Il 10 ottobre 2014 si è tenuta a Poschiavo una nuova “Serata informativa” riguardante i grandi predatori. L’ufficio caccia e pesca che ha organizzato la serata ha scelto un oratore di una regione italiana, il quale dichiarandosi allo stesso tempo contadino e cacciatore sembra abbia trovato il modo di convivere con gli orsi. Il relatore non ha fatto altro che parlare per 2 ore e mezza, stancando buona parte dei presenti con la sua spasmodica e irrefrenabile retorica

In fondo c’era da aspettarsi che la presentazione volgeva al solo scopo di convincere i presenti che la convivenza con i grandi predatori è possibile. Egli ha tentato in vari modi di convincere i convenuti, che la sua presentazione si muoveva su un piano unicamente oggettivo. Quest’oggettività avrebbe però dovuto mantenere la conferenza su un piano neutrale; invece il discorso si è mosso solamente su un piano di sublimazione dei grandi predatori, dimenticando totalmente, che i presenti in sala si attendevano un altro discorso, essendo coscienti che i grandi predatori sono classificati quali animali feroci.

Conferenza Molinari Poschiavo

Il conferenziere Paolo Molinari

I Valposchiavini semmai hanno capito già da tempo che l’EFFETTIVA OGGETTIVITÀ, è quella derivante dall’esperienza reale che essi hanno avuto da ormai ben tre anni con l’orso/orsi in valle e che non esistono a lungo andare possibilità di compromesso o di convivenza pacifica con questo grande predatore. Stessa deduzione la si deve fare anche per gli altri grandi predatori, come esplicitamente ammesso proprio dal capo ufficio cantonale caccia e pesca, signor Brosi, durante la discussione, accennando alla di lui definita situazione disastrosa con i lupi del Calanda. C’è soltanto l’alternativa o l’uomo o i grandi predatori!

Declinato qualsiasi responsabilità

L’ufficio caccia e pesca che ha organizzato la serata ha declinato qualsiasi responsabilità in caso di incidenti con i grandi predatori, menzionando che la palla giace presso i politici, che purtroppo al momento ignorano la faccenda. E’ molto semplice nascondersi dietro una convenzione, lavandosi le mani. Con insistenza i residenti nell’arco alpino, chiedono ad alta voce che questo trattato del 1979 sia adeguato alla nuova situazione che è mutata nel tempo. No, si ribatte che l’orso c’è e che dobbiamo tenercelo. In questo caso è stata menzionata la vicinanza di M25 e celando però ad arte dove al momento esattamente si trova.

La serata è stata un insuccesso, poiché si è considerato unicamente quanto detto dal relatore e respinto quanto il pubblico in sala, veramente si aspettava. Una serata per fare in modo che l’Ufficio caccia e pesca possa dimostrare di aver fatto il proprio dovere, informando i superiori dell’avvenuto incontro “informativo”. In merito alla vita e ai miracoli dei grandi predatori ne abbiamo sentito abbastanza e quindi la spastica presentazione ha annoiato chi era accorso per sentire come si deve tenere lontana dai nostri territori troppo popolati, una minaccia che condiziona in modo assurdo la vita dei montanari. Con arroganza è stato anche menzionato che il ricercatore di funghi attaccato dall’orso in Italia poteva o doveva starsene a casa.

La fiducia nelle Autorità va scemando, poiché queste si crogiolano beatamente sui loro seggioloni, ignorando totalmente i disagi e i pericoli che i loro cittadini dipendenti devono subire. La sublimazione dei grandi predatori è una frode e un inganno verso il popolo ed è quindi ora e tempo di affrontare e rivedere quelle leggi, che ormai trapassate, creano delle situazioni anomale d’esistenza nelle Alpi. E’ molto comodo e dimostra poca volontà politica, il trincerarsi dietro leggi e convenzioni, come fossero degli ostacoli insormontabili.

La lotta continua con l’invito alle Autorità di voler assumere l’obbligo delle proprie responsabilità verso il popolo.

Comitato ATsenzaGP

Un orso bruno ha attaccato un contadino sulle alpi austriache

Il 23 settembre 2014 un contadino di 71 anni si è incontrato nelle vicinanze della sua mandria di bovini con un orso. Allorché il contadino retrocedeva incespicava. L’orso lo colpì con una zampa sulla faccia. Il contadino si mise come senza vita per terra e l’orso se ne andò. Il contadino riportava diverse ferite in viso e ai denti.Nella regione Salisburgo (Salzburg) in Austria non era noto che ci fossero degli orsi. Secondo il WWF però nella vicina regione di Kärnten dovrebbero vivere da 5 a 8 orsi.

Grizzlies

Orso bruno in Canada, poco prima di un attacco finto, nei pressi di Whitehorse, nel territorio dello Yukon

Incidente-orso in Austria: esperto contrario all’insediamento di grandi predatori sull’Arco alpino europeo

In seguito all’attacco di un orso bruno contro un contadino di montagna nel Lungau (Austria), l’esperto e anche cacciatore austro-canadese, Fritz Mayr-Melnhof che da decenni con un suo gruppo di specialisti si cura dell’enorme territorio selvaggio nel Yukon/Canada (dove vivono più di 100 orsi bruni in libertà e una parte di questi vien severamente controllata annualmente dal Governo e autorizzata alla caccia), mette in guardia dall’insediamento di grandi predatori nelle Alpi dell’Arco alpino europeo.

Egli precisa che questi grossi e imponenti animali non dovrebbero più essere liberati sull’Arco alpino europeo che ormai è troppo antropizzato e abitato, e questo sia per la sicurezza dell’uomo che degli orsi. Gli spazi geografici nelle Alpi europee sarebbero infatti troppo limitati da non consentire una normale e naturale esistenza di grandi predatori. L’uomo e l’orso arriverebbero di continuo a scontrarsi, sempre più sovente e in modo sempre più pericoloso.

Fonte: http://salzburg.orf.at/news/stories/2670540/ 

 

Poschiavo, martedì 23 settembre 2014 - L'orso è stato avvistato alla mattina, attorno alle 7:00, da un cacciatore, che ha avvisato subito i guardacaccia.

Giunte sul posto, le autorità hanno confermato la presenza del plantigrado, riuscendo a captare un debole segnale. Un secondo avvistamento è avvenuto attorno le 10.30, sempre da parte di un cacciatore, che si è trovato davanti l'orso.

M25, che si trovava fra la Valmalenco e la Val di Togno, è dunque rientrato in Valposchiavo. 

In val di Togno si era rilevata l'uccisione dei 4 asini. La vicenda però si era tinta di mistero: da quella notte il segnale radio del collare era stato perso. La Regione Lombardia, capofila del progetto LIFE – ARCTOS, difesa dell’Orso Bruno, si era attivata al fine di mandare in Val Malenco la squadra di ricezione segnale, supportata da una squadra di primo intervento per la dissuasione dell’orso, con lo scopo di allontanare il carnivoro dalla zona utilizzando particolari tecniche.

Orso del Canada

Il presidente della Provincia di Sondrio Massimo Sertori era intervenuto perentoriamente sulla presenza in valle dell’orso “m25”, esemplare di plantigrado trentino arrivato seguendo le alte vie in Val di Togno: razziatore di asini e ospite certamente poco rassicurante dei pascoli in quota. Sertori usa, per censurare la vicenda, toni ufficiali, ma muove le leve di una vis polemica amara. «Chiedo alla Provincia autonoma di Trento – ha affermato l’amministratore sondriese – di provvedere affinché l’orso m25, la cui presenza in Val di Togno è stata abbondantemente documentata, sia allontanato dai boschi della Valtellina e possa essere rimesso in libertà in un habitat a lui più confacente».

«Questo progetto, nel merito del quale non voglio entrare – aggiunge Sertori – avrebbe dovuto contemplare la possibilità che gli eventuali territori di espansione e colonizzazione presi di mira da questi grandi predatori fossero in grado di sostenerne la presenza». «Ad oggi – precisa – il nostro sistema territoriale, senza tralasciare alcun ambito e dunque, quello ambientale, faunistico, agricolo e pastorale non è in grado di far fronte alla permanenza di un orso bruno. A maggior ragione quando si tratta di un esemplare mediamente problematico come m25».

La conclusione del presidente della Provincia di Sondrio Massimo Sertori vale in misura maggiore per la Valposchiavo, il cui mondo agricolo e pastorale è molto più esteso che in Valtellina.

 

Verona, 18.09.2014 - Il sindaco Tosi alza il tiro: "Sparate ai lupi che si avvicinano! Sta arrivando l'inverno. Non siamo sicuri per i bimbi che aspettano lo scuolabus"

Ecco dome spiega Tosi al giornale "L'arena" la sua proposta: "Sapete tutti che Verona ha anche un territorio montano con le frazioni di Trezzolano, Cancello e Moruri. Io sono preoccupato per quando arriverà l'inverno. Non ci saranno più vacche in alpeggio e poca selvaggina nei boschi. Non sono tranquillo per i bambini che al mattino a bordo strada o alla sera al rientro dalla città aspettano lo scuolabus. Per questo ho dato mandato ai miei uffici di trovare il modo di fare un'ordinanza di tutela dei miei cittadini. Io sono responsabile della loro salute e della loro incolumità e siccome nessuno mi garantisce che il lupo non apprezzi anche questo tipo di prede, autorizzo l'abbattimento degli esemplari che si avvicinano ai centri abitati."

Flavio Tosi

E intanto parte la proposta da Velo Veronese agli altri Comuni della Lessinia. Anche da Erbezzo, Bosco, Cerro, Roverè, San Mauro di Saline e Selva di Progno partiranno le richieste alla Regione: spostare i lupi dalla montagna veronese ad aree meno colonizzate dall’uomo e abbandonare il progetto europeo “Life WolfAlps”.

Nella stessa situazione si trova Vättis, Comune di Pfäfers, Canton San Gallo, Svizzera. I lupi del Calanda si aggirano intorno al villaggio già ora. Venerdì 19.09.2014, ore 19:00 gli esperti dell'Ufficio Federale e del gruppo Kora verranno a rassicurare la gente che i lupi non azzannano la gente. Quasi mai. 

Fonte: Verona sera

Per il Parco naturale Adamello Brenta il progetto Life Ursus che 15 anni fa rappresentava l'ancora di sopravvivenza ora potrebbe diventare il cappio al collo che ne decreta il fallimento

Poschiavo - 17.09.2014 - L’orso, grazie all’elevato impatto sull’immaginario collettivo, è senza dubbio a pieno titolo una specie bandiera e ombrello:utilizzare la sua immagine, o farne l’oggetto di un progetto di conservazione, implica attrarre su di sé l’attenzione di un ampio pubblico. Il Parco Naturale Adamello Brenta (PNAB), partendo da queste considerazioni, ha scelto di fare dell’orso il proprio simbolo, mettendolo al centro del proprio logo.

Rileggendo il documento ”L’impegno del Parco per l’orso: il ProgettoLife Ursus", a cura dell’Ufficio Faunistico del Parco Naturale Adamello Brenta si nota che solo una minima parte prevista dallo studio di fattibilità è stata realizzata e ora il parco si trova a gestire più di 40 orsi, ma le risorse finanziare sono esaurite. Nel bilancio 2014 figurano solo 25'000 € provenienti dall'Unione Europea per la gestione di "Life Ursus" . Una bazzecola se si pensa ai costi causati da un solo orso come JJ3 o M13 e ora M25.

Promuovere un’immagine negativa delle iniziative di conservazione in generale e ad alimentare una sfiducia nelle istituzioni ed in particolare nella professionalità e capacità operativa degli enti preposti alla gestione faunistica

I risultati dello Studio di fattibilità sottolineavano le notevoli difficoltà che il Progetto si troverà ad affrontare: “il Progetto rappresenta probabilmente, sia per le caratteristiche della specie, sia per le condizioni socio-economiche dell’area di immissione, il più ambizioso intervento di conservazione attiva della fauna mai tentato in Italia. (…) L’eventuale insuccesso dell’intervento comporta rischi non solo per la conservazione della specie, ma soprattutto per il potenziale impatto sull’opinione pubblica, in quanto tenderebbe a promuovere un’immagine negativa delle iniziative di conservazione in generale e ad alimentare una sfiducia nelle istituzioni ed in particolare nella professionalità e capacità operativa degli enti preposti alla gestione faunistica”. È quello che sta avvenendo

Coinvolgimento dell'opinione pubblica interessata

Tra le tappe obbligatorie individuate dallo Studio di fattibilità era incluso il coinvolgimento dell’opinione pubblica, che avrebbe dovuto essere informata sui presupposti organizzativi e sull’andamento del Progetto. Su questa base, il “Programma di divulgazione” delle Linee guida individua una strategia comunicativa di dettaglio, che prevede un confronto continuo con i cittadini, con particolare riferimento ai “gruppi di interesse”. Ma il confronto continuo con i cittadini interessati non c’è mai stato.

Gestire 50 orsi con 25'000€? 

Il protocollo ammette che nel caso in cui sia necessario ricatturare un orso pericoloso, sia la squadra di emergenza a tentare la ricattura e, se necessario, a trasferire l’esemplare in un apposito recinto. Ma chi gestirà gli orsi nei recinti? E con quali risorse? Ora ce ne sono già due e Daniza doveva essere la terza.Il resoconto effettuato a conclusione della liberazione di tutti gli orsi catturati in Slovenia nel Parco (fine 2003 con circa 10 orsi) evidenzia che la squadra di emergenza è intervenuta regolarmente, dovendo talvolta agire con opere dissuasive sugli animali, con una media di circa 20 uscite per anno. Ora con 40 orsi sono 80 uscite all’anno. Si vogliono finanziare con i 25'000 € dell’UE? Chi finanzia le uscite regolari dei guardiacaccia ad esempio del Cantone dei Grigioni, della Provincia di Sondrio, ecc?

La gestione dei casi critici

Masun - Il primo caso critico cui il COO deve far fronte si verifica il 23 agosto 2000 quando Masun, il primo orso reintrodotto, perde il radiocollare, grazie al sistema sperimentale di allargamento e distacco. È passato poco più di un anno dalla liberazione dell’esemplare sul territorio trentino ma già non funzionano più neanche le marche auricolari. Per la prima volta si deve rinunciare a monitorare un esemplare tramite gli strumenti radiotelemetrici e si può ricorrere soltanto alle tecniche naturalistiche, ossia agli indici di presenza. Se dal punto di vista della pianificazione progettuale la perdita del controllo diretto sugli esemplari era contemplata e data per scontata, dal punto di vista comunicativo, invece, l’episodio rappresenta il primo banco di prova per i rapporti con l’opinione pubblica. 

Daniza a Riva del Garda - Neanche un mese più tardi, il 20 settembre 2000, è Daniza la protagonista di un nuovo episodio degno di nota: l’orsa compare in tarda serata nel piazzale di una pizzeria a Riva del Garda. Immediato l’intervento dei Vigili del Fuoco, chiamati dai gestori, subito seguiti dalla squadra di emergenza del Progetto. Daniza, introdotta pochi mesi prima nel territorio del Parco, viene “spinta” dal team composto da personale del Parco e della Provincia verso i vicini boschi. Grazie a questo intervento, in poche ore l’orsa riconquista la zona boscata del Monte Brione senza che ci sia bisogno di utilizzare sedativi né tantomeno di catturare l’animale. L’episodio ha forte risonanza sulla stampa locale.

Gasper sul Doss Trento - Gasper, liberato in Val di Tovel il 7 maggio 2002, come “da copione” nei primi giorni dal rilascio si dedica all’esplorazione del nuovo territorio. È così che il 16 maggio 2002 raggiunge il Doss Trento, alle porte della città, dopo aver scavalcato il cancello di ingresso del parco cittadino. L’azione della squadra di emergenza e il coordinamento del COO anche in quest’occasione sono fondamentali per la tutela delle persone e del plantigrado

Già queste prime esperienze dovevano far suonare sirene d’allarme agli esperti:  con l'aumento dei plantigradi sarebbero aumentati anche i casi critici un indice che alla lunga il progetto non era sostenibile, se non con interventi costanti e costosi.

Fino ad oggi il Parco si è disinteressato dei casi critici causati dai suoi orsi al di fuori del suo territorio, lavandosi le mani dei problemi causati agli altri. Non è stata certo una buona politica per l'immagine della Provincia di Trento, che proprio dal Progetto si aspettava un ritorno d'immagine positiva.

Un errore di fondo catastrofico e incredibile degli esperti

Con tutti gli studi fatti dagli esperti che hanno introdotto 9 femmine e 3 maschi (ora sono diventati una cinquantina di orsi), non si è pensato che il patrimonio genetico è sempre quello iniziale. I poveri JJ3, M13 e ora M25, che si aggiravano da noi alla ricerca disperata di un’orsa, non potevano e non possono far altro che tornare nel loro territorio di provenienza ed accoppiarsi con il loro consanguinei. Gli episodi di accoppiamento tra consanguinei non porteranno che a minori tassi di natalità, riduzione della sopravvivenza o riduzione della capacità riproduttiva - tutte conseguenze possibili che potrebbero in futuro accrescere i rischi di estinzione di una popolazione già ridotta. È l’unico epilogo possibile di un progetto in via di fallimento. Ovviamente nessuno delle decine di esperti che alle spalle del progetto hanno lucrato se ne vorrà assumere la responsabilità. Tantomeno il direttore del Parco, che anche grazie al progetto Life Ursus, ha uno stipendio annuo lordo di 85'000€.

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