L’Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori è preoccupata per quanto propone la nuova stratega federale per la gestione dei grandi carnivori (lupo e lince). Constatato che la stessa è inefficace per fronteggiare la problematica, chiediamo ai Parlamentari di attivarsi per trovare soluzioni adeguate

Berna, 02.02.2016 -  Il 2015 è stato un anno nefasto per gli allevatori di bestiame nelle regioni di montagna. Malgrado le misure di protezione adottate, le perdite causate dai grandi predatori sono aumentate. Le conseguenze sugli alpeggi e per gli agricoltori stessi sono spesso drammatiche. I costi a carico della Confederazione, dei Cantoni e delle persone toccate da queste problematiche sono aumentati in maniera sproporzionata.

A causa di questa situazione, un numero importante di alpeggi di pecore e capre sono in pericolo di abbandono. Tradizioni e prodotti nostrani tradizionali sono a rischio di sparizione. Si rileva che i lupi perdono proghessivamente la loro paura nei confronti dell’essere umano e si avvicinano sempre più ai centri abitati. Nel 2003, la Commmissione federale dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (CAPTE) del Consiglio nazionale ha inviato un postulato al Consiglio federale.

Questa richiesta domandava l’adattamento del “concetto Lupo Svizzero” per essere compatibile con la custodia tradizionale degli animali in montagna, senza introdurre gravose restrizioni. Queste rivendicazioni non sono state purtroppo considerate nell’alaborazione del nuovo concetto quadro relativo ai lupi e alle linci (19.01.2016).

I lupi e i loro misfatti si stanno estendo alla totalità dell’arco alpino. In Francia, in Italia e in Germania i lupi sono diventati un vero problema. La ministra francese dell’ecologia, Ségolène Royal, ha autorizzato la caccia ai lupi, in modo da assicurare la gestione della situazione. In Italia, i proprietari di pecore e di capre, confrontate con l’immobilismo delle autorità, hanno adottato delle iniziative personali. In Germania sono segnalate delle aggressioni a esseri umani, mentre in Austria si stanno varando delle misure di protezione dei greggi stessi.

È giunto il momento di varare misure efficaci, in modo di far fronte agli attacchi dei lupi e degli altri grandi predatori. L’Associazione nazionale per un Territorio senza grandi predatori chiede ai Parlamentari federali di esercitare la loro influenza sul Consiglio federale affinchè gli interessi degli agricoltori e allevatori di montagna siano considerati seriamente in modo di gestire la crescente popolazione dei lupi.

Concretamente è necessario di: • Mettere in esecuzione la mozione Fournier che propone di denunciare la Convenzione di Berna, in modo da ridurre il grado di protezion del lupo, e non di favorire la sua reintroduzione.

  • Adottare l’iniziativa cantonale del Canton Vallese che chiede alla Confederazione di rendere esecutive le decisione adottate dal Parlamento federale.
  • Accettare la mozione (Imoberdorf) Rieder, in modo che il lupo sia inserito tra le speci caccciabili.
  • Adottare la mozione Schmid che domanda che le bestie generate da incroci creati dall’uomo tra lupi e cani (ibridi) siano eliminati.

Almeno 20'000 lupi sono presenti in Europa, questa realtà dimostra che questa spece non è in via di estinzione. Al contrario sta colinizzando i nostri territori. È oggi impellente decidere di gestire questa popolazione, in modo da ridurre le fonti di conflitto con la presenza dell’uomo e delle sue atttività di gestione attiva del territorio. Le diverse iniziative parlamentari presentate qui sopra, costituiscono una forma pragmatica per confrontarsi efficaciemente alle sfide costituite dalla presenza dei grandi predatori, come il lupo, l’orso, la lince e, novità recente, il sciacallo dorato.

Informazioni:

Georges Schnydrig, cel. 078 736 62 58

Germano Mattei, cel. 079 428 40 59

Co-presidenti Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori  

29.01.2016, BELLINZONA - Le opinioni divergenti all'interno dei Verdi ormai non sono più una novità. Ma che perfino sulla difesa del lupo ci fossero idee diverse, beh, questo un po' sorprende. Pierluigi Zanchi e Ivano Vosti criticano infatti duramente la posizione assunta dal gruppo parlamentare nella discussione avvenuta lunedì in Gran Consiglio sulla protezione del grande predatore.

fonte: www.liberatv.ch

"In qualità di membri del Comitato Cantonale dei Verdi - si legge in un comunicato diffuso dai due esponenti - ci teniamo a distanziarci totalmente da quanto è stato votato dal Gruppo dei Verdi in Gran Consiglio l’altro ieri a sostegno dell'iniziativa della deputata Patrizia Ramsauer (Lega) "Ma il lupo non deve morire". I fatti sono molto chiari e il sostegno dei nostri deputati denota una totale mancanza di visione (soprattutto pratica) sulla questione del lupo e la conoscenza del nostro territorio. In realtà è che non c'è più bisogno di proteggerlo; il lupo è tornato da solo; ora ci sono da proteggere agricoltori e bestie sugli alpeggi".

Pierluigi Zanchi

Pierluigi Zanchi

"Ed uno dei problemi di fondo - scrivono ancora Zanchi e Vosti - è che vi sono molte complicazioni e costi per i contadini per farsi risarcire i danni subiti; in pratica è maledettamente difficile ricuperare i soldi della perdita dei capi sbranati; e non è tutto; se ti muoiono delle capre o delle pecore il valore da risarcire non è solo delle bestie sbranate ma tutta la perdita che queste bestie avrebbero fornito durante l'anno sottoforma di latte, formaggini, agnelli o capretti; senza contare che un gregge traumatizzato dall’evento produrrà a sua volta meno latte; la domanda è : "chi difende il lupo, è disposto a pagare anche per questi “danni collaterali”? Inoltre riteniamo paradossale e improponibile il fatto di risolvere il problema recintando gli alpeggi. Su questo punto si denota una totale conoscenza del territorio. C'è poi il discorso di autosufficienza alimentare da prendere in considerazione; e sugli alpeggi non ci crescono mais, patate, soia o pomodori; c'è solo l'erba, che è quella che permette di avere una certa sicurezza alimentare grazie alle bestie allevate. È pure una questione di protezione del paesaggio alpestre, così duramente ottenuto dal lavoro dei nostri avi".

"Infine, concludendo, diciamo che se proprio dobbiamo scegliere fra chi non far morire, tra una famiglia di agricoltori con le loro bestie e un lupo,...non abbiamo dubbi su chi scegliamo. È proprio vero che la fame di oggi non è più al stessa di ieri. Per questo motivo abbiamo aderito anche all’Associazione ticinese contro i grandi predatori", termina il comunicato.

26.01.2016, BELLINZONA – Attenti al lupo! E il dibattito in Gran Consiglio si accende. Nella prima seduta dell'anno il Parlamento si è occupato anche della presenza in Ticino del grande predatore.

di AELLE www.liberatv.ch

Merito di una un'iniziativa della leghista Patrizia Ramsauer che chiedeva l'obbligo per gli agricoltori di proteggere le greggi con recinti elettrici, cani o grazie alla sorveglianza da parte dei pastori. "E che i lupi non vengano uccisi!", affermava altresì perentoriamente la deputata. "Ma il Cantone non ne ha mai abbattuto nemmeno uno poiché considerati animali protetti dalla legge federale", le ha risposto sul punto il suo Consigliere di Stato Claudio Zali nel corso della discussione.

In ogni caso, al di là del merito e del risultato (l'iniziativa come previsto è stata ampiamente respinta), il tema lanciato da Ramsauer è stato l'occasione per un nuovo confronto parlamentare tra quelli, per dirla sempre con Zali, che "pensano che l'unico lupo buono è quello morto", e i sostenitori della convivenza tra le greggi e i grandi predatori. Con diverse gustose battute.

Gli avversari del lupo, perdonateci la semplificazione, hanno posto l'accento sulla tutela dei lavoratori del settore e, di conseguenza, su quella dei loro prodotti. Troppo facile tifare km/0 e poi mettere in crisi gli allevatori di montagna non proteggendoli dalla minaccia e dai danni del lupo. "A rischio di estinzione – ha detto ad esempio Luigi Canepa per il PPD - non sono più i grandi predatori ma gli agricoltori". Appassionato anche l'intervento del leghista Andrea Zanini, che lavora nel settore e che si è battuto contro l'iniziativa della sua collega di partito Ramsauer. Zanini ha puntato il dito contro l'ipocrisia e la scarsa conoscenza che, a suo dire, regna verso il mondo dell'allevamento. Una frase su tutte: "Molti in quest'aula rimarrebbero scandalizzati se al pomeriggio vedessero l'uccisione di un maiale, ma la sera si metterebbero tranquillamente davanti alla tv, guardano senza sussulti la morte di esseri umani".

Il PS si è diviso ma la maggioranza non ha sostenuto Ramsauer. "Non vogliamo gridare al lupo – ha detto Henrik Bang - ma il crescente numero di avvistamenti dovrebbe preoccupare il Consiglio di Stato. Il problema potrebbe presto esplodere".

A sostegno del grande predatore senza se e senza ma i Verdi. "La convivenza con i predatori non solo è possibile ma è necessaria, sia da un punto di vista ecologico che etico", ha detto Tamara Merlo. "La presenza dei lupi sul territorio migliora anche la gestione degli ungulati. Proviamo dunque a provare a pensare per una volta di non prendere il fucile due volte: una per abbattere il lupo e l'altra per uccidere gli ungulati. Lasciamo fare alla natura il suo corso, aiutando gli agricoltori a proteggere le greggi".

Germano Mattei

Germano Mattei

Infine, Germano Mattei che come rappresentante di Montagna Viva non poteva non dire la sua: "Gli allevatori di montagna sono indignati per la poca considerazione del loro lavoro. Si chiedono se per loro c'è ancora un futuro". Ma Mattei si è spinto oltre, evocando rischi anche per il settore turistico. "Dopo l'avvistamento del lupo a Cerentino, i turisti chiedevano se non era pericoloso andare a sciare a Bosco Gurin. Non vogliamo sterminare i lupo ma solo che ci sia un fronte per fermare quella che è una vera e propria invasione. L'unica specie in via d'estinzione è l'uomo alpino".

AELLE

fonte: http://www.liberatv.ch

28.12.2015 - Il Natale appena trascorso e la positiva rinnovata simpatia per il Presepe hanno ancora una volta riportato brevemente l’attenzione sui pastori, più volte citati nei Vangeli. Sono pastori i primi uomini cui viene annunciata la nascita del Salvatore e che lo riconoscono come tale.

di Robi Ronza

Gesù in persona dice di sé di essere il Buon Pastore, e da ciò deriva nel linguaggio e nella tradizione cristiane tutta una sequenza di richiami simbolici che giunge fino al bastone pastorale dei vescovi della Chiesa cattolica e delle altre Chiese apostoliche; e rispettivamente al titolo di “pastore”attribuito alle autorità religiose delle comunità protestanti.

adorazione dei pastori

 

Quello del pastore è insomma un lavoro che nella tradizione cristiana ha un assoluto primato simbolico. Un primato che nell’arte sacra verrà poi per secoli bene espresso raffigurando i pastori in abiti e in atteggiamenti da alti dignitari come qui magistralmente si vede nell’ “Adorazione dei Pastori” di Lorenzo Lotto (Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia), nota anche per il particolare originale e commovente delle pecora che lambisce la mano del Bambino.

Troppo spesso però la gente di oggi, che vive per lo più nelle città o comunque in aree intensamente urbanizzate, crede che i pastori e la pastorizia siano una memoria del passato o in ogni caso qualcosa che ormai sta tramontando. In realtà non è così, e non soltanto in terre remote e poco abitate dell’America andina o dell’Asia centrale. Anche in Italia e altrove nell’Europa occidentale la pastorizia, e in genere il gusto e l’interesse per le attività agro-pastorali, sono in ripresa e ancor più lo sarebbero se non dovessero fare i conti con un certo ambientalismo “verde” estremista che punta allo spopolamento e al rinselvatichimento (bewildering) delle Alpi, dei Pirenei e delle campagne europee meno abitate in nome del ritorno a un mitico mondo primigenio senza l’uomo di cui già dicevamo. In tale prospettiva, potendo contare sull’ormai diffusa scarsissima esperienza diretta della natura che caratterizza l’uomo contemporaneo, ci sono gruppi di pressione che promuovono una politica del territorio la quale mira alla cacciata dai loro luoghi di vita e di lavoro dei pastori, degli allevatori, dei contadini di montagna, degli abitanti in genere delle campagne più discoste dalle aree urbane.

Rientra a pieno titolo in questa politica un Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia, recentemente redatto dall’Unione Zoologica Italiana per conto del Ministero dell’Ambiente, in cui a sostegno della diffusione agevolata di questo grande carnivoro si arrivano ad ipotizzare delle “autorità di gestione” con poteri di polizia anche al di fuori dei Parchi naturali. Obiettivo del Piano è non solo la conservazione del lupo anche al di fuori dei parchi nazionali, ma addirittura il suo incremento (è questo, al di là dell’eufemismo, il vero significato che ha qui la parola “gestione”). E tutto questo in un Paese come il nostro che ha 201 abitanti per chilometro quadro; non 2 soltanto come la Mongolia o 0,5 come l’Alaska. E’ significativo e gravido di conseguenze che ancora una volta all’elaborazione di documenti del genere si provveda prescindendo sistematicamente dalla competenza e dall’esperienza di chi vive e lavora nelle aree interessate e da quei tecnici ed esperti che se ne occupano in quanto dimora dell’uomo e non in quanto territori da… redimere dalla sua  presenza. Un’esclusione che si estende anche a quegli autentici sostenitori della difesa delle aree riservate alla fauna selvatica (wilderness), che perciò sono realisticamente a favore anche della caccia in quanto strumento del loro controllo. A causa delle conseguenze di questa politica le vere specie in estinzione non sono più il lupo e l’orso (che in Trentino si sta moltiplicando fino a livelli insostenibili per abitanti e per turisti) ma i pastori, i contadini di montagna e le loro famiglie. La conseguenza di un tale sviluppo sarebbe paradossalmente, come in Francia la Confédération paysanne  sostiene da tempo, proprio la  distruzione dell’allevamento estensivo che invece è davvero “sostenibile”. L’allevamento estensivo infatti è un fattore di biodiversità, di protezione da calamità (incendi, frane), di benessere animale, di riproduzione di saperi e cultura. 

Le popolazioni interessate si stanno mobilitando. L’episodio più recente in Italia  è un convegno svoltosi a Saluzzo (Cuneo) lo scorso 17 dicembre sul tema Alpeggi: un paradiso per i lupi,un inferno per i pastori. Il convegno era stato promosso dall’Associazione Difesa Alpeggi del Piemonte/Adialpi per dare voce “a chi vive questa realtà ogni giorno attraverso il proprio lavoro” senza lasciarsi ingannare dalle tante parole (e denaro pubblico) spesi per i progetti sul lupo in Italia, finanziando enti, parchi ed associazioni, senza minimamente curarsi delle difficoltà dei pastori e degli alpeggiatori. Queste popolazioni per ovvi motivi non possono essere numerose, ma difendono interessi che non sono soltanto loro. Meritano perciò la solidarietà  e il sostegno di chiunque si renda conto che i lupi e gli orsi veri non hanno nulla a che vedere con i personaggi dei cartoni animati; e che  l’uomo non è un intruso nel Creato. Ne è invece il centro, quindi per vocazione il suo custode attivo e consapevole. Di ciò deve farsi adeguatamente carico, ma questo implica una sua piena assunzione di responsabilità; non la sua abdicazione a favore di una natura vuota della sua presenza che sarebbe comunque peggiore.

Coira, 2.12.2015 - L’Associazione Territorio senza Grandi Predatori ha appreso con soddisfazione la notizia che i cantoni dei Grigioni e di San Gallo hanno inoltrato una domanda all’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), relativa all’ottenimento del permesso di abbattere due esemplari di lupi del branco sul Calanda.

di Rico Calcagnini, incaricato stampa dell’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori

La decisione di intervenire si basa su monitoraggi sul campo e valutazioni che durano ormai da anni; si poggia soprattutto sull’entrata in vigore della relativa modifica dell’ordinanza sulla caccia (OCP), emanata dal Consiglio federale il 15 luglio 2015. È confortevole constatare che la politica prende sul serio le preoccupazioni della popolazione residente nell’areale di attività dei lupi del Calanda.

È più che noto che gli esemplari del primo branco comparso in Svizzera, e non solo questi, abbiano ormai già perso il timore nei confronti dell’uomo e che si avvicinano ripetutamente agli insediamenti umani.

Ciò costituisce una costante minaccia sia per le persone che per gli animali da reddito. L’iniziativa intrapresa da parte delle autorità cantonali non risolve naturalmente il problema della reintroduzione forzata dei grandi predatori nelle Alpi, ma è un passo che va nella giusta direzione.

La nostra associazione continuerà ad impegnarsi in favore della protezione della popolazione e degli animali da reddito, nonché a sostenere ogni iniziativa che possa bandire il lupo dal nostro territorio.

2 dicembre 2015

 

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