Il lupo nei parchi nazionali e naturali è una minaccia esistenziale per l’agricoltura montana e alpestre basata su prati e pascoli. 

di Georges Stoffel

La presenza dei grandi predatori nel Parco nazionale Adula

Nella Charta del progetto Parco nazionale Adula si legge a pag. 80: «Come altre aree dell’arco alpino, anche il Parc Adula è confrontato con la realtà di una presenza potenziale dei grandi predatori.» si citano il lupo e l’orso. In seguito si legge: «Il ritorno dei grandi predatori porterà a mutamenti nelle forme d’utilizzazione …» e si menziona la protezione delle greggi. Ma questo è tutto. Circa la minaccia esistenziale per lo sfruttamento dei pascoli le associazioni di protezione della natura non dicono una parola!

Potenziale pericoloso

Nel Parco nazionale, Parco Ela, Parco Beverin e Parc Adula, non ci sono ancora lupi, o semmai un qualche esemplare solitario. Sul grande territorio che si estende quasi ininterrottamente lungo diversi parchi si cela un potenziale pericoloso per forti popolazioni di lupi. Dico si nasconde perché attualmente il lupo non rappresenta ancora una minaccia e la popolazione non lo percepisce ancora come un pericolo per la pastorizia.

La protezione totale del lupo a livello europeo con la Convenzione di Berna

In tutta la Svizzera, in Francia, in Italia, in Germania, in Austria e in altri paesi europei i lupi si moltiplicano ogni anno con un tasso di crescita di almeno il 20-30%. In Francia abbiamo oggi 400-600 lupi che nel 2016, nonostante una vasta protezione delle greggi, hanno sbranato ufficialmente oltre 10’000 pecore, mucche, asini, cavalli, ecc.

I lupi si espanderanno in primo luogo nelle regioni alpine adibite allo sfruttamento della pastorizia, dove sono ubicati diversi parchi nazionali e naturali.

Lungo tutto l‘arco alpino francese, l’agricoltura montana e alpestre sulla base di prati e pascoli è minacciata in modo acuto dal lupo. Qui vive il maggior numero di lupi di tutta la Francia e si manifestano i 2/3 degli attacchi perpetrati da lupi. Queste le cifre dell’autorità federale francese DREAL: la regione con le Hautes Alpes, le Alpes de Haute Provence e le Alpes Maritimes lamenta 6’600 animali da reddito uccisi all‘anno. Si tratta di 22 animali al giorno uccisi in 300 giorni di pascolo.

Per la piccola Svizzera sono previsti 300 lupi

In Svizzera ci sono solo circa 40 lupi e ancora pochi attacchi contro bestiame da reddito. Ma in tutto il paese sono in aumento. I 300 lupi nella piccola Svizzera, con un tasso di riproduzione del 20-30%, significherebbero un aumento di 60-90 lupi all’anno. Che un grande predatore come il lupo possa svilupparsi liberamente in aree agricole, nella storia del genere umano non si è mai visto!

Le organizzazioni per la protezione della natura Pro Natura, WWF e altre fanno una campagna di disinformazione mirata a reintrodurre il lupo.

Nonostante sia provato il contrario, Pro Natura e WWF affermano che vivere con il lupo e con una sufficiente protezione delle greggi, funzi- oni bene. È dimostrato che questo non è vero quando la popolazione di lupi ha il sopravvento. La Svizzera ha ancora pochi lupi e una ricca fauna selvatica, quindi con pochi attacchi di lupi al bestiame da reddito. I sostenitori del lupo usano e abusano di questo dato come prova scientifica che la protezione delle greggi funziona. Ecco le cifre dell‘autorità federale francese DREAL per le Alpi della Savoia: 85% degli attacchi di lupi si verificano contro greggi dotate di almeno due misure di protezione.

Laurant Guard, dottore in ecologia proveniente dalla Francia, ricercatore nazionale sulla pastorizia e incaricato per la protezione delle greggi, spiega in un’intervista in modo impressionante come si sia potuto giungere a tal punto. Intervista vedi https://youtu.be/Jwod0j6kAj4

In Francia regnano situazioni indescrivibili e gli allevatori sono disperati. Molti smettono e ampie zone dedicate a pascolo sono perciò lasciate al bosco. Firmata ingenuamente la Convenzione di Berna per la protezione totale del lupo.

Senza tenere in considerazione le conseguenze, 36 anni fa è stata firmata la Convenzione di Berna. Con ciò il lupo può diffondersi senza alcun ostacolo. La firma della Convenzione di Berna è stata un ingenuo acquisto a scatola chiusa, in quanto non c’erano ancora lupi e quindi nemmeno problemi con questi predatori. L‘IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali), Pro Natura, WWF e altri hanno taciuto le conseguenze a suo tempo, così da permettere al lupo di diffondersi in gran numero e creare situazioni difficili da revocare.

Si deve riflettere bene su cosa significhi dover decidere di aderire a un progetto di parco nazionale.

Alla firma della Convenzione di Berna non si era assolutamente consapevoli del problema lupo. Nei comuni della regione dell’Adula nem- meno oggi si è in chiaro sul fatto che per la pastorizia il lupo diventerà un serio problema.Anche questa volta le organizzazioni di protezione della natura non discutono volutamente le conseguenze della presenza del lupo, anche se conosciute nei paesi vicini; questo per non influ- enzare la votazione per il Parco nazionale Adula. E a posteriori un recesso dal contratto per i singoli comuni non è più possibile. La Charta recita: “Per lo scioglimento anticipato del contratto di parco è necessario il consenso dei 2/3 dei Comuni del parco e dei 3/4 dell’assemblea dei delegati.”

La pastorizia e lo sfruttamento degli alpeggi nella regione dell’Adula è di grande importanza. Circa il 27% (originaria- mente 1/3) della zona centrale sono adibiti a pascolo.

Le zone più alte e la zona centrale del Parco sono adibite in gran parte all’estivazione (a partire da 1‘300 msm). In tutto il perimetro del Parco ci sono 20‘000 ettari di pascolo alpestre. I comuni della zona periferica sono caratterizzati da un’agricoltura di montagna dedicata prevalentemente alla pastorizia con molti alpeggi.

La zona centrale è completamente protetta, ma non da alte recinzioni.

Si deve sapere che nella zona centrale non si può cacciare, nemmeno il lupo. Il lupo deve sostituire la caccia.

Hanno origine grandi popolazioni protette di lupi.

Nel mezzo di territori sfruttati dall’economia alpestre troviamo parchi nazionali e naturali all’interno dei quali si costituisce un gran numero di branchi di lupi protetti che ogni anno si riproducono a un ritmo del 20-30%. E siccome i parchi non sono circondati da alte mura, nella zona periferica e nelle vallate adiacenti saremo attaccati dal predatore. La nostra economia alpestre tradizionale non sarà più possibile a lungo termine. E questo anche se il lupo un giorno dovesse essere considerato cacciabile, poiché nella zona centrale rimarrebbe sotto protezione assoluta.

I lupi lasciano il parco e si diffondono nei territori circostanti.

Proprio come di notte grandi branchi di cervi escono dal Parco nazionale grigionese per recarsi a pascolare nelle valli adiacenti addette all’agricoltura, lo faranno anche i lupi per andare a caccia. Invece di cacciare gli animali selvatici, sempre più intimiditi dalla presenza del lupo, attaccherà gli animali domestici, preda molto più facile da procurarsi. La zona periferica con 1‘108 chilometri quadrati rappresenta l’88,6% del perimetro del Parco - e sarà colpita direttamente dagli attacchi del lupo.

Se si parla del valore aggiunto per la regione, non si prende in consi- derazione la presenza del lupo.

Oltre al progetto di ridurre in modo significativo i pascoli alpini della zona cen- trale dal 27% al 15% (quindi per il 12% della superficie non potranno essere riscossi contributi per l’estivazione) con il lupo e più tardi forse anche con l’orso, ci si dovranno aspettare grandi perdite finanziarie nel settore dell’agricoltura. Perfino l’abbandono dell’attività agricola. Se muore l’agricoltura ha il sopravven- to il bosco e la regione inselvatichisce, danneggiando anche il turismo.

Affinché i proprietari di bestiame possano approfittare del risarcimento dei dan- ni, devono tenere cani di protezione delle greggi. Ma questi, con il loro compor- tamento aggressivo, sono un problema per il turismo. In Francia si registrano regolarmente attacchi contro gli escursionisti, gli appassionati di mountain bike, ecc. Le organizzazioni per la protezione della natura lo sanno e sperano in segre- to che con l‘espansione del lupo si creino nuove aree selvatiche. Essi speculano sul fatto che le aree scarsamente popolate nella regione alpina vengano abbandonate dai proprietari di animali domestici. Ciò che effettivamente sta già accadendo in Francia. Così i parchi nazionali possono crescere senza opposizione.

Parco multinazionale „Alpi“

Se si considera il numero di parchi nazionali e naturali esistenti lungo l’arco alpino, dalla Slovenia all’Italia, Austria, Germania, Svizzera e Francia, allora non è difficile riconoscervi la strategia di un grande parco nazionale chiamato “Alpi”. Un parco secondo i modelli americani dove i parchi sono immensi, come quello dello Yellowstone e altri ancora, e dove in zone montane scarsamente popolate i grandi predatori si possono insediare nuovamente.

La scarsa popolazione faccia posto ai grandi carnivori

La scarsa densità di popolazione nelle valli interessate, come nei Grigioni, verrebbe sacrificata per „interessi superiori“. In ogni caso ci sono solo pochi agricoltori. Così la vedono la IUCN (Unione internazionale per la salvaguardia della natura), Pro Natura, WWF e altri, nel loro zelodi procurare al mondo più luoghi selvaggi.

L’ “IUCN“ come Stato nello Stato

L‘IUCN si impegna per questi obiettivi in tutto il mondo. Uno di loro è il professor Boitani di Roma (il Papa del lupo), che ha lavorato per decenni con successo per la diffusione dei lupi in Europa. Pro Natura (cofondatrice dell’IUCN nel 1948) e WWF ne sono membri. Gli agricoltori, solo ancora il 3% della popolazione, sono considerati malfattori da gestire e la popolazione urbana, 84% della popolazione, è sfruttata come donatrice e sostenitrice, in quanto non direttamente coinvolta. Gli abitanti dei centri urbani identificano il lupo come una natura per loro perduta e perciò sono disposti a credere che il lupo non rappresenti un problema. Il lupo come icona della vita selvaggia, al quale dobbiamo presentare le nostre scuse. Il lupo per Pro Natura e WWF è una vera e propria mucca da mungere.

Noi agricoltori vogliamo vivere e difendere la nostra cultura tradizionale e tramandare un patrimonio sociale millenario.

Impediamo l‘abbandono dei pascoli e degli alpeggi! Impediamo l‘invasione e l‘intasamento dei nostri paesaggi, unici nel loro genere, con sterpaglie e arbusti. Difendiamo quei valori evoluti nel corso dei millenni, dai quali trae beneficio e vive tutta la società. Valori che sono stati creati con amore, passione e duro lavoro per il bene di tutti e che stanno a cuore anche agli abitanti delle città. Proteggiamo l’agricoltura di montagna e la pastorizia, basate sullo sfruttamento dei prati e dei pascoli. Cerchiamo di conservare la carne naturale, il buon formaggio, le aree naturali curate e aperte, dove tutti possono riprendersi senza pericolo.

I contadini di montagna rappresentano un antico patrimonio culturale, che ha creato una meravigliosa biodiversità.

Come mai il Parco nazionale delle Cévennes, una montagna del Massiccio centrale con la cultura della pastorizia come da noi, ha potuto aggiudicarsi il premio „patrimonio culturale mondiale dell‘Unesco“? Proprio per questo patrimonio della pastorizia naturale alpina, come abbiamo noi! A causa dell’alta biodiversità che ne deriva, come da noi!

La propagazione illimitata del lupo minaccia la pastorizia naturale e la natura, unica nel suo genere, che ne è nata. I responsabili del il Parco nazionale delle Cévennes chiedono perciò la rimozione del lupo da questa zona. E si tratta di ambientalisti! L’Unesco riconosce la pastorizia e la ritiene degna di essere protetta.

Con l’economia alpestre nel corso dei tempi sono state create superfici con un grande valore culturale e un significativo valore paesaggistico.

„Il Parc Adula è caratterizzato da un’elevata biodiversità, da una varietà di ecosistemi e da paesaggi naturali e culturali intatti.” (Piano di gestione pag. 12) Quanto scritto in questa citazione viene attribuito suggestivamente al Parc Adula, il che non è corretto. L‘elevata biodiversità non è stata creata dalla progettazione virtuale da parte di legioni di ricercatori che già fanno del parco il loro posto di lavoro e di sperimentazione. Non grazie al parco, ma attraverso la pastorizia, vissuta e praticata da millenni con amore e passione, con il duro lavoro degli agricoltori locali.

Noi agricoltori restiamo responsabili nel curare e custodire la natura

Facciamo in modo che il nostro patrimonio di biodiversità unico nel suo genere, sviluppatosi attraverso la pastorizia, rimanga intatto! Assieme ai consumatori, ai biologi, agli ecologisti, ai politici e ad altri che promuovono il patrimonio della biodiversità, vogliamo anche noi mantenere l’agricoltura montana e la pastorizia, basate sui prati e sui pascoli.

Nella Charta si legge: „Sono possibili e auspicabili la gestione tradizionale degli alpeggi, […] purché non compromettano la tutela dei pro- cessi naturali nella zona centrale.“ Dal momento che i contratti regolano dare e avere, diritti e obblighi, si dovrebbe compensare il contenuto del contratto annotando: “la tutela dei processi naturali nella zona centrale sono possibili e auspicabili fintanto che non compromettono la gestione tradizionale degli alpeggi”. Sarebbe un contratto equilibrato. Come i responsabili del Parco nazionale delle Cévennes nel frattempo vorrebbero adottare, dopo aver studiato l‘impatto devastante del lupo sulla pastorizia.

Appropriarsi di ciò che i contadini hanno sviluppato per millenni e poterne disporre.

Con un’adesione a un progetto di parco nazionale ci si sottomette alla categoria II di Parco nazionale, come definito dall’IUCN e dal 2007 anche dalla Legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN). “Per quanto riguarda lo sviluppo della stessa, nel campo d’azione della biodiversità e del paesaggio figurano in primo luogo la protezione, la cura, la valorizzazione e l’interconnessione degli spazi vitali per la flora e la fauna.” (citazione Charta pag. 28)

L‘agricoltura deve sottomettersi alle associazioni di categoria e agli enti pubblici.

Le basi della sottomissione, fornite dall’IUCN con i suoi membri (Pro Natura e altri), sono state adottate anche dall‘Ufficio federale dell‘am- biente (UFAM). Queste organizzazioni e enti pubblici partecipano al finanziamento dei parchi da loro progettati. Chi paga comanda. Lo sfruttamento sostenibile delle risorse nella zona periferica è definito con l’adesione a un Parco nazionale II, così come interpretato dall’IUCN e dalla LPN. Quest’ultimi hanno il primato d’interpretazione su un patrimonio al quale hanno contribuito ben poco. Se si osservano questi aspetti nella Charta si nota che si tratta sempre di: “priorità”,“in prima linea”,“tenendo conto di”,“compatibile con la protezione della natura”,“promozione dello sviluppo sostenibile della zona periferica”,“non pregiudicare”, “la protezione del processo è prioritaria e la rinuncia dello sfruttamento potrebbe esserne la conseguenza”. In fin dei conti, sempre a dipendenza di come viene definito dall’IUCN. A questo proposito nella Charta si legge: “L’appartenenza a un Parco nazionale non genera nella zona periferica nuove disposizioni legali per quanto riguarda l’utilizzazione e non sussistono pertanto ulteriori restrizioni in merito alle singole possibilità d’utilizzazione”, che per chi conosce il contesto ciò non è sincero, ma perfino ingannevole.

Conserviamo le nostre radici e le prospettive future per i nostri figli e nipoti.

Se non aderiamo al progetto di Parco nazionale non significa che noi agricoltori non vogliamo seguire gli stessi obiettivi. In questo caso agiamo indipendentemente e non ci leghiamo a un contratto. Rimaniamo autonomi. Non diamo il nostro patrimonio in altre mani e lo gestiamo in comune con la società nell’interesse di tutti. Ciò che l‘elite della protezione della natura attorno all’IUCN ci dà ad intendere essere scientifico, non è saggio, se si vede quanta distruzione causano i loro progetti.

Fotos: Erwin Kirsch (& fotolia) llustration: Archiv Stoffel Karte: Quelle: parcadula.ch

Non perdiamo le nostre radici e le prospettive future in progetti di Parchi nazionali che sono stati inventati per creare nuovi luoghi selvaggi abitati dai grandi predatori. Opponiamoci a promesse e tentazioni false e riflettiamo sulle possi- bili conseguenze.

Continuiamo a praticare con amore ciò che ci hanno tramandato i nostri antenati.

Georges Stoffel Avers, Grigioni/ Svizzera

ottobre 2016

Traduzione tedesco-italiano: Rico Calcagnini

Collegamenti consigliati:

> Laurant Garde: Herdenschutz in Frankreich (Video, Dauer 12:32) https://youtube.com/Jwod0j6kAj4

> Die schwerwiegenden Folgen der Wiederkehr des Wolfes in Frankreich. Bei Youtube-Video ab Ende Oktober 2016 abrufbar.

Erstfeld. 23.10.2016 - La presenza dei grossi predatori sembra dare sempre più fastidio. Tanto che in Svizzera interna verrà formata una nuova associazione contro questi grandi animali.

I promotori dell'iniziativa pretendono che l'esistenza di lupi, orsi e linci sia regolamentata in maniera più efficace dalla legge. Le regioni devono unirsi e difendersi dalla minaccia che queste specie rappresentano per il territorio e per l'uomo; questa l'idea che sta alla base.

 

VSvGZ

Gli iniziatori dell'associazione sono: Felix Jauch, Seedorf - Franz Püntener, Erstfeld - Theo Zurfluh, Isenthal - Thomas Niederberger, Ennetmoos - Walter Bürgi, Lungern - Alois Föhn, Bisisthal - Ruedi Fässler, Unteriberg - Carolina Rüegg, Sörenberg - Erwin Dahinden, Schüpfheim

Contatti: Ruedi Fässler, 079 694 19 47 oder Franz Püntener, 041 880 27 59 Email:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Postadresse: VSvGZ, Postfach, 6472 Erstfeld

La fondazione dell'associazione, che mira a proteggere i piccoli animali selvatici e quelli da fattoria, avverà il 18 novembre. Il progetto non è una novità, infatti associazioni simili esistono già in Ticino, nei Grigioni, nel Vallese, a San Gallo e nel canton Glarona. Nell'autunno 2015 è stata inoltre fondata un'associazione mantello nazionale che è gestita dal Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB).

BERNA, 16 settembre 2016 - Il lupo potrebbe essere cacciato tutto l'anno in Svizzera. Il Consiglio nazionale ha dato seguito oggi a un'iniziativa del canton Vallese che chiede di togliere a questo predatore lo statuto di specie protetta. Il Consiglio degli Stati, che l'aveva in precedenza respinta, è quindi chiamato nuovamente a pronunciarsi.

Con 101 voti contro 83, il Nazionale si è allineato alla sua commissione dell'ambiente, che proponeva - seppur di misura - di approvare l'iniziativa denominata "La festa è finita". Il testo chiede che il lupo possa essere cacciato tutto l'anno e che la Convenzione di Berna sia rinegoziata, introducendo una riserva che escluda la protezione del lupo in Svizzera.

A nome della commissione, Yannick Buttet (PPD/VS) ha spiegato che le misure di prevenzione (protezione delle greggi, abbattimenti isolati) attuali non bastano. Esse non sono soltanto costose e difficili da applicare nelle regioni alpine, ma non permettono neppure di evitare tutti gli attacchi da parte dei lupi.

La protezione delle greggi rischia inoltre di compromettere lo sviluppo del turismo, ha sottolineato Buttet. Infine, il territorio svizzero è così densamente popolato che una coabitazione con il lupo sarebbe in ogni caso difficile.

A nulla è valso l'intervento di Silva Semadeni (PS/GR) in favore di un compromesso: allineandosi alla Camera dei cantoni, la consigliera nazionale grigionese puntava su una soluzione equilibrata che tenga conto sia delle rivendicazioni delle regioni di montagna che degli imperativi di protezione del lupo.

Il Consiglio federale ha appena posto in consultazione una revisione della legge sulla caccia per facilitare l'abbattimento dei lupi, ha ricordato.

Nel marzo scorso gli Stati avevano respinto una mozione del "senatore" Beat Rieder (PPD/VS) simile all'iniziativa cantonale vallesana.

Articolo di TicinoOnline: http://www.tio.ch

30.08.2016, Val Morobbia - La notizia dell’avvistamento, tramite fotocellule piazzate dai guardiacaccia, di una nuova cucciolata di lupi in Val Morobbia non deve meravigliare.

di Armando Donati, presidente ATsenzaGP, sezione Ticino

Sarà purtroppo così anche nei prossimi anni. Nel Calanda siamo già arrivati alla quinta cucciolata!

La probabilità di predazioni dei nostri animali che pascolano sugli alpi e sui monti dal mese di maggio a novembre non potrà che aumentare. Il 2015, con 46 capi predati, accertati secondo l’analisi del DNA, è stato l’anno peggiore. Il 2016 non è ancora terminato e, purtroppo, ne possono ancora capitare di fattacci, da qui al mese di dicembre.
Val Morobbia

Val Morobbia


La conseguenza sarà l’abbandono di alpi e di monti, sfruttati da secoli, nonché la diminuzione delle aziende agricole che allevano capre e pecore secondo metodi tradizionali, aziende che permettono di fabbricare ottimi prodotti (molto apprezzati), di gestire anche i territori più marginali, di assicurare un’ottima qualità di vita ai nostri animali e di mantenere un po‘ di vita anche nei villaggi più periferici delle nostre valli.

È questo lo scotto che dovremo pagare alla protezione assoluta del lupo, anche se non più a rischio di estinzione, prevista dalla legislazione federale. Siamo disposti a tanto? E dove sono finiti i cuccioli dello scorso anno di cui non si sente più parlare? Saranno emigrati altrove (in Italia? Nel Canton Uri?) a fare danni, a suscitare rabbia e sconforto tra gli allevatori, a ricevere fucilate tra le orecchie. I genitori di questi cuccioli ed ora anche i piccoli arrivati di cosa vivono? Visto che recentemente non ci sono state notizie di attacchi ad animali di reddito, non resta che pensare alla selvaggina. Infatti i cacciatori, in certe zone del Ticino, continuano a constatare un vistoso calo dei capi presenti. Quindi oltre alle aziende di allevamento dovremo sacrificare anche la caccia. La posta in gioco è questa.

Esserne coscienti è già qualcosa. Saper reagire, cambiando la legislazione, sarebbe ancora più saggio.

Ricordiamo che in caso di necessità, l’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori (ATsenzaGP) sezione Ticino offre il proprio sostegno agli allevatori colpiti, per questo vi invitiamo a contattare i seguenti recapiti telefonici (091 851 90 93 oppure 079 412 32 17).

Luglio 2016, Turtmann - Su un’alpe della valle Turtmann in Vallese quest’estate si intendeva proteggere in modo efficace un gregge di 350 pecore dagli attacchi del lupo. Si sono perciò ingaggiati due pastori e quattro cani da protezione delle greggi. Per dimostrare che con una protezione ottimale è possibile tenere a bada i lupi l’associazione CH-Wolf ha sostenuto il progetto con diecimila franchi.


Ciononostante a metà luglio il lupo ha sbranato cinque pecore e in seguito i cani da protezione si sono gettati sui resti dei cadaveri delle pecore che avrebbero dovuto proteggere. Anche sull’alpe Halden in Flums Kleinberg all’inizio di agosto un lupo ha ucciso o ferito gravemente dieci pecore.

Sebbene in seguito si siano ingaggiati due cani da protezione appositamente addestrati, il 19 agosto il predatore ha ucciso sulla stessa alpe altre due pecore. Un giorno più tardi sull’alpe Muchetta presso Filisur un lupo ha di nuovo ucciso 10 pecore, nonostante la presenza di tre cani da protezione e di due cani pastori. La pastora ha osservato a circa 700 metri dal gregge il lupo in vicinanza di una delle cagne in calore. Si è forse accoppiata con il lupo, invece di proteggere le pecore?

Questi esempi attuali mostrano una volta di più il problema del reinsediamento dei grandi predatori e quanto sia difficile proteggere le greggi, compito molto impegnativo anche senza la presenza del lupo. È per questo che le Associazioni per un territorio senza grandi predatori si impegnano per l’abolizione dell’assoluta protezione dell’orso, del lupo e dalla lince, rendendoli cacciabili.

Se l’attuale politica di reinsediamento non viene arrestata, i problemi aumenteranno in modo drastico. Fino ad oggi in Svizzera è accertata la presenza di «soli» due branchi di lupi e quella periodica di singoli orsi. Secondo uno studio di KORA (Organizzazione che si occupa dell’ecologia dei carnivori e della gestione della fauna selvatica) nel nostro paese ci sarebbe posto per 65 branchi con circa 305 lupi: ne risulterebbe una catastrofe!

Dobbiamo congedarci dalle fantasie romantiche di regioni selvagge nel mezzo di un paese densamente popolato come il nostro. Siamo assolutamente contrari all’idea di lasciar inselvatichire le regioni marginali di montagna che «non rendono» e di concentrare la popolazione in cosiddette aree metropolitane o in agglomerazioni urbane. È molto più ragionevole mantenere e sostenere le nostre strutture decentrate di piccole dimensioni e di sfruttare le regioni montane per l’agricoltura, per la ricreazione della popolazione e per attività sportive.

Rico Calcagnini, Associazione territorio senza grandi predatori GR

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