02.09.2015, Valle Morobbia - Il Dipartimento del territorio ticinese ha confermato l'avvistamento di una cucciolata in Valle Morobbia

Durante questo primo fine settimana di caccia alta, un cacciatore ha avuto l’occasione di poter osservare e fotografare una famiglia di lupi, un adulto e 3 giovani, nella regione della Valle Morobbia

Dopo le cucciolate nate da una coppia di lupi nella regione della Calanda (Grigioni), il Ticino è il secondo Cantone dove viene confermata la riproduzione di questa specie in Svizzera. In Ticino il lupo è presente da ben 14 anni, la sua prima apparizione risale al gennaio del 2001 e da allora ha potuto essere confermato il passaggio su suolo cantonale di almeno 14 esemplari diversi (12 maschi e 2 femmine). I quattro individui ora osservati portano il totale a 18 lupi.

In valle Morobbia la prima conferma della comparsa di un lupo risale all’estate del 2010. La presenza era poi stata confermata anche nel 2011, ma solo nel 2012 si era riusciti a identificare geneticamente l’individuo che è risultato essere il primo esemplare femmina (F8) in Ticino. In seguito nel corso del 2013 e 2014 non c’erano più state segnalazioni sicure della presenza di un lupo nella regione. Al momento non è dato sapere se l’individuo adulto osservato sabato 29 agosto sia la medesima lupa identificata nel 2012. 

Tenuto conto della posizione geografica della valle Morobbia è ipotizzabile che questi lupi abbiano un territorio che si estende anche verso il Cantone Grigioni e l’Italia. 

La situazione è tenuta sotto sorveglianza da parte degli agenti dell’Ufficio caccia e pesca. Le greggi di bestiame minuto della zona sono a rischio di attacchi e vanno controllati e sorvegliati. L’ufficio della consulenza agricola della Sezione agricoltura è a disposizione per coordinare le necessarie misure preventive da adottare a loro difesa.

Poschiavo, estate 2015 - Tra fine giugno e inizio agosto, un lupo (o più lupi?) ha sbranato una trentina di pecore nell’arco di oltre un mese sull’Alpe Mürasc/Valüglia (di cui 5 oltre il confine, sul territorio italiano). Questa la dichiarazione a denti stretti e piena di rabbia dei pastori del gregge e del proprietario dello stesso


Sono state sbranate in Valposchiavo:

  • 5 pecore il 29 giugno
  • 8 pecore il 6 e 7 luglio
  • 3 pecore il 15 e 16 luglio
  • 2 pecore il 21 luglio
  • 3 pecore il 26 luglio
  • 3 pecore e 1 ferita l’1 agosto
  • 5 pecore in territorio italiano

Malgrado i guardiacaccia fossero arrivati più volte sul luogo, chiamati dal proprietario, gli stessi hanno bagatellizzato in parte la cosa dicendo che non era certo fosse un lupo e potevano essere anche dei cani… mentre le ferite e il luogo di azzannamento erano ben tipiche dei lupi.

Si è così dovuto aspettare il risultato del DNA (con i costi che ne derivano). Il DNA pertanto ha accertato chiaramente che si tratta di un lupo. Quanto fa specie comunque è che né i guardiacaccia né l’Ufficio cantonale abbiano informato la popolazione di quanto stava accadendo. Per esempio, nei Cantoni della Svizzera interna (Lucerna, Uri, Obvaldo, Svitto, ecc.) gli Uffici di agricoltura avvisano tutti i contadini per SMS o mezzi pubblici del loro Cantone quando si è avvistato un lupo avvicinarsi al confine del Cantone. Questo permette ovviamente ai contadini di mettersi in guardia e di preparare le misure di protezione. Ma questo vale anche per la popolazione, anche per i turisti che per lo meno si rendono conto della presenza del lupo. Infatti, alcuni turisti con bambini piccoli si sono lamentati di eventualmente poter incontrare il lupo nella loro discesa da Valüglia verso sera.

PERCHÉ ALLORA QUESTA CONTINUA POLITICA DI METTER TUTTO A SILENZIO O DI DEPISTAGGIO/DISINFORMAZIONE?
Infatti, si poteva perlomeno informare già a fine giugno che c’erano stati degli sbranamenti di pecore e che sarebbe potuto essere stato il lupo. Questo avrebbe potuto mettere in guardia anche tutti i contadini della Valposchiavo e della zona… perché magari altri lupi potrebbero trovar piacere a visitare presto anche altri alpi.

Inoltre si è poi scritto un articoletto parlando di poche pecore morte nella valle di Li Guli? Cosa c’entrava allora la valle di Li Guli con Valüglia e Mürasc?

Ma la cosa più grave è come al solito la presunzione di chi pretende che bastino alcune misure di protezione per sconfiggere il lupo (i lupi).
I responsabili dell’agricoltura cantonali hanno così inviato, tramite la Società AGRIDEA, una signora e un signore con dei cani con anche l’intenzione di voler recintare 10 ettari di alpe!

Pecora sbranata sull'alpe Valüglia

Cosa è successo? La signora dell’Agridea, neanche arrivata, ha messo in azione il cane di protezione il quale non ha fatto nient’altro che azzannare e ammazzare una marmotta; inoltre, questa signora, dava istruzioni di fare un recinto dove le pecore sarebbero dovute stare per 24 ore senz’acqua, perché in quel posto non ce n’era! Chiaramente i pastori hanno dovuto rendere attenta questa signora che senza acqua le pecore non sarebbero mai state raggruppate, neanche di notte, specie in questa estate torrida! Vista l’incapacità di questa signora dell’Agridea a procedere, la stessa è rientrata il giorno dopo.

Il signore dell’Agridea, cosiddetto esperto, non è riuscito neanche lui a creare una recinzione accettabile e neanche a proteggere con i suoi cani. Quindi, dopo 4-5 giorni, rientrerà anche lui alla base con un nulla di fatto. E si potrebbe sapere quanto costano?

Ci si deve chiedere cosa ha imparato finora il Cantone e i guardiacaccia dalle continue esperienze di predazioni lupi in altri posti e in altre nazioni.

Per gli animalisti e i protettori cantonali dei grandi predatori, a quanto pare, tutti i tormenti strazianti delle povere pecore non valgono nulla: si deve invece proteggere il lupo! Ma a che punto siamo arrivati? Questo valutare diversamente il dolore delle pecore o dei grandi predatori e’ chiara discriminazione degli animali domestici e quelli selvatici!

Questa discriminazione e l’agonia continua delle pecore è a chiare lettere: maltrattamento di animali perseguibile in base al codice penale! E’ ora di finirla con le espressioni codarde: i grandi predatori sono protetti da convenzioni internazionali! Questo tergiversare di politici , ormai in vista delle prossime elezioni, e dei funzionari ben retribuiti a carico dei cittadini che pagano le imposte, non è più ammissibile!!!

Il Consiglio Federale deve unicamente eseguire la decisione del parlamento di disdire la Convenzione di Berna!!!

AtsenzaGp

06.09.2015 - Guai in vista per il WWF. In Germania è scoppiata la polemica per il tentativo dell'organizzazione ambientalista di bloccare la vendita di un libro che denuncia presunte connivenze con i gruppi industriali. LaFrankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) ha rivelato nella prima pagina di lunedì 4 giugno che l'associazione ha dato mandato ad un suo legale di bloccare la vendita de "Il libro nero del Wwf. Affari oscuri sotto il segno del panda".

Logo WWF

Il volume, scritto dal giornalista tedesco Wilfried Huismann, è stato pubblicato il 20 aprile scorso presso l'editore Random House, ma oggi è praticamente introvabile in libreria.

Il 15 giugno prossimo il tribunale di Colonia è chiamato a decidere sulla richiesta di interdizione del libro da parte del Wwf. Nel frattempo la vendita non è vietata anche se di fatto il libro può essere ordinato solo presso la casa editrice. Random House ha rivelato alla Faz di essere stata oggetto di "massicce pressioni" da parte del Wwf ancora prima dell'uscita del libro. Nel frattempo anche le più grandi catene librarie tedesche, comprese quelle per la vendita online, hanno deciso di non mettere in vendita il volume.

"Se i librai si sono piegati, rifiutandosi di diffondere il libro senza conoscere il contenuto significa che c'è stata una resa collettiva”, ha commentato Burkhardt Mueller-Soenksen, responsabile mediatico del partito liberale. “Siamo di fronte a un'autocensura che limita nei fatti la libertà di opinione". In un'intervista alla Faz l'autore del libro rimprovera all'organizzazione ecologista la troppa vicinanza con ambienti industriali e la partecipazione a progetti ecologici discutibili, come l'allevamento dei salmoni in Cile, per il cui nutrimento sarebbero richieste enormi quantità di pesce. "Per un chilo di salmone vengono sacrificati dai quattro ai sei chili di pesce", spiega Huismann, che contesta anche la raccolta di fondi per la protezione degli elefanti africani. I grandi mammiferi “sarebbero minacciati di estinzione, ma in alcuni Stati ce ne sono troppi, non troppo pochi".

L’autore del "libro nero" non critica in toto l’organizzazione ambientalista. Se apprezza le iniziative del Wwf nell'emisfero settentrionale, ne attacca l’operato in quello meridionale perchè “non prende abbastanza le distanze dai maggiori distruttori dell'ambiente".

Poschiavo, 22 luglio 2015 - Pubblichiamo la risposta al Consiglio Comunale di Poschiavo di una signora, che quando l'orso gira per la Val Poschiavo è condannata in casa per quasi tutta la giornata dalla paura.

 

Stimato
Consiglio comunale
Ca da Cumün
CH - 7742 Poschiavo

Poschiavo, 22 luglio 2015

Stimato signor Podestà
Stimati Consiglieri comunali

Ringrazio il Consiglio comunale che almeno una sua risposta mi ha raggiunto. (vedi immagine sotto).

Lo scritto però se analizziamo il contenuto si può riassumere con la famosa asserzione biblica: “Ce ne laviamo le mani”. Vorrei sapere quali sono le misure di prevenzione adottate. Semmai sono misure per salvare l’orso e far sapere al cittadino che ha le mani legate. Che cosa ne è uscito dai vari incontri con le Autorità competenti. Tralasciate di menzionare i contenitori antiorso, che sono una pura immaginazione, dietro il cui montaggio una volta in più le Autorità hanno saputo trincerarsi in modo accorto e astuto. Ebbene se il grande predatore non può raggiungere il contenuto del contenitore, continuerà la sua ricerca e per nutrirsi si spingerà fino negli abitati. Non è necessario essere degli esperti per riconoscere questa fittizia prevenzione.

Vorrei anche pregarvi di assistere il cittadino con misure concrete, in modo che abbia la facoltà di muoversi liberamente sul proprio territorio (vedi la tanto decantata libertà del cittadino svizzero) e non trincerarsi dietro questa nefasta convenzione, mai sottoposta al popolo e che come tante altre leggi può essere richiesta la sua modifica. Insigni signori, se mi trattate in questa stregua e mi impedite di passare il mio tempo in modo tranquillo sulla mia proprietà, ritengo anche ingiusto che mi addossiate le spese fiscali e di possessione. Non riesco a capire come mai il vostro capodipartimento del reparto Turismo, Economia, Sicurezza e Protezione civile non sia disposto a firmare la corrispondenza che lo concerne. Fino ad oggi ha deriso e schernito chi di fronte ai grandi predatori dimostra paura, una turba che non si può sopprimere con i soliti perplessi consigli di comportamento.

Il rispetto verso il popolo, che Vi ha nominato e dato un incarico ben preciso, viene a mancare totalmente, se continuate di questo passo, accettando le bestialità degli ambientalisti. Domani saranno i lupi e gli orsi che pagheranno gli oneri fiscali, decideranno sul salario ecc. La sicurezza del cittadino deve stare in prima linea. Molto genericamente voi affermate, che oggi non ci sono segnalazioni di orsi, ma per andare al domani ci sono 24 ore. Inoltre se i GP non hanno il collare come si fa a sapere se c’e ne sono o no? Il Consiglio comunale deve assumere categoricamente la propria responsabilità e non distribuire documenti con delle raccomandazioni artefatte e ingannevoli in merito all’atteggiamento di fronte a eventuali attacchi da parete dei GP.

Quando il GP mi avrà aggredita non serve più telefonare al non valido numero telefonico: 079 419 0 30 (Manca una cifra). Inoltre non trovo nessun allegato al Vostro scritto con le raccomandazioni che in fondo servono solo a giustificare la presenza dell’Autorità di fronte all’esistente problema, ma che non avvia nessuna pratica concreta per risolverlo. Ritengo di dover difendere i miei diritti con determinazione e in modo categorico, anche in nome degli innumerevoli proprietari di casette di montagna e ne conosco parecchi, associandomi a chi lotta per la stessa sacrosanta difesa dei diritti umani. Non trascurate il fatto, che il tedesco dice concretamente: Wahltag gleich Zahltag”.

Cordiali saluti

Firma autografa di persona membro dell'Associazione Territorio senza Grandi Predatori

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10.07.2015 - Ecco di nuovo un bell’esempio di manipolazione dell’opinione pubblica.  La Valposchiavo non sarà mai sicura in questo senso, eppure il Quotidiano RSI del 10 di questo mese ha mandato in onda un servizio dal lusinghiero titolo „Valposchiavo pronta a difendersi dall’orso“.

Il contenuto descrive un piccolo progetto pilota, realizzato recentemente sull’Alpe Canal, che mirerebbe a mettere in sicurezza gli animali da reddito che passano la bella stagione sui nostri monti, in questo caso dieci o quindici asini.

La barriera protettiva eretta misura all’incirca 750 metri, la superficie tre ettari. L’opera è stata sostenuta pure dalle associazioni ambientaliste, ha goduto di svariate consulenze, di aiuti finanziari e perdipiù del contributo di generosa manodopera estranea all’azienda agricola. Oltre al resto ha raccolto anche gli elogi da parte di un guardacaccia locale. La vera novità sono solo i tre fili metallici elettrificati posti in basso che non dovrebbero più permettere all’orso di penetrare all’interno della nuova fortezza, sbranare e ferire vari asini o altri animali da reddito, così come è successo con le vecchie versioni, vendute a suo tempo sempre con la presunta garanzia di inespugnabilità.

RSI: Quotidiano del 10.07.2015

L'allevatore Daniele Raselli davanti alla recinsione antiorso

Perché ATsenzaGP ritiene che una simile iniziativa e tali messsaggi consentino l’equivoco, anzi che siano davvero ingannevoli e fuorvianti? In primo luogo per il semplice fatto che possano indurre il cittadino a pensare che adesso la „Valposchiavo sia davvero pronta a difendersi dall’orso“.

Ma scherziamo. Abbiamo davvero perso anche il minimo senso della complessità e della gravità del problema? In secondo luogo perché chi ha visto il servizio vien indotto a ritenere in buona fede che adesso finalmente si è trovata la soluzione ideale per una pacifica convivenza tra gli animali da reddito e i grandi predatori. Solo fumo negli occhi. O peggio, una nuova recinzione laddove queste dovrebbero essere severamente proibite. Ve li immaginate tutti i nostri bei „monti“ recintati a questo modo? Semplicemente bella e biodiversificata una simile nuova Valposchiavo!

In sostanza il messaggio risulta poi più che tendenzioso e poco rispettoso innanzi tutto nei confronti della popolazione valposchiavina che si aspetta al contrario tutt’altre misure e informazioni serie e puntuali perché si sente constatemente minacciata da un eventuale nuovo inopportuno arrivo in Valle e ha il diritto di essere protetta innanzi tutto da parte delle autorità e dai mass media pubblici.

La nostra vera alpicoltura – quella che ha ben altre dimensioni e aspirazioni, nonché stili, usi e costumi meno dilettanteschi e ideologizzati (certe nostre aziende stendono fino a 40 km di filo intorno ai propri pascoli...) - ha bisogno di misure e sostegni seri, in quanto i grandi predatori qui da noi non hanno davvero perso niente e non possono fare altro che arrecare danni, mettere in seria crisi la vera agricoltura di montagna e incutere paure nella popolazione, quest’ultime più che fondate e confermate dalle varie recenti aggressioni avvenute anche poco lontano da casa nostra.

Comitato ATsenzaGP

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