«Non siamo l'arca di Noè»

Campedelli: «Non è una guerra di religione ma contro chi vorrebbe tutelare una convivenza che è incompatibile: l'alpeggio è a rischio»

Decisi più che mai a non lasciar vincere il lupo, soprattutto arrabbiati perché convinti di essere dalla parte della ragione e con poche attenzioni a livello istituzionale. Così si sono presentati amministratori, allevatori e proprietari di malghe in Provincia per illustrare i contenuti della mozione per lo spostamento dei lupi dalla Lessinia a luogo più idoneo.

La Nostra Lessinia

Adelino Brunelli, consigliere provinciale e assessore al Parco della Lessinia ha ribadito che la mozione, di cui è primo firmatario, votata a maggioranza dal Consiglio provinciale, è per tutelare il territorio a causa della presenza di predatori che stanno facendo danni ad allevamenti, a proprietari di malghe e al turismo. «Nessuno chiede di impallinare i lupi», ha precisato Brunelli, «ma di trasferirli in modo incruento in un luogo più idoneo per la loro sopravvivenza. E se tornano si dovrà provvedere ancora a trasferirli. Questo ha chiesto la Provincia, che ringrazio per il lavoro fatto», ha esordito in una sala dei Palazzi Scaligeri che accoglieva una ventina fra allevatori e proprietari di malghe.

La mozione firmata anche dai consiglieri provinciali Lucio Campedelli, Domenico Dal Cero e Claudio Melotti è già in viaggio per la Camera e il Senato e se ne sono fatti portatori gli onorevoli Matteo Bragantini ed Emanuela Munerato, entrambi della Lega nord.
«Ci siamo messi a riflettere su questo tema da mesi non per ragioni elettoralistiche», ha aggiunto Campedelli, «ma perché la Lessinia è diventata una nuova arca di Noè, in cui tutti gli animali trovano un habitat ideale. Non è una guerra di religione contro il lupo ma contro chi vorrebbe tutelare una convivenza che è incompatibile. Mettendo fianco a fianco animali carnivori e domestici è inevitabile che succedano conflitti, tali da rischiare la sopravvivenza dell'alpeggio e dell'allevamento stesso».

Per il consigliere provinciale e sindaco di Erbezzo, se i lupi li devono mantenerli gli allevatori e proprietari terrieri si fa una palese ingiustizia: crescono gli aborti fra le bestie gravide spaventate dal lupo; è sulle spalle degli allevatori lo smaltimento delle carcasse non consumate dai lupi; è svalutato il patrimonio immobiliare perché nessuno acquista con vicini così scomodi.

«Il problema non va risolto a fucilate ma neanche con le soluzioni finora proposte: recinzioni elettrificate, stabulazione notturna, cani da guardiania non sono compatibili con l'allevamento com'è fatto oggi in Lessinia, pena un danno ambientale enorme».
«Stiamo pagando errori della politica», ha aggiunto Claudio Melotti, «in primis l'istituzione del Parco calato sulla testa della gente senza condividerne le finalità. Noi montanari passiamo per testoni ma quando è stata introdotta la marmotta non siamo stati ascoltati e oggi si corre ai ripari. Però guai a parlarne male nonostante i danni che procura. Lo stesso è avvenuto con i cinghiali e succederà anche con i lupi. Amministratori locali e allevatori fanno le stesse obiezioni qui, in Emilia Romagna, Piemonte e Francia».

Poi è partito durissimo l'attacco a Mauro Giovanni Viti, dirigente regionale dei Parchi dei Veneto, che a L'Arena aveva ipotizzato che nei toni aggressivi contro i lupi influiscano le scadenze elettorali programmate fra un mese e mezzo: «Un funzionario pubblico non può permettersi di parlare così di amministratori che si esprimono per difendere il proprio territorio. È un fatto gravissimo», ha sentenziato Melotti, «e abbiamo tutti i diritti di sollevare il problema, perché se è vero che 12-15 lupi potrebbero fermarsi permanentemente in Lessinia, ogni estate per loro sarà come andare al parco giochi».

Infine l'europarlamentare Lorenzo Fontana, che ha presentato un'interrogazione al commissario europeo per l'agricoltura, si è detto fiducioso della risposta che sarà comunicata appena arriverà: «So che è un animale tutelato dalla Comunità Europea, ma ho chiesto che si valuti un eventuale spostamento e che siano incentivate le fatiche degli allevatori piuttosto che la reintroduzione dei grandi predatori».

Vittorio Zambaldo

Fonte http://www.larena.it

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