunino, Segretario dell’Associazione italiana Wilderness “Lupo e rischio di aggressione all’uomo: verità, bugie e mistificazioni. Come si fomenta la paura (e l’odio) per il lupo nell’illusione di non farla crescere!” (www.iocaccio.it/lupo-e-rischio-di-aggressione). In questo interessante articolo è proposta la statistica (non ufficiale) delle aggressioni in Italia dal 2011 al 2016. Sono citate almeno 12 aggressioni all’uomo! Lo stesso articolo propone pure uno stralcio di uno studio su casi di antropofagia del lupo in Padania nel primo quarto dell’ottocento, citando 58 casi di fanciulli uccisi dai lupi. Sono informazioni utili per portarci a non banalizzare una problematica che come detto non si presenta in nessun modo come una bella fiaba o nelle vesti del “peluche” di turno.

INTERROGAZIONE

Considerata la delicatezza del momento che si sta vivendo, in particolare nel settore dell’allevamento e della pastorizia, ci permettiamo chiedere al Consiglio di Stato quanto segue:

  • 1. Considerati i capi predati in queste ultime settimane non ritiene il Consiglio di Stato di voler intraprendere i passi necessari all’attenzione dell’autorità federale per ottenere l’autorizzazione per l’abbattimento di uno o più lupi?
  • 2. Non intende il Cantone Ticino sostenere con la sua sottoscrizione l’iniziativa del Canton Vallese “lupo, la festa è finita”, iniziativa in questo periodo in discussione alle Camere federali?
  • 3. Quali sviluppi concreti vi sono stati dopo la decisione del 23 novembre 2015 del Gran Consiglio d’approvazione della Mozione Celio “rivedere le misure di protezione dei lupi”?
  • 4. A che punto sono le decisioni riguardanti gli ulteriori aiuti da accordare agli allevatori colpiti dalle predazioni, in particolare l’applicazione della decisione del Gran Consiglio del marzo 2010 (rapporto 6046 - 6083) in cui si stabiliva che “oltre al risarcimento dei capi predati, vanno risarciti i costi derivanti dalla ricerca e dal ricupero dei resti delle carcasse, nonché dalla perdita del prodotto conseguente”. Il regolamento annunciato è stato elaborato? Quando si prevede di metterlo in applicazione? Quali crediti sono stati previsti per finanziare le misure di sostegno e d’indennizzo necessarie?
  • 5. A che punto è l’elaborazione dello Studio affidato il 24 giugno 2014 alla Ditta Agridea SA per effettuare un’analisi strutturale dell’applicazione delle misure di protezione delle greggi in Ticino e per quale motivo non è stato presentato entro la data fissata ad aprile 2015, quindi quasi due anni or sono.
  • 6. Chiediamo se le analisi del DNA dei capi predati sono effettuate dopo ogni aggressione, se la definizione del tipo di lupo è accertato per ogni evento e se vi sono analisi in relazione all’ibridazione cane-lupo della specie.
  • 7. Quali sono i costi che il Cantone deve sopportare per queste analisi e per la gestione della problematica Grandi Predatori? Vi è una partecipazione della Confederazione a copertura di questi oneri?
  • 8. Qual è l’onere annuale degli indennizzi per capi predati dal 2010 e vi è una partecipazione della Confederazione?
  • 9. Considerato la particolarità geografica del nostro Cantone e le possibili migrazioni tra Cantoni e verso l’Italia dei Grandi predatori quale tipo di contatto e scambio d’informazione sono attualmente in uso e come s’intende svilupparlo nel futuro?
  • 10. Per quale motivo la statistica cantonale delle predazioni non è più aggiornata?

Germano Mattei, Movimento MontagnaViva, Franco Celio, PLR; Graziano Crugnola, PLR; Alex Farinelli, PLR; Walter Gianora, PLR; Omar Terraneo, PLR; Giorgio Pellanda, PLR; Fabio Käppeli, PLR; Sabrina Gendotti, PPD; Luigi Canepa, PPD; Gianrico Corti, PST; Sergio Morisoli, la Destra; Fabio Badasci, Lega; Andrea Zanini, Lega.

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