"È incredibile come l'arrivo spontaneo di un orso possa scombussolare la vita di una comunità. Quando ci si rende conto che si tratta del più grosso predatore d'Europa e che, potenzialmente, potrebbe anche attaccare un uomo, subito si scatena il panico"

di Serena Visentin

Così nessuno si sogna più di parlare dello straordinario fascino, della forza e del valore naturalistico di un animale come l'orso", così esordisce Giancarlo Ferron nel suo libro La zampata dell'orso.

Dall'estate 2012 fino all'inverno 2013 è accaduta una situazione molto simile in Valposchiavo con l'arrivo dell'orso M13: chi aveva timore d'incontrarlo e chi non usciva più di casa, chi lo sentiva come un problema per la propria attività in montagna e chi invece lo vedeva come un'opportunità e simbolo di una natura incontaminata.

C'è però una costante che ha coinvolto gran parte della popolazione: l'argomento ha scatenato una grande emotività nella gente, molto probabilmente dovuta alla novità di coesistere con l'orso, il quale ha fatto percepire la natura come più selvaggia e ostica rispetto all'immediato passato modificando lievemente o gravemente (a seconda dei casi) l'idea di libertà di ognuno.
Gli abitanti e i contadini della Valposchiavo, che vivono e amano la loro terra, hanno opinioni contrastanti sul tema, qualcuno ha sentito minacciata la propria libertà personale e altri hanno provato un maggiore senso di appagamento nella relazione con la natura.

Livio Mengotti, cittadino della Valposchiavo, afferma: "Personalmente non mi sentivo minacciato e non mi lasciavo impedire nelle mie normali attività, però alcuni componenti del mio nucleo famigliare si sentivano intimoriti da questa presenza, a tal punto che hanno dovuto cambiare le proprie abitudini. Quindi non andavano più per funghi, non andavano a passeggio col bambino nei boschi, non uscivano più con il cane la sera, ecc. Con la visita di M13 ci si è resi conto dei problemi che insorgono quando si deve convivere con queste bestie feroci. Particolarmente alle persone che hanno paura, il coabitare insieme a una bestia feroce, causa un disagio psicologico, indipendentemente se questa sia vicina o lontana, e limita la loro libertà individuale. Inutile pretendere che una maggiore informazione e delle istruzioni su come comportarsi se si incontra un orso, possano reprimere un istinto fondamentale per la sopravvivenza dell'uomo, sviluppato durante l'evoluzione della specie umana, che è la paura innata verso gli animali pericolosi".

Orso bruno

"È incredibile come l'arrivo spontaneo di un orso possa scombussolare la vita di una comunità. Quando ci si rende conto che si tratta del più grosso predatore d'Europa e che, potenzialmente, potrebbe anche attaccare un uomo, subito si scatena il panico. 

Così nessuno si sogna più di parlare dello straordinario fascino, della forza e del valore naturalistico di un animale come l'orso", così esordisce Giancarlo Ferron nel suo libro La zampata dell'orso.

Dall'estate 2012 fino all'inverno 2013 è accaduta una situazione molto simile in Valposchiavo con l'arrivo dell'orso M13: chi aveva timore d'incontrarlo e chi non usciva più di casa, chi lo sentiva come un problema per la propria attività in montagna e chi invece lo vedeva come un'opportunità e simbolo di una natura incontaminata.

C'è però una costante che ha coinvolto gran parte della popolazione: l'argomento ha scatenato una grande emotività nella gente, molto probabilmente dovuta alla novità di coesistere con l'orso, il quale ha fatto percepire la natura come più selvaggia e ostica rispetto all'immediato passato modificando lievemente o gravemente (a seconda dei casi) l'idea di libertà di ognuno.
Gli abitanti e i contadini della Valposchiavo, che vivono e amano la loro terra, hanno opinioni contrastanti sul tema, qualcuno ha sentito minacciata la propria libertà personale e altri hanno provato un maggiore senso di appagamento nella relazione con la natura.

Livio Mengotti, cittadino della Valposchiavo, afferma: "Personalmente non mi sentivo minacciato e non mi lasciavo impedire nelle mie normali attività, però alcuni componenti del mio nucleo famigliare si sentivano intimoriti da questa presenza, a tal punto che hanno dovuto cambiare le proprie abitudini. Quindi non andavano più per funghi, non andavano a passeggio col bambino nei boschi, non uscivano più con il cane la sera, ecc. Con la visita di M13 ci si è resi conto dei problemi che insorgono quando si deve convivere con queste bestie feroci. Particolarmente alle persone che hanno paura, il coabitare insieme a una bestia feroce, causa un disagio psicologico, indipendentemente se questa sia vicina o lontana, e limita la loro libertà individuale. Inutile pretendere che una maggiore informazione e delle istruzioni su come comportarsi se si incontra un orso, possano reprimere un istinto fondamentale per la sopravvivenza dell'uomo, sviluppato durante l'evoluzione della specie umana, che è la paura innata verso gli animali pericolosi".

Orso bruno

 

Un altro abitante della Valposchiavo, Orlando Lardi, non è dello stesso parere: "Comprendo, ma non condivido il panico che si è rivelato contagioso secondo me dovuto a una mancanza d'informazione, spesso troppo lacunosa. Personalmente non ho mai avuto nessuna paura di andare nei boschi o per funghi, non ho mai rinunciato a nessuna delle mie attività. Ritengo che qualsiasi essere vivente abbia il diritto alla vita quindi anche l'orso merita rispetto. Il mio concetto di libertà si riferisce alla presenza dei grandi predatori sulle nostre meravigliose Alpi e al diritto che hanno di occupare il posto che in passato era loro".

Nadir Pedretti, proprietario di un'azienda agricola, spiega le difficoltà nella convivenza con l'orso: "Il mio lavoro come contadino è anche il mantenimento della montagna e del territorio. L'aiuto della Confederazione è importante per svolgere queste richieste di mantenimento della montagna e del paesaggio, che provengono dallo stesso stato elvetico. L'arrivo dei grandi predatori significa mettere dei pastori a sorvegliare il bestiame per tutta la stagione estiva. Per me è difficoltoso data la zona troppo piccola e il poco armento che possiedo, sarebbe poco sostenibile e impossibile svolgere tutto quanto la Confederazione esige. I grandi predatori hanno il diritto di vivere, però l'habitat qui è inadatto e incompatibile con la loro presenza. La zona è densamente popolata e ognuno d'estate abita e frequenta il proprio maggese. Quindi io come contadino vedo minacciata la libertà nello svolgere il mio lavoro quotidiano e nel poter accudire il mio bestiame".

Lupo

 

D'altro canto, il contadino Daniele Raselli vede un'opportunità d'arricchimento per l'uomo: "Oggi la tecnica di allevamento allo stato semi-brado entra in conflitto con la presenza dei grandi predatori. L'uomo moderno e civilizzato ha però il dovere nella sua libertà di pensare al suo ruolo in rapporto con la natura e questo fa parte delle direttive di Bio Suisse per l'agricoltura biologica. Se tu produci e da qualche parte distruggi, non è più nel principio d'uguaglianza che spesso è sbilanciata verso gli interessi umani: si dà peso solo ai vantaggi economici e non alla natura. Se penso a questi equilibri non mi sento defraudato della mia libertà, anzi questi animali mi danno l'opportunità di allargare i miei orizzonti. Ci saranno più difficoltà con l'allevamento del bestiame, ma questa convivenza con i grandi predatori mi porta tra l'altro a un atto liberatorio, processo che ognuno di noi deve fare. Io mi sento più libero con la loro presenza perché sono consapevole che l'ambiente in cui vivo funziona ed è integro".

La convivenza tra uomo e grandi predatori appare oggi come un grande compromesso. Può la libertà dell'uomo non scontrarsi con l'integrità ambientale e tollerare lupo, lince e orso? E qual è il confine legittimo o naturale tra la libertà dell'uomo e quella del grande predatore?

Foto dell'articolo: © Serena Visentin

Fonte: http://www.seiinvalle.it/la-liberta/113-grandi-predatori

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