Campedelli: «Sono più a rischio di estinzione malgari e allevatori»

Anche il Consiglio comunale di Erbezzo ha approvato all'unanimità un ordine del giorno per il trasferimento dei lupi dalla Lessinia e l'uscita dal progetto Life WolfAlps, «perché la situazione è grave ed è necessaria una presa di coscienza degli organi superiori per una soluzione che escludiamo in partenza possa essere una convivenza pacifica fra animali predatori e attività umane di allevamento», ha esordito il sindaco Lucio Campedelli, «anche se non tutti pensano così ed è scontato che nei salotti di città si abbia un'altra idea rispetto a chi rischia in prima persona il proprio lavoro e il proprio patrimonio».

Lupi in Lessinia

Lupi in Lessinia

Il fatto che ci siano delle leggi nazionali ed europee a tutela dei grandi predatori è un ostacolo ma non rende impossibile una soluzione: «Ci vorrà del tempo ma le leggi sbagliate vanno cambiate, anche se devono essere rispettate finché ci sono e devo riconoscere», ha aggiunto il sindaco, «che finora la reazione degli allevatori, a parte qualche imprecazione, è stata encomiabile».
Campedelli ha sottolineato la singolarità della Lessinia, «che non è data dalla presenza dei grandi carnivori, ma del territorio con una densità di capi allevati unica al mondo e per questo fin dal 1850 si è definitivamente liberata di competitori così temibili».
Ha richiamato i temi che da più parti vengono ripresi: il rischio che con l'inverno i predatori entrino in contrada alla ricerca di cibo per la scarsità di fauna selvatica disponibile e l'abbondanza di prede domestiche in stalla; l'innata paura contro la quale poco servono le rassicurazioni degli esperti; il rischio di incrocio con cani selvatici che dà vita a soggetti ibridi ancor più pericolosi perché meno timorosi della presenza umana; il posizionamento di fototrappole anche su proprietà private per le quali ha chiesto di venire informato: «Si tutelano i lupi che si stima siano tra i mille e i 5mila in Italia, ma in realtà sono più a rischio di estinzione malgari e allevatori di montagna», ha concluso, leggendo il documento sottoscritto da tutti e nel quale oltre allo spostamento e all'uscita dal progetto si chiede alla Regione di farsi carico delle operazioni di recupero e smaltimento delle carcasse predate; che sia affidata a un ente terzo la valutazione dei danni diretti e indiretti delle predazioni e in subordine di affidare ai Comuni il risarcimento immediato per poi essere a loro volta risarciti. L'ultimo appello è stato ai parlamentari europei veronesi perché si adoperino per un cambio di strategia della politica protezionistica comunitaria in materia di predatori.
A nome della minoranza del Partito democratico, Lorenzo Dalai ha voluto sottolineare che anche in città l'atteggiamento è cambiato: «Si capisce che non è più solo un problema di montanari ma che in questo contesto i lupi creano danni irrisolvibili per un'adesione avventata a un progetto incompatibile con questo territorio».
Ha già interessato il collega di partito e deputato Diego Zardini unico veneto in commissione Ambiente e il sottosegretario Barbara Degani con delega all'Ambiente per una visita sul posto, magari anche con il ministro Gian Luca Galletti per fargli toccare con mano le difficoltà: «Se vogliamo bene alla natura dobbiamo evitare la presenza del lupo in Lessinia», ha concluso, citando che su 9 lupi uccisi in Toscana, 6 erano esemplari ibridati con cani selvatici.
La sospensione del Consiglio ha permesso gli interventi del pubblico, tutti pacati e desiderosi di meglio capire come uscire da una situazione di evidente difficoltà. È stata rimarcata l'impossibilità di applicare in alpeggio i sistemi di prevenzione indicati dal progetto Life WolfAlps; denunciata la connivenza della Comunità montana che ha aderito e del Parco che non è stato da subito critico e non hanno coinvolto la popolazione locale nelle decisioni; la svalutazione del patrimonio gravato dalla presenza dei predatori.
«Ci è stato risposto che se difendiamo bene il nostro bestiame, il lupo non avendo la possibilità di mangiare se ne andrà», ha precisato il consigliere Daniele Massella, «in realtà non se ne va, ma amplia solo il suo territorio di caccia. È il mondo scientifico che non dice la verità sui lupi, ibridi per la maggior parte, e la politica non lo capisce perché si affida a esperti che tali non sono. L'unica cosa che funziona è sparare, il resto sono palliativi che se non funzionano sarà sempre colpa dell'allevatore che non ha saputo usarli bene».
Giuliano Menegazzi ha citato infine un documento pubblicato in Francia dove 35 scienziati ed esperti intervengono a favore degli allevatori danneggiati dai predatori e chiedono una revisione della politica comunitaria in materia. «In Francia l'unica prevenzione che funziona sono un operaio pagato per l'85 per cento dallo Stato che sorveglia il gregge 24 ore; l'affitto degli alpeggi pagato per l'80 per cento dallo Stato; quattro persone armate a guardia della proprietà, con un ricavo annuale di 15mila euro per un'intera famiglia». Dal pubblico si è alzata la voce di un vecchio allevatore: «I lupi non servono a nulla: portano solo paura. Noi siamo venuti grandi senza lupi».V.Z.

Fonte: www.larena.it

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